Politica 18 Settembre 2019

Bonaccini (Regioni) incontra il ministro Speranza: «Priorità nuovo Patto Salute e risorse per contratti e farmaci innovativi»

Avviato anche un primo confronto per il superamento del superticket. «Molto positivo» il bilancio dell’incontro secondo il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province

Incontro «molto positivo», stamane, tra il presidente della Conferenza delle Regioni e delle Province, Stefano Bonaccini, e il ministro della Salute, Roberto Speranza.

Nel corso del colloquio – si legge in una nota diffusa dal Conferenza delle Regioni – è emersa la comune volontà di rilanciare la collaborazione istituzionale fra il ministero e le Regioni, «a partire dall’obiettivo – spiega Bonaccini – di consolidare la natura universalistica del Servizio Sanitario Nazionale e il ruolo cruciale della sanità pubblica nell’assicurare a tutti i cittadini, a prescindere dal loro reddito, il pieno diritto ad accedere ai migliori servizi per la salute».

LEGGI ANCHE: «BASTA TAGLI IN SANITÀ». IL MINISTRO SPERANZA PUNTA SUL SISTEMA PUBBLICO: «SALUTE È DIRITTO UNIVERSALE»

Due temi sono apparsi cruciali e urgenti: «Bisogna arrivare – prosegue il presidente della Conferenza delle Regioni – in tempi molto rapidi alla sottoscrizione del nuovo Patto per la Salute, dando seguito al lavoro già avviato con l’ex ministro Grillo. Occorre poi avere certezza di un adeguato livello di finanziamento del Servizio Sanitario Nazionale così come previsto dall’accordo Governo-Regioni del dicembre 2018 che prevede un incremento di 4,5 miliardi per il triennio 2019-21, di cui 2 si riferiscono al 2020, assicurando anche le risorse necessarie per far fronte ai rinnovi contrattuali e ai farmaci innovativi. Va sottolineato che un primo confronto è stato avviato poi sul tema del superamento del superticket, posto che alcune Regioni hanno già attivato misure in tal senso».

Infine il presidente Bonaccini ha chiesto un incontro specifico tra il Ministro e le Regioni «per affrontare il tema dei punti nascita per poter approfondire la ricaduta sociale che la chiusura degli stessi, in base ai parametri oggi fissati, sta comportando sulle comunità locali, in particolare – conclude Bonaccini – nelle zone montane e nelle aree interne».

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