Lavoro 3 Gennaio 2018 16:28

Chirurgia mininvasiva a macchia di leopardo in Italia: solo 50 unità operative complesse su 850 sarebbero accreditabili

Le due principali società scientifiche chirurgiche italiane, ACOI e SIC, lanciano il progetto Op2IMISE per sviluppare e applicare una metodologia standardizzata a livello nazionale di formazione dei chirurghi

Chirurgia mininvasiva a macchia di leopardo in Italia: solo 50 unità operative complesse su 850 sarebbero accreditabili

«Se si facesse una valutazione della situazione della chirurgia colon rettale in Italia, vedremmo che su circa 850 unità operative complesse di chirurgia soltanto 50 sarebbero accreditabili». Sono tutt’altro che incoraggianti le parole di Pierluigi Marini, Presidente dell’Associazione Chirurghi Ospedalieri Italiani (ACOI), che fa il punto sullo stato della chirurgia italiana, ponendo in particolare l’attenzione su quella colon rettale.

«Il tumore al colon e al retto sono in questo momento i più diffusi nella popolazione. Oggi – sottolinea il Presidente Marini – possiamo operare in chirurgia laparoscopica garantendo outcome migliori per i pazienti e tempi di ricovero e di recupero più brevi. È vero che si tratta di una chirurgia che tecnologicamente pesa dal punto di vista economico, ma è vero pure che nel lungo termine, grazie ai migliori risultati sul paziente, i costi finali sono migliori. Eppure l’accesso a questo tipo di interventi non è garantito in modo eguale a tutti i pazienti sul territorio nazionale. Ci sono senz’altro – prosegue – delle realtà nel centro e nel nord dell’Italia dove le percentuali sono al livello di quelle del Regno Unito, ma è anche vero che ci sono delle realtà nel centro-sud dove queste percentuali sono pari a 0 o vicine allo 0. Inutile sottolineare le conseguenze di queste mancanze sul turismo sanitario, che è considerato da tutti una piaga sociale. E che probabilmente, se non verranno presi provvedimenti, non farà che aumentare».

Tra i motivi dell’offerta a macchia di leopardo di interventi in laparoscopia, anche la mancata formazione dei chirurghi. E proprio per questo l’ACOI, insieme alla SIC (Società Italiana di Chirurgia), ha promosso il progetto Op2IMISE, che intende sviluppare e applicare una metodologia standardizzata a livello nazionale di formazione per ottimizzare la qualità ed efficienza della chirurgia.

«Considerando la differenza estrema che c’è tra centro-nord e centro-sud, crediamo – specifica il Presidente Marini – che sia necessario intraprendere un percorso formativo importante, per i giovani ma anche per i meno giovani, per dotare i chirurghi delle giuste skills e far sì che le percentuali di adozione di questa tecnica chirurgica siano le stesse su tutto il territorio nazionale. Per far questo è necessario un programma nazionale proprio come Op2IMISE, sostenuto da due società scientifiche importanti come ACOI e SIC, dall’industria, grazie al contributo incondizionato di Medtronic, e speriamo anche dalle istituzioni».

«Il progetto è stato avviato quando ero Presidente di ACOI, un anno e mezzo fa – ricorda il Past President Diego Piazza -. In Italia purtroppo c’è una carenza di formazione e soprattutto una disomogeneità di formazione. È chiaro che per introdurre sul territorio nazionale delle tecnologie così avanzate, proprio come intendiamo fare, sia necessario un percorso formativo come quello proposto da questo progetto. D’altro canto – continua con amarezza – ricordiamo che recentemente è stato chiuso il 10% delle scuole di specializzazione sul territorio nazionale perché non rispettavano i requisiti minimi».

Proprio sul tema delle scuole di specializzazione interviene nuovamente Pierluigi Marini: «Io avverto un notevole disagio degli specializzandi e dei neo specialisti, e credo che il nuovo decreto legge sull’organizzazione delle scuole di specializzazione possa aiutare ad andare nella giusta direzione. La professione chirurgica va difesa perché oggi i chirurghi sono un po’ come i panda: in via di estinzione. Dobbiamo rilanciare l’attività chirurgica, dobbiamo riportare entusiasmo nei giovani e convincerli di fare questo mestiere. E poi continuare a formare sempre i chirurghi, perché l’attività chirurgica è una scienza in continua evoluzione per stare al passo con i tempi bisogna mantenersi costantemente aggiornati».

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