Voci della Sanità 31 Marzo 2021 16:36

Vaccini in farmacia, il no di ALS: «Deriva del ‘task shifting’, così si umilia la classe medica»

L’Associazione Liberi Specializzandi contesta l’accordo che consente di somministrare i vaccini in farmacia senza la presenza di un medico: «Viene legittimato dallo Stato il Dottor Google a tutti gli effetti»

La somministrazione di un vaccino è di competenza medica. Lo ribadisce con forza ALS – Associazione Liberi Specializzandi commentando la scelta di coinvolgere le farmacie nella campagna vaccinale contro il Covid-19.

«Sono diversi i motivi – spiega in una nota ALS -. Dal rispetto delle competenze, fino alla sacrosanta sicurezza del paziente a cui si inietta un vaccino, che potrebbe anche causare delle gravi reazioni. Non risulta che i farmacisti siano preparati a gestire emergenze di questo tipo. E se succedesse qualcosa? Non è prevista neanche la supervisione medica ma il vaccino non è acqua calda».

ALS spiega che si tratta di una violazione dell’art.348 Codice Penale. «Come associazione di giovani medici, ci siamo trovati per anni a dover lottare per veder premiati i sacrifici di un percorso di studi tra i più duri in assoluto: in Italia la laurea in medicina equivale all’ingresso nel mondo del precariato, a entrare nell’ormai celebre “imbuto formativo”. La politica, sempre generosa di promesse quanto avara di fatti (Borse di Specializzazione e di Medicina Generale), ha avuto bisogno di una pandemia per scoprire i frutti della assenza di programmazione».

«Gli specializzandi, quei fortunati che riuscivano a completare il percorso post-laurea in Italia, hanno per anni portato avanti il sistema ospedaliero, “studenti” che regolarmente sforavano le ore previste dal contratto senza alcuna retribuzione né tutela seria. E negli ultimi mesi, per arrivare ad essere riconosciuti come professionisti, come lavoratori, prima che come schiavi da corsia sottopagati come gratificazione siamo passati dall’essere chiamati “untori” alle minacce di “segnalazione al Prefetto”».

«Nel mentre, il peggior ministro dell’università della storia asseriva che la soluzione alla carenza di medici (il concetto di “specialista/MMG è una cosa diversa da “laureato in medicina” è sempre troppo complesso ndr) era “aumentare i posti a medicina”, ed esultava per l’arrivo di un numero di borse quasi doppio rispetto gli anni passati. Peccato che il suddetto incremento di borse fosse accompagnato da un bando assurdo e da un numero più alto di candidati, come risultato il rapporto Medici precari/Specializzandi è rimasto invariato ed in piena emergenza ci sia stato un ritardo di oltre un mese nella presa di servizio».

«Parallelamente, la storia della campagna vaccinale italiana durante la pandemia del secolo sarà ricordata per il totale e sconcertante analfabetismo non solo della politica ma anche dei “tecnici”, del “supercommissario” che credeva di arruolare un “esercito” vaccinatore a tempo pieno, e che alla fine ha scoperto che il mondo del lavoro nel comparto sanità in Italia non è lo stesso delle super-aziende che era solito gestire. Non ha ritenuto necessario sentire gli addetti ai lavori per elaborare un piano valido, ed alla fine è rimasto con le primule in mano. Il 29/03/2021 probabilmente abbiamo superato il punto di non ritorno. In un colpo solo si mortifica un percorso di studi e si minano le basi del futuro della professione medica. Come giovani che hanno lottato tanto per vedersi riconosciuti come professionisti, subiamo l’ennesima pugnalata».

«Non sta a noi ripetere e riprendere le argomentazioni, su cui si è espressa ampiamente la FNOMCeO. Ma da oggi, per eseguire un atto medico, che non è l’iniezione sia ben chiaro, ma tutto quello che c’è attorno, prima e dopo, basterà fare un corso online di qualche ora. Tanto vale la laurea in medicina, con il numero chiuso e i suoi 50 esami. Da oggi il cittadino potrà fruire di una seduta vaccinale con una fase anamnestica e di osservazione, oltre il consenso informato, di tipo “amatoriale”. Dopo l’ormai famoso gruppo Facebook che stila linee guida, viene legittimato dallo Stato il Dottor Google a tutti gli effetti».

«E quando ci verranno a raccontare che sono stati costretti perché “non c’erano abbastanza medici”, gli faremo vedere i numeri (vedasi adesioni al “bando Arcuri”), e gli spiegheremo che bastava fare un DL in cui si abolivano tutte le incompatibilità per i medici in formazione, attivare il part-time da subito, si poteva sfruttare appieno il settore Continuità Assistenziale della Medicina Generale (portato avanti da sempre dai giovani, formandi in medicina generale e non), che le soluzioni, insomma, c’erano già. Ma il parere degli addetti ai lavori in questo paese conta poco, anzi si può dire che l’importanza è inversamente proporzionale alla giovane età ed alla competenza».

«Si è scelto di nuovo di umiliarci, di calpestare la classe medica in toto, senza distinzioni. La politica italiana, che se prima poteva essere considerata patologicamente incapace di comprendere la differenza tra “medico” e “specialista”, oggi a noi sembra ormai francamente in malafede, strategicamente indirizzata a distruggere il SSN, o almeno le cure primarie. Si è scelto di calpestare il nostro passato di sacrifici, di avvelenare il nostro presente, di compromettere in maniera forse irrimediabile il nostro futuro professionale».

«Oggi le conseguenze in termini di salute le pagano i cittadini. Ma chi ne pagherà le conseguenze professionali tra 10, 20 anni? Si potrebbe guardare al treno del Recovery come una strada per rendere il SSN Italiano un esempio per gli altri, investendo in una seria Formazione-Lavoro in continuum con l’uscita dal CdL e potenziando la Medicina Generale. Ma se questi sono i presupposti forse è meglio per i giovani iniziare(continuare) a fare le valigie».

 

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