Diritto 8 luglio 2014

Rc professionale, i Ginecologi alzano la voce: “Siamo troppo esposti”

Intervista al segretario nazionale AOGOI, Antonio Chiantera

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I professionisti si preparano all’obbligo assicurativo che scatterà a metà agosto -salvo slittamenti – ancora tra mille perplessità. Il lavoro delle istituzioni non è ancora finito. Tutt’altro.

Si cercano soluzioni per colmare le lacune della legge e soprattutto per dare risposte ai camici bianchi, che – come conferma ai nostri microfoni il professor Antonio Chiantera, segretario nazionale AOGOI, l’Associazione Ginecologi Italiani –  chiedono di poter svolgere in sicurezza e con serenità la loro professione.

Quella in ginecologia è una specializzazione delicata  dal punto di vista assicurativo…
Indubbiamente siamo tra le categorie più esposte al rischio medico legale. Solo il parto, ad esempio,  prevede cifre iperboliche di risarcimento, con conseguente lievitazione dei premi assicurativi. Inoltre, siamo perseguibili per ben 10 anni dal momento in cui la parte lesa viene a conoscenza del danno subìto; una volta cessata l’assicurazione, la garanzia “postuma” dura solo 2 anni, dopodiché siamo totalmente esposti alla rivalsa. Un fatto inaccettabile, giuridicamente e moralmente, ed è su questo che chiediamo l’intervento del legislatore, perché vi è un abuso di potere delle compagnie assicurative verso i medici.

Proprio il legislatore e le istituzioni devono trovare una soluzione condivisa.
Stiamo tentando di unificare sette progetti di legge in un’unica proposta, che tuteli la sicurezza del paziente e al contempo dia a noi maggiore serenità nel lavoro. Entrare in sala parto in una situazione di emergenza impone al medico decisioni difficili, che devono essere prese con serenità di giudizio e non con la paura di agire.

Le cure transfrontaliere possono aprono nuove prospettive?
La materia presuppone una collaborazione tra i Paesi della comunità europea, perché se non si parla un linguaggio comune sulla tutela del paziente e del medico, la medicina transfrontaliera diventa un boomerang. L’obiettivo dei Paesi europei, invece, deve essere quello di uniformare i regolamenti in materia di assistenza e tutela.

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