Lavoro 8 Gennaio 2020

Veneto, Aodi (Amsi): «Dottoresse rifiutate da pazienti e direttori sanitari perché indossano il velo islamico»

La denuncia di Foad Aodi, presidente AMSI e UMEM: «Ginecologhe e pediatre somale, sudanesi, palestinesi e irachene discriminate a Vicenza, Verona e Padova»

Immagine articolo

Si sono scontrate contro un muro di gomma, scetticismo e diffidenza. E hanno dovuto arrendersi alla dura realtà: pazienti e familiari le rifiutano non perché non sappiano svolgere il proprio lavoro ma perché, oltre al camice bianco, portano il velo e lunghi e casti abiti.  

Sono le testimonianze di alcune ginecologhe e pediatre somale, sudanesi, palestinesi e irachene di religione musulmana raccolte dall’Associazione medici di origine straniera (Amsi). Le dottoresse hanno lavorato per brevi periodi in Veneto, in centri medici privati, coprendo i capelli e parte del viso con un foulard o un velo. E di fronte alle lamentele di pazienti e familiari sono state allontanate dai direttori sanitari delle strutture con altre motivazioni. «Raccontano di aver ricevuto segnalazioni da parte di colleghi sul fatto che i pazienti si lamentassero del velo e del vestito lungo – precisa il professor Foad Aodi, presidente dell’Amsi e dell’Unione medica euro mediterranea (Umem) a Sanità Informazione – nonostante nella stessa struttura lavorassero alcune suore in abito religioso. Indossavano il camice sopra al vestito, ma i pazienti avevano ugualmente paura di essere visitati da dottoresse che avevano il viso scoperto e solo un fazzoletto a coprire il capo».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE

Niente a che vedere con il burqa, l’abito che nasconde quasi completamente il viso ad accezione di un piccolo pezzo di stoffa che permette alla donna di vedere, o il niqab che copre il viso meno del burqa, lasciando una piccola area libera attorno agli occhi. Le dottoresse portavano una sorta di hijab, un velo che copre la testa e il collo, lasciando il viso completamente scoperto. Eppure, suscitavano timore e perplessità. «Secondo i colleghi – prosegue Foad Aodi – i malati, ai successivi controlli, chiedevano esplicitamente di essere controllati da medici italiani». Nessuna lamentela diretta ma le proteste e le rimostranze sono arrivate in segreteria e in direzione sanitaria e «nell’arco di due e tre mesi i direttori sanitari delle strutture private sono corsi ai ripari, non le hanno riconfermate accampando la scusa della mancanza di richieste. Si sono sentite mortificate dal punto di vista professionale – aggiunge il consigliere nazionale dell’Ordine dei Medici di Roma e membro Registro esperti FNOMCeO Aodi – perché non sono state giudicate in merito al lavoro che svolgono ma per un pregiudizio culturale, un muro mentale fatto di ignoranza e pregiudizi».

Un «atto di discriminazione» che si inserisce in un fenomeno più ampio e complesso di «intolleranza verso gli stranieri, alimentato dai social e da una comunicazione, anche politica, aggressiva e offensiva – conclude Foad Aodi – . Noi dell’Amsi rispettiamo tutte le forze politiche ma chiediamo a chi fa politica di essere responsabile e rappresentare un esempio positivo per tutti. Altrimenti, come già accade, sarà la società civile a pagarne le conseguenze».

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Emofilia: che cos’è, i sintomi, le terapie e tutti i numeri. Intervista all’esperta
La responsabile del Centro Emofilia di Cesena: «Non abbiamo ancora una cura definitiva. Le novità più interessanti arrivano dalle terapie che determinano un equilibrio coagulativo e possono essere somministrate a livello sottocutaneo»
Covid e assicurazioni, è infortunio? Per l’INAIL sì, per le compagnie no. Ma in caso di risarcimento negato si può fare ricorso
Larussa (Sapienza): «Le compagnie assicurative vogliono far passare l’infezione da Covid non come infortunio ma come malattia e, in quanto tale, non indennizzarla». L’avvocato Cecconi: «Una disparità inaccettabile tra dipendenti e libero professionisti»
Cisl medici Lazio, Cifaldi: «Bene il coinvolgimento dei sindacati nel Piano sanitario della Regione Lazio»
«Apprendiamo con soddisfazione la pubblicazione del DCA n. 81 del Commissario ad Acta avente ad oggetto il Piano di riorganizzazione, riqualificazione e sviluppo del Servizio Sanitario Regionale 2019-2021». Lo rende noto Luciano Cifaldi segretario generale della Cisl Medici Lazio in un comunicato. Piano Sanitario Regione Lazio «Nel riservarci un doveroso approfondimento tecnico è innegabile che […]
Lazio, Senior Italia FederAnziani: «Ecco le soluzioni per ridurre le liste d’attesa»
Telemonitoraggio, aumento ore specialisti, informatizzazione. Le proposte lanciate da Senior Italia FederAnziani che ha messo a confronto società scientifiche e organizzazioni sindacali di medici con la Regione Lazio
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 13 luglio, sono 12.910.357 i casi di coronavirus in tutto il mondo e 569.128 i decessi. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I CASI IN ITALIA Bollettino del 12 luglio: nell’ambito de...
Diritto

Pensioni, la Cassazione: «Necessaria richiesta per lavorare fino a 67 anni». Altrimenti due anni di attesa per il primo assegno

Il rischio per il lavoratore è di essere sollevato dall’incarico al compimento dei 65 anni, senza ricevere la pensione. Possibile eccessiva riduzione degli organici in sanità
Lavoro

Riforma sistema 118, le posizioni (opposte) di medici dell’Emergenza e SIS 118

Presentato al Senato il Ddl di riforma del 118: prevede organici propri e un sistema dipartimentale. Ma è scontro tra Balzanelli (SIS 118) e Manca (Simeu)