Lavoro 9 Aprile 2020

Coronavirus, i Medici Competenti scrivono al Governo: «Non siamo autorizzati ad effettuare tamponi. Stop a visite nelle aziende»

I sanitari rappresentati da Consulcesi & Partners «evidenziano con urgenza aspetti e fattori cui si correlano rilevanti perplessità, con riguardo alle modalità operative previste circa il coinvolgimento del medico competente»

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Stop alle visite periodiche e via libera alla possibilità di effettuare tamponi Covid nelle aziende. In sostanza, dunque, riesaminare con urgenza la materia alla luce delle nuove norme adottate con il Protocollo di intesa stipulato dal Governo italiano con le parti sociali lo scorso 14 marzo. È quel che chiedono i Medici Competenti successivamente all’individuazione, con Decreto del Presidente del Consiglio del 22 marzo scorso, delle attività imprenditoriali strategiche non interessate dal lockdown.

In una lettera (indirizzata, tra i vari mittenti, anche alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, ai Ministri della Salute e del Lavoro, alla Confindustria e alla FNOMCeO), firmata dall’Avvocato Croce per conto di Consulcesi & Partners, i Medici Competenti rappresentati «evidenziano con urgenza aspetti e fattori cui si correlano rilevanti perplessità, con riguardo alle modalità operative previste circa il coinvolgimento del Medico Competente», ovvero di quella figura professionale che collabora con il datore di lavoro nella valutazione dei rischi di una azienda ed effettua la sorveglianza sanitaria dei lavoratori.

In particolare, il legale evidenzia come «alcuni punti del Protocollo di intesa in questione si collocano in direzione opposta rispetto alle procedure vigenti» nelle varie Regioni italiane e in molteplici Aziende ed Enti del Ssn che «tendono a garantire l’effettuazione, in questo contesto emergenziale correlato alla pandemia COVID-19, soltanto delle prestazioni sanitarie obiettivamente prioritarie e indifferibili». Per questo «si ritiene incauto e controproducente inviare, attualmente, il Medico Competente nelle aziende con finalità di sorveglianza sanitaria diffusa e con il compito di misurare, tra l’altro, la temperatura dei lavoratori e con la finalità di rilevare eventuali casi di contagio da COVID-19 e, più in generale, con la funzione di prestare consulenza agli insediamenti produttivi».

«Quando effettuiamo le visite periodiche – spiega a Sanità Informazione il dottor Giuliano Pesel, tra i Medici Competenti che hanno sollevato la questione – di solito queste vengono effettuate in sessioni a cui partecipano tante persone, ed è impossibile garantire le distanze di sicurezza. Per questo abbiamo chiesto di posticipare di qualche mese le visite periodiche». Nella lettera viene infatti evidenziato che questo tipo di attività (la quale avviene in luoghi dichiarati “infermerie” ma che in realtà sono spazi spesso angusti e a volte privi di lavandino e finestre) non può essere effettuata mantenendo la distanza interpersonale di almeno un metro.

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In sostanza, dunque, «mentre tutte le attività specialistiche ambulatoriali non urgenti sono al momento sospese, al contrario i Medici Competenti dovrebbero continuare a prestare servizio di Sorveglianza Sanitaria – addirittura in maniera incrementale – specialmente nelle aziende». Ciò comporterebbe, si può leggere ancora nella lettera, un’accentuata esposizione personale, da parte dei Medici Competenti, al «rischio di infezione da COVID-19 a causa dei plurimi accessi programmati, in ambienti promiscui», senza contare che «gli stessi Medici Competenti si andrebbero a trasformare in vettori seriali del virus, da azienda in azienda, a danno dei lavoratori visitati e, con effetto di propagazione nei confronti degli altri dipendenti».

«Bisogna aggiungere inoltre – continua Pesel – che, al momento, l’attenzione dei lavoratori è tutta rivolta al Coronavirus, e quindi sono interessati a sapere se ne sono affetti oppure no. E qui nasce un altro problema: noi non possiamo controllare se un lavoratore è affetto da Covid». «Al momento – scrive infatti l’Avvocato Croce –, l’accesso ai test, cosiddetti “tamponi”, è molto limitato ed esclusivo delle strutture del SSN. Tuttavia, in limitati e selezionati casi, ad esempio in Cliniche private, RSA, Case di riposo, lavori di pubblica necessità ecc., può porsi l’esigenza, per il Medico Competente, di valutare lo stato immunitario e/o di infezione degli operatori in sorveglianza sanitaria. Conseguentemente, si palesa l’opportunità di prevedere tale facoltà per il Medico Competente […]. Attualmente, tale evenienza non è espressamente vietata, ma neanche espressamente consentita. Appare, quindi, evidente l’esigenza, per il Medico Competente, di avvalersi di questi strumenti, in particolari condizioni, sia a tutela della salute e sicurezza dei lavoratori, sia a fini di contenimento del Rischio Clinico (rischio per la salute dei pazienti terzi nelle cliniche o strutture assistenziali)».

La questione non riguarda però solo i Medici Competenti: «Se anche noi fossimo messi in grado di effettuare tamponi – spiega ancora il dottor Pesel – andremmo a togliere ai Medici di Medicina Generale una gran parte del peso lavorativo che devono sopportare in queste settimane. Chi lavora dovrebbe essere seguito anche dai medici aziendali, altrimenti i problemi di salute di queste persone ricadranno sempre sulla sanità pubblica. Abbiamo tante richieste di lavoratori che vogliono sottoporsi al test per il Covid-19, ma noi non siamo autorizzati a farlo, anche se saremmo in grado. Per tutti questi motivi – conclude Pesel – abbiamo contattato Consulcesi & Partners, che ci ha messo a disposizione un ottimo avvocato, con il quale abbiamo sottoposto a Ministero, Regioni e Ordini le nostre istanze. Per il momento ci ha risposto solo la Regione Veneto».

 

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