Lavoro 19 Agosto 2021 15:00

La “calda” estate di medici e professionisti sanitari. Petralia (Fiaso): «Ora lo sprint della campagna vaccinale»

Il vicepresidente della Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere: «Il 90% dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non ha effettuato nemmeno la prima dose di vaccino. Non sono più ultraottantenni, ma adulti tra i 50 e i 70 anni»

di Isabella Faggiano
La “calda” estate di medici e professionisti sanitari. Petralia (Fiaso): «Ora lo sprint della campagna vaccinale»

Open night, camper itineranti, coupon omaggio per degustare pizze e gelati, fino a biglietti gratuiti e sconti per assistere alla partita della propria squadra del cuore. «Dal nord al sud della Penisola, sono state centinaia le iniziative organizzate dalle Regioni e dalla Aziende Sanitarie Locali per promuovere la campagna vaccinale anti-Covid», racconta Paolo Petralia, vicepresidente Fiaso (Federazione italiana aziende sanitarie e ospedaliere) e direttore generale Asl 4 Liguria.

Parola d’ordine: vicinanza

Gli operatori sanitari non si sono fermati nemmeno durante il mese di agosto, nonostante nelle prime due settimane del mese i vaccini somministrati siano stati di meno rispetto a luglio: se dal 19 al 25 luglio sono state inoculate oltre 3.750.000 dosi, dal 9 al 15 agosto le somministrazioni sono scese sotto quota 2 milioni, dato che non si raggiungeva dalla settimana 5-11 aprile.

«Due gli obiettivi ai quali abbiamo puntato durante la prima metà del mese: continuare a tenere sotto controllo il numero dei contagi, considerando l’evidente diffusione della variante Delta e la sua maggiore contagiosità, e incrementare la campagna vaccinale», aggiunge Petralia.

Vicinanza è stata la parola d’ordine che ha guidato tutte le iniziative promosse in giro per la Penisola. «Abbiamo raggiunto i piccoli centri, così come le grandi città, per illustrare in modo accurato i benefici del vaccino a coloro che avevano deciso di non effettuarlo. In molti casi – continua – è proprio la disinformazione, o un’informazione non corretta, a scatenare i principali dubbi».

Più vaccini, meno ospedalizzazioni

«Ad oggi – dice il vicepresidente Fiaso – la fascia di età che risulta maggiormente “scoperta” è quella tra i 50 e i 70 anni». Un dato che si ripercuote drammaticamente anche nei reparti Covid italiani affollati soprattutto dai non vaccinati. «Il 90 per cento dei pazienti ricoverati in terapia intensiva non ha effettuato nemmeno la prima dose di vaccino e la loro età media si è drasticamente abbassata – commenta Petralia -. Se prima erano per la maggior parte ultraottantenni, ora è aumentata la presenza di adulti tra i 50 e i 70 anni».

«Riaprire le scuole in sicurezza è una priorità»

Per scongiurare che questa tendenza possa peggiorare, Regioni e Asl hanno programmato uno sprint per incrementare ulteriormente la campagna vaccinale alla fine di agosto e durante i primi giorni di settembre. «Tra gli obiettivi primari assicurare un’apertura delle scuole, di ogni ordine e grado, in piena sicurezza: insegnanti e minori sono due categorie sulle quali è necessario puntare in queste ultime settimane estive. Potendo somministrare le due dosi di vaccino a distanza di 21 giorni l’una dall’altra – spiega lo specialista – sarà possibile, per chi provvederà alla prima dose nei prossimi giorni, completare il ciclo prima dell’inizio dell’anno scolastico. Per attirare i giovanissimi sono state promosse iniziative social, permettono a chi si vaccina di diventare testimonial della campagna vaccinale, pubblicando storie su Instagram e post su Facebook, così da stimolare l’emulazione dei pari».

La campagna continua

Fantasia e proattività, oltre alle competenze, sono stati e continueranno ad essere gli ingredienti fondamentali messi in campo in tutte le regioni d’Italia. In programma iniziative rivolte anche alle popolazioni più svantaggiate. «In Basilicata, ad esempio, a breve partirà una campagna vaccinale nei centri di accoglienza dei migranti fragili, in collaborazione con le realtà del terzo settore del territorio» dice Petralia.

«Un grande sforzo – continua – nato con l’obiettivo di offrire un servizio equo in tutte le regioni, nonostante le difficoltà di alcune, restate un po’ indietro per l’elevata popolosità o per le problematiche legate alla gestione dei dati, dei sistemi informatici e informativi. Una grandissima sfida per aziende sanitarie e regioni che ci sta avvicinando ad un importante traguardo: la vaccinazione di massa. Non possiamo certo parlare di immunità di gregge, che resta un risultato molto ambizioso, ma è possibile puntare ad un numero di vaccinati sufficientemente elevato. Cittadini che incontreranno certamente il virus ma che – conclude – molto difficilmente si ammaleranno».

 

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