Lavoro 11 Ottobre 2019

Farmaceutica, come l’innovazione può cambiarne il passo. Liberatore (IQVIA): «Processo da velocizzare»

«In Italia l’accesso all’innovazione non è rapidissimo. Il Sistema Paese deve aiutare le aziende a renderla disponibile ai pazienti nel più breve tempo possibile e ai costi più ragionevoli». Così il general manager di IQVIA

di Federica Bosco

Migliorare l’assistenza del paziente, salvare vite e ridurre i costi della sanità: questi gli obiettivi che si pone il mondo della medicina e della scienza grazie a nuove tecnologie, intelligenza artificiale e big data. Un potenziale in parte esplorato e in parte da esplorare che IQVIA, azienda leder nel settore dei dati, ha analizzato nell’annuale appuntamento che si è tenuto in Regione Lombardia con aziende farmaceutiche, ospedaliere e istituzioni.

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«Oggi facciamo il punto con i massimi esperti – ha commentato il general manager di IQVIA Italia Sergio Liberatore – per comprendere dove siamo arrivati nella capacità e nella possibilità di gestire le informazioni scientifiche e dei comportamenti umani, allo scopo di costruire i migliori percorsi terapeutici e diagnostici che permettano al paziente di ottenere la possibilità di accedere alle cure e di essere curato al meglio».

«Noi di IQVIA – ha proseguito Liberatore – seguiamo il percorso del trattamento dall’inizio, da quando le molecole vengono scoperte, dovunque questo avvenga. Ne seguiamo lo sviluppo e le portiamo alla registrazione e all’approvazione degli organismi nazionali e multinazionali, come l’Agenzia europea dei farmaci. Dopodiché aiutiamo le aziende in tutto il percorso di commercializzazione e gestione dei loro prodotti».

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Ma quali sono le principali criticità del settore, in Italia? «In Italia – ha risposto – l’accesso all’innovazione non è rapidissimo. È un percorso ad ostacoli. Oggi ad esempio tutto il processo molecolare è molto lento rispetto ad altri Paesi, e a volte anche farraginoso. Noi dipendiamo da questo. Il Sistema Paese deve aiutare le aziende nella velocità e capacità di portare l’innovazione a disposizione dei pazienti, nel più breve tempo possibile e ai costi più ragionevoli. Per anni abbiamo aiutato lo Stato a controllare la spesa dei farmaci attraverso un rigoroso controllo dei costi. Siamo anche in grado, attraverso la capacità di analisi e di intervento, di lavorare sui costi delle terapie avanzate. Ogni volta che c’è stata una revisione dei prezzi o della rimborsabilità o della stessa permanenza nel prontuario di alcuni prodotti siamo sempre stati parte del sistema. Abbiamo sempre collaborato con AIFA, che però negli ultimi anni ha scelto una via autonoma ed indipendente e oggi denota una mancanza di strumenti per fare una revisione basata su dati e informazioni veri».

Dello stesso avviso Carlo Salvioni, vicepresidente di IQVIA, che si occupa di strategie operative e che ha inquadrato la posizione della sanità italiana rispetto all’impiego delle nuove tecnologie e dei big data: «Oggi siamo indietro – ha dichiarato – rispetto al settore finanziario e al commercio. I vantaggi per la sanità sono a tutti i livelli, nella diagnosi e nell’accesso all’informazione. Oggi possiamo fare passi avanti importanti perché le tecnologie sono disponibili, ma occorre fare una serie di scelte che devono coinvolgere ospedali e aziende farmaceutiche, e devono essere fatte insieme. C’è dell’oro nei dati – ha sottolineato -, non solo a livello economico. Ma oggi pochissimi hanno un processo concreto di estrazione di questo oro e quindi c’è molto da recuperare. La buona notizia è che ci sono gli strumenti e le personalità per farlo e in più la volontà di creare l’ecosistema e sfruttarlo. Per farlo ci vorrà ancora qualche anno, però alcuni ospedali in Italia stanno facendo iniziative pregevoli di sistemizzazione di banche dati e raccolta di dati».

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