OMCeO, Enti e Territori 24 Ottobre 2017

Istat e aspettative di vita, CIMO-CIDA: divario sanità Nord-Sud che va colmato

I dati Istat sugli indicatori di mortalità nel 2016, pur se positivi a livello nazionale, «fotografano un’Italia a due velocità, con forti squilibri territoriali nel Mezzogiorno, diretta conseguenza di un vistoso gap nell’assistenza sanitaria e nella politica ospedaliera. Inoltre se, come conseguenza della media statistica nazionale, ci sarà una modifica verso l’alto dell’età pensionabile, chi […]

I dati Istat sugli indicatori di mortalità nel 2016, pur se positivi a livello nazionale, «fotografano un’Italia a due velocità, con forti squilibri territoriali nel Mezzogiorno, diretta conseguenza di un vistoso gap nell’assistenza sanitaria e nella politica ospedaliera. Inoltre se, come conseguenza della media statistica nazionale, ci sarà una modifica verso l’alto dell’età pensionabile, chi è svantaggiato territorialmente per le carenze sanitarie, finirà paradossalmente anche per subire un danno economico vedendo allontanarsi l’età della pensione». Ѐquanto denuncia Guido Quici, Presidente del sindacato dei medici Cimo-Cida, commentando i dati Istat sulle aspettative di vita.

Il calo dei decessi è un dato positivo. «Ma l’Istat – spiega Quici – correttamente afferma che l’Italia continua a essere un Paese caratterizzato da importanti differenze riguardo la speranza di vita alla nascita: i valori massimi continuano ad aversi nel Nord-est del Paese, dove gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6. Quelli minimi, invece – cito sempre l’istituto di statistica –  si ritrovano nel Mezzogiorno con 79,9 anni gli uomini e 84,3 le donne. Sono 2,7 gli anni che separano le residenti in Trentino-Alto Adige, le più longeve nel 2016 con 86,1 anni di vita media, dalle residenti in Campania che con 83,4 anni risultano in fondo alla graduatoria. Tra gli uomini il campo di variazione è più contenuto, e pari a 2,3 anni, la differenza che intercorre, come tra le donne, tra la vita media dei residenti in Trentino-Alto Adige (81,2) e i residenti in Campania (78,9)» prosegue.

Inoltre, nei giorni scorsi sono usciti i dati relativi al monitoraggio regionale dei LEA (Livelli Essenziali di Assistenza) che hanno evidenziato, con il ‘bollino rosso’ «un pericoloso abbassamento dei precedenti livelli posizionando regioni come Campania, Calabria, Puglia, Molise, Sicilia al di sotto dei valori soglia. Insomma, gran parte di queste regioni, se non tutte, presentano un’aspettativa di vita inferiore alla media nazionale. Il paradosso è che in queste aree territoriali si vive di meno ma, in analogia alle restanti regioni, si allunga la vita media lavorativa e quella contributiva con minor benefici nel godimento degli effetti pensionistici. E collegato a questo, c’è il problema parallelo ai fini previdenziali, della tipologia di lavoro. Occorre rivedere la norma sui lavori usuranti (ad esempio i medici turnisti non rientrano in tale fattispecie) per definire l’età massima lavorativa per alcune categorie».

I numeri parlano chiaro: c’è un divario nella sanità del Paese che va colmato. A giudizio di Cimo, «esiste un ‘collo di bottiglia’ fra la politica sanitaria sul territorio e la gestione degli ospedali. Se si tagliano orizzontalmente le risorse a questi ultimi, senza aver programmato adeguatamente una ‘rete’ sanitaria attiva sul territorio, chi ci va di mezzo è il paziente che subisce i guasti provocati da una gestione miope e superficiale della sanità a livello regionale – prosegue il Presidente di Cimo – . I dati che ha pubblicato l’Istat mostrano un Paese spaccato in due, con pericolose sacche di insufficienza sanitaria in aree importanti come la Campania e la Sicilia» aggiunge.

Un’attenta lettura dei dati Istat è fondamentale, secondo Quici, «prima di trarre conclusioni affrettate e procedere con l’innalzamento dell’età pensionabile. Si rischia di aggiungere ai cittadini che subiscono il danno di piani sanitari inadeguati, anche la beffa di un peggioramento della propria posizione previdenziale. Certo non stiamo sostenendo di calcolare le pensioni a seconda della Regione, sarebbe un’assurdità – specifica- ma vogliamo cogliere l’occasione per proporre un approfondimento del livello di welfare State che attualmente viene erogato ai cittadini, con quali prospettive e con quale analisi costi-benefici soprattutto in campo sanitario. Solo così – conclude Quiciil parametro della speranza di vita da puro dato statistico può diventare stimolo di una politica attiva della salute».

Articoli correlati
Contratto, Quici (CIMO-Fesmed): «Firmiamo e poi disdiciamo». E sulle risorse alla sanità: «2 miliardi insufficienti, serve shock»
Il presidente della Federazione CIMO-Fesmed fa il bilancio dell’anno che sta per concludersi: «Un anno faticoso e importante, che ha posto le basi di un’aggregazione sindacale che rappresenterà 19mila medici»
Campania, Graziano (Comm. Sanità): «Ecco come siamo usciti dal commissariamento. Aggressioni, lavorare su videosorveglianza»
Intervista al presidente della Commissione Sanità del Consiglio Regionale, Stefano Graziano: «Da oggi più assistenza ai nostri cittadini. Avanti anche con la lotta alle aggressioni negli ospedali e ad una riprogrammazione degli accessi alle facoltà di Medicina»
Sanità del Lazio, Zingaretti annuncia l’uscita dal commissariamento: «A breve decreto del Cdm»
L'annuncio al termine del tavolo tecnico al ministero dell'Economia. Zingaretti: «Confermato un utile per il 2018 dei conti della sanità di oltre 6 milioni»
Rapporto OSSFOR, Berni (Rete Toscana): «Assistenza farmaceutica e ricoveri ospedalieri maggior spesa per malati rari»
«Il Dpcm sui nuovi Lea non ci ha colto impreparati: la maggior parte dei nuovi codici di esenzione erano già entrati nei nostri Lea aggiuntivi regionali. Un vantaggio per i pazienti e la programmazione sanitaria» così la Responsabile della Rete Malattie Rare Toscana Cecilia Berni a Sanità Informazione
Autonomie, Speranza: «Rischio e opportunità. Allo studio misure per stabilizzare personale precario»
«Credo l’autonomia rappresenti un’opportunità e al tempo stesso un rischio, la capacità della politica è quella di trovare il giusto punto di equilibrio mentre il derby tra autonomisti e neocentralisti non serve al Paese». Così il Ministro della Salute, Roberto Speranza, durante l’audizione alla Commissione per le Questioni Regionali in merito all’indagine conoscitiva sul processo di […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Ecm

ECM, un mese alla fine del triennio. Bovenga (Cogeaps): «Attenzione a contenziosi, concorsi e lettere di richiamo»

A Roma il Presidente del Consorzio gestione Anagrafica delle Professioni Sanitarie ha illustrato le ultime novità in tema di aggiornamento professionale obbligatorio: «Il sistema è in crescita. Da ...
Diritto

Responsabilità professionale, Federico Gelli: «Sulla gestione del rischio tre regioni in ritardo. Polizza primo rischio, ecco quando farla…»

Il “padre” della Legge 24 del 2017, oggi presidente della Fondazione Italia in Salute, ha fatto il punto nel corso di un convegno all’Ospedale San Giovanni Battista di Roma: «Legge va applicata...
Lavoro

Sanità, il presidente ARAN: «Nel 2020 si chiude nuovo contratto»

Antonio Naddeo, presidente dell'Agenzia per la rappresentanza negoziale delle pubbliche amministrazioni a sanità informazione: «In legge bilancio stesse risorse per rinnovo contratti 2019-2021 della...