Politica 22 Giugno 2017

Avvocati e medici a confronto su Legge Gelli. Lavra (OMCeO Roma): «Inizio di un percorso che andava assolutamente intrapreso»

Il Presidente dell’Ordine più grande d’Europa commenta ai nostri microfoni la riforma della responsabilità professionale in sanità: «Chi opera in ambito sanitario può stare più tranquillo. Importanti novità su risk management e assicurazioni, ma aspettiamo i decreti attuativi»

La Legge Gelli è «l’inizio di un percorso che andava assolutamente intrapreso» e che ha il «grande merito di aver messo strutturalmente a sistema un inquadramento della problematica della responsabilità medica» attraverso un «forte contributo a placare il clima di preoccupazione in cui vive chi si muove in questo ambito». Giuseppe Lavra, Presidente dell’OMCeO di Roma, definisce così ai nostri microfoni la riforma della responsabilità professionale in sanità entrata in vigore il primo aprile scorso. Una riforma che, per dirla con il Presidente dell’Ordine più grande d’Europa (e tra i candidati a ricoprire questa poltrona anche nel prossimo triennio), «attraverso i decreti attuativi influenzerà vari settori» e che dunque va approfondita non solo dal lato medico, ma anche da quello legale. Per questo motivo i Comitati di Azione per la Giustizia (Ordine degli avvocati di Roma e Ordine dei Medici Chirurghi e Odontoiatri della Capitale) hanno organizzato una giornata di studio sul tema, indirizzato sia agli operatori sanitari che agli avvocati, ovvero le due figure che, insieme ai pazienti, sono toccate in maniera più diretta dalla riforma.

Presidente Lavra, un’importate giornata di incontro tra avvocati e medici con al centro dell’attenzione la nuova legge sulla responsabilità. Spesso medici e avvocati si trovano su posizioni opposte, ma qui c’è un tentativo di dialogo per lavorare al meglio e per garantire i diritti dei cittadini, sia in tema di salute che nel campo della giustizia.

«Quella che abbiamo organizzato con i Comitati è una grande iniziativa che sta fornendo i suoi frutti già dalle prime battute. Questa nuova legge, per ammissione dello stesso Gelli, il quale ha lavorato molto duramente per farla arrivare in porto, è l’inizio di un percorso che andava intrapreso. Parlo di inizio perché questa legge ha il grande merito di aver messo strutturalmente a sistema un inquadramento della problematica della responsabilità. Oggi va di moda dire che si tratta della responsabilità sanitaria. In realtà, è in maniera pressoché esclusiva di carattere medico, perché è il medico a portare il peso maggiore degli atti che possono determinare i cosiddetti “eventi avversi” e gli errori, che si annidano sempre in una professione così difficile e complessa. Questa legge interpreta insomma a 360 gradi la problematica, partendo dalla gestione del rischio clinico e cerca di definire al meglio il contesto nel quale può configurarsi la colpa. Devo dire che questo impegno non è stato ancora premiato sufficientemente dai risultati, ma è indubbio che lo sforzo c’è stato e quindi va dato atto soprattutto al Professor Alpa di essersi impegnato tanto, in maniera quasi eroica. La riforma dà inoltre un grande aiuto a calmare in qualche modo il clima di preoccupazione e di paura nel quale si muove oggi chi esercita la professione medica».

La legge “Gelli-Bianco” affronta vari ambiti del settore.

«La seconda parte della legge fa riferimento agli aspetti assicurativi. Attraverso novità come la costituzione del fondo di garanzia, in qualche modo apre scenari che prima, effettivamente, non esistevano. Tutto però si poggia sui decreti attuativi. Anche questi influenzeranno i vari settori, e sappiamo bene che gli stakeholder di questo sistema sono tanti: dalle compagnie assicuratrici agli esponenti delle professioni.

Nel corso dei vari interventi è stata auspicata proprio l’adozione di questi decreti attuativi che completeranno la legge. E’ stato però sollevato, anche nei richiami degli avvocati, un tema fondamentale che già in qualche modo è attivo ma che andrà sviluppato: la gestione del rischio, del risk management, che prevede un cambio di registro sia per le strutture sanitarie che per i singoli professionisti, in quanto sarà necessario fare formazione su questo tema, rimettersi a studiare per capire cos’è il rischio clinico e archiviare tutta la casistica del rischio…

«Ha perfettamente ragione. Questo è un altro dei pregi e dei meriti più importanti di questa legge, nel senso che ha messo al centro gli aspetti della gestione del rischio ma soprattutto una proceduralizzazione della rilevazione degli eventi avversi tale per cui effettivamente si realizza una banca dati che è utile a migliorare proprio la gestione del risk management. La legge ha però un limite: tutto ciò è organizzato, a partire dal garante, a costo zero. Ora, è difficile far muovere in maniera concreta tutto questo sistema senza investimenti. Ma la legge, su questo punto, è molto chiara. Allora io credo che, a livello di intenzioni, si tratti di un ottimo incipit, ma che il non aver investito nulla in termini di risorse rappresenti una limitazione importante. Se poi analizziamo anche gli aspetti relativi all’articolo 2, laddove si configurano il ruolo e la funzione del garante, ho un piccolo appunto da fare, in quanto la legge demanda alle Regioni l’attribuzione dei poteri e delle modalità attraverso cui potrà tutelare il cittadino. Probabilmente, in questo modo si è forse voluto scaricare l’onere, visto che non si è potuto investire nulla in termini di risorse economiche. Ma un conto è scaricare l’onere economico, un conto è scaricare la proceduralizzazione dei modi in cui il garante potrà agire. Ripeto, stiamo parlando di una legge ottima sotto il profilo delle intenzioni e delle impostazioni. Resta il fatto che ci sono alcune cose da colmare e migliorare».

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