Voci della Sanità 16 Giugno 2020

Piemonte, Senior Italia FederAnziani: «Urgente riattivare ambulatori per attività specialistica e screening»

La richiesta lanciata dal Board di Senior Italia FederAnziani di supportare il servizio sanitario con intermediazione sul territorio, per una popolazione che può avere difficoltà di comprensione dei meccanismi organizzativi o dei percorsi di diagnosi e cura. Il confronto con il Presidente della Commissione Sanità Alessandro Stecco

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Mettere subito gli ambulatori specialistici territoriali del Piemonte in condizione di riaprire e riprendere la loro normale attività di presa in carico di pazienti cronici e di attività diagnostica. Anche attraverso un aumento delle ore degli specialisti convenzionati interni del territorio. Questo l’appello lanciato dalle società scientifiche e dalle organizzazioni sindacali di medici riunite nell’Advisory Board di Senior Italia FederAnziani. Durante la tavola rotonda virtuale “Il problema delle cronicità al tempo del COVID -19 nella Regione Piemonte” nella quale medici e pazienti hanno presentato le proprie criticità ad Alessandro Stecco, presidente della Commissione Sanità della Regione Piemonte.

«Anche in Piemonte, come nelle altre regioni, in questo periodo di lockdown si è accumulato un importante ritardo nelle visite di controllo delle persone affette da patologie croniche, negli screening e nelle nuove diagnosi. Un ritardo che ora va colmato facendo subito ripartire la macchina della sanità  – ha dichiarato il presidente di Senior Italia FederAnziani, Roberto Messina – I ritardi nelle diagnosi fanno sì che le patologie siano intercettate a uno stadio più avanzato, con rischi di salute per i cittadini e ulteriori costi per il servizio sanitario nazionale. Rispetto all’anno scorso in oncologia abbiamo 90mila diagnosi non scovate. La stagione influenzale inoltre aprirà una nuova criticità perché con l’influenza inizieremo una fase in cui ogni influenza potrà essere scambiata per un Covid. Senior Italia è pronta ad aprire i centri anziani, per permettere a quanta più gente possibile di poter fare i vaccini sia per l’influenza che per l’antipneumococcico. Infine per quanto concerne la telemedicina, è importante valorizzarla, ma non dimentichiamo il basso livello di scolarizzazione degli anziani. Per questo è importante creare dei programmi di controllo dei pazienti che possano agevolare anche chi ha meno dimestichezza informatica».

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Tra le altre criticità riscontrate in Piemonte in questo periodo, anche un calo importante dell’aderenza alla terapia, con molti pazienti che hanno autosospeso i farmaci, ad esempio in ambito cardiologico, un aumento degli infarti per via del timore dei pazienti a recarsi in Pronto Soccorso anche in caso di sintomi preoccupanti; il blocco di interventi delicati come quelli per le patologie valvolari cardiache.

«Le liste d’attesa c’erano già prima e ora la situazione è peggiorata – ha dichiarato il Segretario generale di Sumai Assoprof, Antonio Magi – È il momento buono per cominciare a investire seriamente per agevolare la presenza degli specialisti. Gli specialisti che servono li abbiamo, sono già in servizio, se riuscissimo a portarli da 20 a 38 ore settimanali avremmo già raddoppiato l’offerta della regione. Ma lo specialista va messo anche in un ambito di equipe in cui le varie figure facciano rete. Solo così il paziente può essere preso in carico in modo efficiente. Creare una rete che in questo momento non c’è potrebbe aiutare molto, creando i centri unici di prenotazione, facendo sì che i medici si parlino e si confrontino.»

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«Sta per uscire a breve una delibera quadro per avviare i percorsi di telemedicina. La Regione Piemonte sta lavorando su questo tema da prima del Covid, ora questo strumento consentirà di sveltire molte pratiche. Normeremo e valorizzeremo le prestazioni di telemonitoraggio, ad esempio in ambito cardiologico. Credo molto nel ruolo degli specialisti territoriali. Incrementare le ore è una soluzione interessante ma non basta: anche lo specialista ambulatoriale, se messo in condizione anche di lavorare in ambulatori ad esempio delle case della salute dell’Asl, con le giuste dotazioni tecnologiche e in sinergia con i medici di famiglia nell’ambito di un distretto sanitario più forte e meglio organizzato, può essere una colonna della risposta della sanità territoriale al bisogno di salute della popolazione, oltremodo quella anziana o con cronicità. La proposta arrivata in questo incontro da parte di Senior Italia FederAnziani di supportare il servizio sanitario con intermediazione sul territorio per una popolazione che può avere difficoltà di comprensione dei meccanismi organizzativi o dei percorsi di diagnosi e cura, a mio avviso va nella giusta direzione per una sanità di prossimità, quando non sia addirittura domiciliare. Sulle liste d’attesa è in corso una survey per raccogliere tutte le problematiche delle Asl e le loro disponibilità per poter aprire gli ambulatori su base volontaria. C’è, infine, un’interazione tra Regioni e Stato per avere fondi che consentano di gestire le attività extra orario che andranno fatte.», ha concluso il presidente della Commissione Sanità della Regione Piemonte, Alessandro Stecco.

 

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