Lavoro 9 Ottobre 2019

Congresso Fimmg, intervista a Scotti: «Medicina generale in ritardo, servono investimenti»

Dal Tanka Village di Villasimius, il segretario della FIMMG: “Nella bozza del nuovo Patto per la Salute si parla di sviluppo di servizi territoriali ma non di investimenti. Necessario cambiare il programma del corso di formazione di medicina generale. Il vaccino anti-influenzale può aiutare a combattere l’antibiotico-resistenza”

di Giulia Cavalcanti e Diana Romersi
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La medicina generale è in ritardo e se non si mette mano all’intero sistema, “cambiando il modello di approccio”, si rischia di perdere in partenza le sfide che l’invecchiamento della popolazione e l’aumento delle cronicità hanno già lanciato. Questo il messaggio principale lanciato dal segretario generale della Fimmg Silvestro Scotti dal Tanka Village di Villasimius (Cagliari), dove è in corso il 76° Congresso della Federazione. Non un caso, allora, che sia proprio “La medicina di domani tra demografia e cronicità” il titolo dell’evento.

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«Il medico di famiglia non può essere lo stesso di 20 o 30 anni fa, a rispondere sul territorio alle acuzie quando ha di fronte uno tsumani di malattie croniche che necessitano di una gestione integrata di specialisti, ospedali e altri professionisti – dichiara Scotti -. Aumentano i carichi di lavoro e la complessità delle richieste dei pazienti, ma qual è l’investimento che, ad oggi, ci è stato proposto? Perché dobbiamo essere l’unica categoria a cui, a fronte di un aumento di carico di lavoro e di una richiesta maggiore di intensità assistenziale, non viene riconosciuto un aumento? Noi abbiamo la responsabilità di un volume di pazienti, ma qualcuno si è chiesto se questo volume è cambiato negli ultimi 20 anni? E siamo sicuri che la quota capitaria, assimilata al reddito da pubblico impiego, sia sufficiente per soddisfare il professionista e permettergli di trovare quelle risorse necessarie per gli investimenti che migliorano la sua prestazione?».

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«Noi stiamo costruendo la nostra proposta per aiutare il sistema – prosegue il segretario della Fimmg -. Il legislatore anni fa, che forse aveva più vision rispetto a quello attuale, decise che il medico di famiglia dovesse essere un libero professionista e non un dipendente. Essere libero professionista significa poter investire su se stessi, portare avanti quell’azione di impresa, minima ma di forte senso sociale, di cui tra l’altro ha parlato anche il ministro della Salute Roberto Speranza. Si dovrebbe quindi pensare ad un investimento statale sui giovani medici di famiglia e aiutarli ad aprire gli studi, ad assumere personale, ad acquistare i macchinari di diagnostica. Proprio come si fa per l’imprenditoria giovanile, si favorirebbero la crescita e lo sviluppo del Paese e del Servizio Sanitario Nazionale. Chi lavora alla prossima legge di Bilancio deve ragionare anche su questi temi. E la politica deve ridarci quella fiducia che ci danno quotidianamente i cittadini».

«Poi però – aggiunge amaro Scotti – nella bozza del nuovo Patto per la Salute, che dovrebbe essere chiuso alla fine di ottobre, c’è un capitolo che parla di sviluppo di servizi territoriali mentre in quello dedicato agli investimenti non è previsto alcun investimento per il territorio. Non riesco proprio a capire come sia possibile uno sviluppo senza un investimento».

Capitolo a parte ma strettamente legato a quell’evoluzione auspicata dal segretario, è la riforma del sistema formativo. «Ci pare evidente che il programma del corso di formazione di medicina generale vada cambiato. Ed è una proposta che presenteremo al Ministro, perché per farlo basta un decreto ministeriale. Nel corso del primo anno del corso, il medico dovrà acquisire più esperienza e capacità possibili, perché dal secondo anno potrà incontrare suoi assistiti. Oggi invece il medico in formazione che frequenta il mio studio può solo osservarmi; invece il tutor dovrebbe diventare una sorta di consultant. Un vantaggio per i giovani e per i medici più anziani, il cui entusiasmo e curiosità saranno sicuramente rinnovati, migliorandone quindi anche le prestazioni».

Infine, impossibile non citare il tema delle vaccinazioni, in cui il ruolo del medico di medicina generale è particolarmente rilevante, tant’è che al congresso è stata consegnata a tutti i partecipanti la spilletta #iomivaccino. «Oggi abbiamo parlato di antibiotico resistenza e di vaccinazioni anti-influenzali, e spesso si tende a ragionare a compartimenti stagni. Eppure le cose possono essere strettamente collegate. Se ci si vaccina e non ci si ammala di influenza, si evitano quelle complicanze batteriche che possono determinare l’uso di antibiotici». Proprio sull’antibiotico-resistenza si focalizza tra l’altro la nuova iniziativa organizzata da FIMMG-Metis con il supporto non condizionante di Farmindustria. Tre giorni in cui si confronteranno gli addetti ai lavori e si incontreranno i cittadini per informarli e invitarli a un uso responsabile degli antibiotici. L’iniziativa coinvolgerà una città del Nord, del Centro e del Sud Italia.

«Risultati, questi – aggiunge Scotti -, raggiungibili anche grazie alla comunicazione sui vaccini, che un medico di famiglia dovrebbe fare quotidianamente e ordinariamente per portare un paziente a fidarsi di certi percorsi. Ma anche le istituzioni regolatrici dei farmaci, comprese quelle sui vaccini, dovrebbero cambiare il loro modello di comunicazione, perché oggi si compete con i social. Non serve più mettere l’elenco dei lotti sul sito. Tutti sanno che se non vengono aggiornati ogni giorno nessuno li consulta, nemmeno i medici. Il dato di fatto è che ci sono altri meccanismi e dobbiamo ricordarci – conclude – che i gruppi Facebook non sono laureati in medicina».

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