Lavoro 25 Luglio 2022 13:18

Condividere le esperienze in medicina d’urgenza. Parla il fondatore del blog Empills

Da undici anni sul blog notizie ed aggiornamenti sulla medicina d’urgenza rivolti soprattutto a medici e infermieri. Per Carlo D’Apuzzo la crisi dei Pronto soccorso nasce anche dall’organizzazione del lavoro: «Ho lavorato fino a 63 anni e fino alla fine ho continuato a fare le notti e turni disagiati di 12 ore»

di Francesco Torre

C’è tanta passione per il proprio mestiere e tanta voglia di condividere le proprie esperienze sul campo dietro il successo del blog Empills” che da più di dieci anni continua ad essere un punto di riferimento per i professionisti della sanità che lavorano in Pronto soccorso. Ad idearlo e coordinarlo un medico di Pronto soccorso, Carlo D’Apuzzo, in pensione da tre anni, che in questi anni ha continuato senza sosta ad inserire novità e aggiornamenti sulla medicina d’urgenza.

«Il primo post è stato pubblicato a luglio 2011 – racconta D’Apuzzo a Sanità Informazione -. La mia idea iniziale era quella di trovare un modo per condividere l’esperienza del Pronto soccorso e per aggiornarsi. Poco dopo, nasceva il movimento FOAM (Free Open Access Medicine), che ha portato alla nascita di più di 200 blog, per lo più in lingua inglese, e anche Empills è entrato in questa rete: lo spirito è quello di rendere disponibile del materiale di qualità sulla medicina che ovviamente non può e non deve sostituirsi alla ricerca. Sul blog si trovano soprattutto dei commenti o delle condivisioni di esperienze».

Un lavoro prezioso quello di D’Apuzzo, soprattutto perché la vita del medico di Pronto soccorso non è facile: ci si trova a fronteggiare casi anche molto diversi tra loro e condividere esperienze o buone pratiche può essere molto utile.

Il blog si rivolge soprattutto a medici e infermieri

«Ho passato tutta la mia vita professionale in Pronto soccorso – spiega ancora il medico -. Ho lavorato al Mauriziano di Torino per circa venti anni. Da lì è nata questa idea, un po’ anche per il mio interesse verso la costruzione dei siti web. All’inizio ero solo io che pubblicavo poi si sono aggiunti molti altri professionisti. Il sito non è letto solo da addetti del settore ma l’obiettivo è quello di condividere l’esperienza e di aggiornare medici e infermieri. Riceviamo anche delle richieste da parte di pazienti, ma non è quello l’obiettivo. È rivolto soprattutto ai professionisti della sanità».

In questi undici anni di attività tanti gli argomenti affrontati: dall’occlusione intestinale allo scompenso cardiaco, dalla sciatalgia all’embolia. Tra gli articoli più letti c’è il caso di un paziente che chiede se e quando poter sospendere il cortisone in caso di una lombalgia persistente (circa 50mila visualizzazioni), a seguire articoli su anticoagulanti o sul posizionamento degli elettrodi.

Turni massacranti e carenza di personale, la crisi dei Pronto soccorso

Sullo sfondo, resta la difficile situazione che stanno vivendo i professionisti dei Pronto soccorso italiani, sempre più gravati da un numero elevato di accessi, da turni massacranti e dalla carenza di personale.

«La situazione è drammatica, molti medici se ne vogliono andare – racconta D’Apuzzo -. Io ho lavorato fino a 63 anni e fino alla fine ho continuato a fare le notti e turni disagiati di 12 ore. A Torino ci sono cinque grossi ospedali con il Pronto soccorso, in questi cinque grossi ospedali il Pronto soccorso è organizzato in cinque modi diversi. Da più di venti anni è stata istituita la figura del medico unico di Pronto soccorso in grado di gestire le emergenze, ma in molti posti ancora a seconda del tipo di emergenza ci sono gli internisti, il chirurgo, l’anestesista rianimatore, ecc. Tutto questo è molto caotico».

«Non si può pensare che chi lavora in Pronto soccorso faccia lo stesso lavoro dall’inizio alla fine della sua carriera: con l’età cambiano le capacità psicofisiche. Bisognerebbe diversificare. Il Pronto soccorso è il faro nella notte, è l’unico posto dove andare per avere una qualche risposta in certi orari. Se non si riesce a mettere mano a queste cose è difficile farlo funzionare bene», conclude il fondatore di Empills.

 

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