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Napoli: i cittadini si mobilitano per salvare la terapia del dolore

Sono oltre 5000 le firme sinora raccolte sul sito charge.org per impedire che l’attuazione del piano di riordino dell’ospedale Cardarelli di Napoli porti alla chiusura della prima unità operativa di terapia del dolore e cure palliative sorta nel centro-sud Italia. Il documento prevede l’abolizione dei posti letto per i pazienti affetti da patologia algica tumorale […]

Sono oltre 5000 le firme sinora raccolte sul sito charge.org per impedire che l’attuazione del piano di riordino dell’ospedale Cardarelli di Napoli porti alla chiusura della prima unità operativa di terapia del dolore e cure palliative sorta nel centro-sud Italia.

Il documento prevede l’abolizione dei posti letto per i pazienti affetti da patologia algica tumorale e la sostituzione con un ambulatorio, provvisto dunque unicamente di funzione di hospice.

In seguito all’attuazione del piano, gli ammalati di cancro «saranno inviati, come accadeva molti anni fa, in rianimazione, in terapia intensiva, in medicina di urgenza, determinando ricoveri impropri e una morte priva di umanità» – scrive il medico primario Vincenzo Montrone, promotore della petizione.   «Ovviamente tali ricoveri sottrarranno posti letto e impediranno di poter salvare altre vite senza dover affrontare vergognosi trasferimenti in elicottero per mancanza di posti letto in rianimazione».

Il medico sottolinea inoltre i risvolti economici virtuosi:  «Si è ottenuto un risparmio di circa 4,8 milioni euro all’anno. Tra il 2005 e il 2009, prima dell’apertura, il costo per i malati oncologici terminali era infatti passato da 3,9 a 6,5 milioni. Nel 2011, è sceso a 1,8 milioni; nel 2012 a 1,7». E non si contano i benefici indiretti, dovuti alle «dimissioni protette, seguendo i pazienti a domicilio».

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