OMCeO, Enti e Territori 1 dicembre 2017

Arriva in Italia la prima pillola per l’artrite reumatoide

Presto anche i pazienti italiani che soffrono di artrite reumatoide avranno a disposizione una pillola capace, a differenza degli attuali trattamenti, di essere efficace sul dolore già dalla prima settimana. Il farmaco, Baricitinib, presentato pochi giorni fa presso il Palazzetto di Roma, è già stato approvato dal CdA dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e a […]

Presto anche i pazienti italiani che soffrono di artrite reumatoide avranno a disposizione una pillola capace, a differenza degli attuali trattamenti, di essere efficace sul dolore già dalla prima settimana. Il farmaco, Baricitinib, presentato pochi giorni fa presso il Palazzetto di Roma, è già stato approvato dal CdA dell’AIFA (Agenzia Italiana del Farmaco) e a breve potranno beneficiarne gli oltre 400mila pazienti italiani affetti da questa malattia autoimmune, caratterizzata dall’infiammazione e dal progressivo danno articolare.

Le stime dicono che solo il 30-50% dei malati raggiunge attualmente il controllo dei numerosi sintomi e un numero importante di essi invece non raggiunge risultati soddisfacenti ed è destinato a veder peggiorare progressivamente le proprie condizioni sino alla progressiva disabilità con conseguenze sulla vita quotidiana, tra cui l’impossibilità a compiere azioni semplici come vestirsi oppure lavorare.

Il nuovo farmaco, bloccando i meccanismi che innescano l’infiammazione alle articolazioni, diminuisce il danno e i sintomi della malattia: inibisce la progressione del danno articolare, dolore e rigidità articolare. Inoltre, la sua forma in compresse orali la rende più facile da assumere rispetto alle iniezioni.

«Poter disporre di un farmaco efficace sin dalle prime settimane di trattamento rappresenta un grande vantaggio in quanto permette di controllare rapidamente le manifestazioni cliniche dell’artrite reumatoide», spiega il Professor Fabrizio Conti, docente di Reumatologia all’Università La Sapienza di Roma.

«Si tratta di un importante progresso per i pazienti» ha affermato il Professor Roberto Caporali, Professore Associato di Reumatologia presso l’Università di Pavia e Responsabile dell’Early Arthritis Clinic della Fondazione Policlinico San Matteo di Pavia, «perché tra il 40 e il 50% dei pazienti non ottiene miglioramenti dal trattamento di prima linea che solitamente si basa sull’uso del metotrexate. Baricitinib può essere un’opzione terapeutica in questa tipologia di pazienti».

Ecco come ha commentato Silvia Tonolo, Presidente di ANMAR (Ass. Naz. Malati Reumatici) il nuovo farmaco: «La vita di un malato reumatico tra visite di controllo, gestione della terapia o delle terapie non è certo facile; l’arrivo di farmaci che si possono somministrare per via orale agevolerà la sua vita con un risparmio in ore di lavoro, spostamenti e richieste di supporto a familiari e/o caregiver. Consideriamo poi che i malati reumatici soffrono di ansia, depressione e dolore, problemi che una terapia rapidamente efficace e maneggevole può alleviare. Una terapia orale è più accettabile perché l’ago fa sempre paura, e proprio per questo motivo spesso il malato non è aderente ai trattamenti iniettivi. Disporre di una compressa ci facilita la gestione della malattia anche negli spostamenti, nei viaggi, sul lavoro, con un vantaggio in termini di qualità della vita. Per non considerare poi anche l’aspetto della diminuzione del dolore, elemento cruciale per ciascun paziente».

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Sanità internazionale

La lettera di un medico stressato: «Il mio lavoro sta prosciugando la mia umanità»

«L’ultimo tuo contatto umano, poco prima che le tue condizioni peggiorassero velocemente e morissi, è stato con un medico stressato e distaccato, che ha interrotto il tuo ricordo felice. Ti chiedo...
Lavoro

Ex specializzandi: nel 2018 dallo Stato rimborsi per oltre 48 milioni e nuovi ricorsi sono pronti per il 2019

La "road map dei risarcimenti" regione per regione: Lazio in testa con 9 milioni, sul podio Lombardia e Sicilia. Più di 31 milioni al centro-sud con la Sardegna in forte crescita. Pronta la nuova azi...
Mondo

Da Messina alla Nuova Zelanda, la storia del fondatore di Doctors in Fuga: «Così aiuto giovani medici ad andare all’estero»

Stipendi più alti, maggiore attenzione al merito, assenza di contenziosi legali grazie ad una migliore comunicazione tra medici e pazienti. Davide Conti è in Nuova Zelanda da nove anni e non ha alcu...