Lavoro 25 Ottobre 2017 15:58

D’Ubaldo (Federsanità): «Cresce l’aspettativa di vita ma in pericolo la sostenibilità del SSN»

Gli indicatori di mortalità pubblicati dall’Istat indicano la riduzione della mortalità e l’aumento dell’aspettativa di vita. Ma una popolazione più anziana richiede uno sforzo maggiore del sistema sanitario. Il Segretario Generale di Federsanità ANCI: «Senza investimenti, a rischio il welfare per le nuove generazioni»

Si vive di più e si muore di meno. È il riassunto degli indicatori di mortalità della popolazione residente relativi all’anno 2016 pubblicati dall’Istat. Secondo l’analisi dell’istituto di statistica, lo scorso anno sono stati registrati 32mila decessi in meno rispetto al 2015 (-5%). La riduzione nel numero di morti risulta territorialmente omogenea, pur risultando più ampia nel Nord-ovest e nel Sud (-5,6% e -5,7%). Ma il 2016 è stato l’anno più favorevole tra gli ultimi quattro anche sotto il profilo della sopravvivenza: la speranza di vita alla nascita si attesta a 82,8 anni (+0,4 sul 2015 e +0,2 sul 2014) e nei confronti del 2013 risulta essersi allungata di oltre sette mesi. Ma la speranza di vita aumenta in ogni classe di età: a 65 anni arriva a 20,7 anni (5 mesi in più rispetto al 2013), età in cui la probabilità di morire rispetto a 40 anni fa si è più che dimezzata. Tuttavia, continuano ad essere significative le diseguaglianze territoriali anche per quanto riguarda la sopravvivenza: se nel Nord-est gli uomini possono contare su 81 anni di vita media e le donne su 85,6, nel Mezzogiorno si raggiungono 79,9 anni per gli uomini e 84,3 per le donne.

LEGGI ANCHE: ISTAT E ASPETTATIVE DI VITA, CIMO-CIDA: DIVARIO SANITA’ NORD-SUD CHE VA COLMATO 

«Se aumentano le aspettative di vita la popolazione invecchia. Gli anziani non appartengono più alla realtà produttiva del Paese, che quindi si riduce e garantisce meno risorse. Quindi come sosteniamo il sistema dell’assistenza sanitaria e il welfare?». È la domanda che si pone Lucio Alessio D’Ubaldo, Segretario Generale di Federsanità ANCI, intervenuto nei giorni scorsi ad un incontro dedicato proprio alla salute degli italiani.

Per far fronte al progressivo invecchiamento della popolazione, che quindi richiederà sempre maggiore assistenza sanitaria, sono necessari investimenti e risorse, altrimenti il sistema collasserà, nonostante «l’Europa sia un’isola felice perché consuma il 50% della spesa per il welfare del mondo pur avendo meno del 10% della popolazione complessiva», precisa D’Ubaldo. Ma per garantire il welfare, «la più grande conquista del Novecento», anche per le prossime generazioni «è necessario investire nella sanità – prosegue -. Se si risparmia solamente per andare incontro alle esigenze di bilancio, questa rete di protezione si indebolisce e in futuro pagheremo prezzi ancora più alti. Quindi bisogna avere lungimiranza e risparmiare laddove è giusto attraverso processi che diano più efficienza al sistema, ma al contempo le risorse risparmiate vanno investite per fare ospedali più moderni ed efficienti, che costino meno e rendano di più. Solo in questo modo si tuteleranno risorse preziose per il futuro delle nuove generazioni», conclude il Segretario D’Ubaldo.

Articoli correlati
Settimo rapporto Istat-Iss: da inizio pandemia eccesso di mortalità di 178mila decessi
Il rapporto contiene diversi capitoli aggiuntivi rispetto alle edizioni precedenti, fra cui l’analisi di un campione di 6.530 schede di morte relative a casi deceduti nel 2021 e riportati al sistema di sorveglianza integrata Covid-19 e un confronto l’andamento dell'eccesso di mortalità nell'UE
Sesto Rapporto ISS-Istat su impatto pandemia: «Con Covid +15,6% di morti rispetto alla media»
Il documento presenta una sintesi delle principali caratteristiche di diffusione dell’epidemia Covid-19 e del suo impatto sulla mortalità totale del 2020 e un’analisi dettagliata della nuova fase epidemica che, nel primo quadrimestre 2021, si caratterizza anche per la progressiva diffusione della vaccinazione Covid-19
Nel 2020 mai così tanti morti dal secondo dopoguerra in Italia. Pubblicato il quinto rapporto sui decessi ISTAT-ISS
Il documento fa, inoltre, il punto sulle principali caratteristiche dell’epidemia e i loro effetti sulla mortalità totale, distinguendo tra la prima (febbraio-maggio 2020) e la seconda (ottobre-gennaio 2021) ondata epidemica
Istat, bilancio demografico 2020. Sono 700mila i morti e solo 400mila i nuovi nati
Non succedeva dal 1920 con l'influenza spagnola. La metà delle morti si concentra al Nord. A novembre e dicembre il grande calo di nuove nascite. Si riducono anche i matrimoni al -50,3%
Covid-19 e mortalità, il report di Istat e Iss: «Tra febbraio e novembre 84mila morti in più rispetto alla media»
Pubblicato il quarto Rapporto prodotto dall’Istituto nazionale di statistica (Istat) e dall’Istituto Superiore di Sanità (Iss), che presenta un’analisi della mortalità nel periodo gennaio-novembre 2020 per il complesso dei casi e per il sottoinsieme dei soggetti positivi al Covid-19 deceduti
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 6 luglio, sono 551.283.678 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 6.342.322 i decessi. Ad oggi, oltre 11,77 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&nbs...
Covid-19, che fare se...?

Quali sono i sintomi della variante Omicron BA.5 e quanto durano?

La variante Omicron BA.5 tende a colpire le vie aeree superiori, causando sintomi lievi, come naso che cola e febbre. I primi dati indicano che i sintomi durano in media 4 giorni
Covid-19, che fare se...?

Negativo con i sintomi, quando posso ripetere il test?

Capita sempre più spesso che una persona con i sintomi del Covid-19 risulti negativa al primo test. Con Omicron sono stati segnalati più casi di positività ritardata. Meglio ripet...