Salute 25 Febbraio 2019

Farmaci e ricerche, nuove frontiere Blockchain. Liberatore (IQVIA): «Ora survey sanitarie ad un livello superiore»

Il General Manager dell’azienda specializzata nell’utilizzo di dati, tecnologie e competenze scientifiche in ambito healthcare ha annunciato una collaborazione con Consulcesi Tech sul tema delle indagini sanitarie: «Farmaci falsi costano 17 miliardi, ‘catena a blocchi’ renderà prodotti sicuri»

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«La Blockchain è sicuramente una tecnologia che può aiutare in tutti gli stadi l’attività l’azienda farmaceutica. Ma anche sui trial clinici che devono dare delle risposte sulla mortalità o sull’efficacia di un farmaco antitumorale. Siamo all’inizio ma il futuro va in quella direzione». Sergio Liberatore, General Manager di IQVIA, azienda specializzata nell’utilizzo di dati, tecnologie e competenze scientifiche in ambito healthcare, racconta a Sanità Informazione l’enorme implicazione che la tecnologia della Blockchain può portare in ambito sanitario e soprattutto nel mondo dei farmaci e della ricerca clinica.

A partire dalla indagine sanitarie, le survey, settore su cui la “catena dei blocchi” può rappresentare uno strumento fondamentale per certificare i campioni del sondaggio. Un campo su cui IQVIA ha già annunciato la nascita di una partnership ad hoc con un’altra azienda del settore, Consulcesi Tech. Ma anche, e soprattutto, la Blockchain può rappresentare la chiave di volta per abbattere, forse definitivamente, la contraffazione dei farmaci, una piaga che non solo danneggia le aziende farmaceutiche, ma mette a repentaglio la salute di tutti: «È un problema economico e anche sociale, di politica del lavoro. sottolinea Liberatore – ma è soprattutto un problema sanitario perché dentro un farmaco non certificato possono esserci mille cose, può non esserci il principio attivo, può esserci un dosaggio sbagliato, può esserci un eccipiente che non c’entra niente e quindi credo che dal punto di vista della politica di sicurezza sanitaria sia fondamentale agire a livello italiano e europeo sull’anticontraffazione». Di tutto questo si è parlato al Senato al convegno “Blockchain in sanità: opportunità e prospettive”, promosso dal presidente della Commissione Sanità del Senato Pierpaolo Sileri.

Come la Blockchain può rivoluzionare il mondo della farmaceutica?

«Le aziende farmaceutiche sono in grande trasformazione proprio perché prendono in carico fenomeni contemporanei, inarrestabili che sono la grande quantità di dati disponibili, dati che quindi che vanno gestiti in maniera efficace, in maniera sicura grazie alla grande disponibilità di tecnologie La Blockchain è sicuramente una di queste tecnologie che può aiutare in tutti gli stadi dell’attività dell’azienda farmaceutica, dalla ricerca clinica fino alla gestione della supply chain, il percorso dei prodotti fino al consumatore, il mondo dei dispositivi che vengono inseriti nel corpo umano senza sapere esattamente da dove vengono e dove vanno, e poi le cartelle cliniche, le indagini di mercato. Ci sono mille applicazioni che sono utili per il mondo farmaceutico per qualificarsi ancora di più, per stare all’altezza dei cambiamenti del momento, e anche per il Sistema sanitario per garantire efficacia e sicurezza dei prodotti che vengono dispensati sul territorio. Noi come provider globale di dati, di innovazione tecnologica, di ricerca clinica e di consulenza strategica abbiamo incominciato a lavorare su queste ipotesi. In Italia abbiamo avviato una partnership con il gruppo Consulcesi Tech. La primissima applicazione che ho citato è quella della certificazione dei dati che sono la base delle ricerche di mercato. Noi siamo leader in Italia di ricerche di mercato in campo sanitario. Oggi si basa tutto sulla fiducia che noi facciamo le cose corrette, che denunciamo di intervistare mille medici o mille pazienti. Ma in realtà nessuno può controllare. Con questa tecnologia tutto diventa trasparente, inviolabile e sicuro. Al livello di sistema aumenta anche il livello di attendibilità delle aziende che sono i player in questo settore e quindi anche per noi è un modo per avere conferma di quello che facciamo e alzare l’asticella della competizione. Poi se riusciamo a finalizzare un progetto con diverse componenti sarebbe interessante pensare, c’è tempo in Italia fino al 2025, al discorso dell’anticontraffazione dei farmaci per adeguarsi alle regole europee. Però mentre gli altri partner europei sono partiti già quest’anno, avendo sviluppato la tecnologia negli anni ma una tecnologia che ormai è vecchia, il mio sogno è quello di applicare in Italia e nei pochi paesi che hanno tempo ancora di adeguarsi, una tecnologia Blockchain ed esportarla poi in tutta Europa, un progetto ambizioso e importantissimo per l’Italia».

Lei ha portato i dati su quanto costa la contraffazione e ha spiegato concretamente come funziona la Blockchain per riconoscere il farmaco non contraffatto…

«Sì, ho fatto l’esempio molto banale di due confezioni di un farmaco da banco che tutti usiamo, il paracetamolo, due confezioni apparentemente identiche, sfidando la platea su quale delle due avrebbe preso. E poi ho fatto vedere, nella slide successiva, uno con il package rimasto come all’inizio e l’altro con un bollino molto evidente. La risposta era molto scontata, quello con il bollino. Il discorso dei danni economici sono dati di fonti europee ripresi recentemente anche dal Sole 24 Ore: si parla di un danno economico enorme, qualcosa come 17 miliardi di euro che i produttori e la filiera del farmaco ha perso come revenue in un anno. Si parla di più di 90mila posti di lavoro della filiera del farmaco persi per via di questo meccanismo perverso che fa andare sul mercato farmaci falsi e contraffatti. In Italia non è indifferente, mi sembra fossero circa 2 miliardi persi e qualcosa come 10mila posti di lavoro persi nella filiera ufficiale del farmaco. In più c’è un fatto di perdita di entrate dello Stato che a livello europeo si stima in quasi 2 miliardi di tasse evase da chi produce farmaci falsi o contraffatti. È un problema economico e anche sociale, di politica del lavoro, ma è soprattutto un problema sanitario perché dentro un farmaco non certificato possono esserci mille cose, può non esserci il principio attivo, può esserci un dosaggio sbagliato, può esserci un eccipiente che non c’entra niente e quindi credo che dal punto di vista della politica di sicurezza sanitaria sia fondamentale agire a livello italiano e europeo sull’anticontraffazione».

Nei trial clinici può essere fondamentale la condivisione e la sicurezza dei dati anche per mettere in comune i dati della real world e eventualmente anche per pensare a partnership ed abbattere i costi della ricerca?

«Assolutamente sì. È la possibilità di avere dei dati condivisibili senza la possibilità di essere modificati. Quindi in un ambiente sicuro è fondamentale. Pensate all’esempio che ho fatto delle interim analysis, dei grandi trial che devono dare delle risposte sulla mortalità o sull’efficacia di un farmaco antitumorale. Non si aspetta di solito la fine del trial ma si cerca di fare un’analisi lungo il percorso, un’analisi preliminare per vedere se per caso c’è una grande efficacia che permetterebbe di stoppare il trial in maniera anticipata piuttosto che continuare. Con una tecnologia del genere che permette di entrare senza modificare o alterare, condividere e tenere sicuri i dati credo sia una cosa importante. Per la Real world evidence è la stessa cosa. I dati sono più aperti in quanto si tratta di seguire i pazienti nel loro normale percorso di vita e nella progressione della malattia e della cura. Anche lì, però, siccome sono analisi più facili e più fruibili da parte di tanti operatori, avere la sicurezza che quei dati (col mantenimento della privacy dei pazienti ovviamente) siano conservati e tenuti inalterati e condivisi di nuovo o con le autorità o con chi ne possa trarre beneficio, penso sia una opportunità fantastica. Siamo all’inizio ma il futuro va in quella direzione».

 

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