Lavoro 19 settembre 2017

Chirurgia, l’assurda crisi italiana. Marini (ACOI): «Siamo i più bravi, ma dovremo assumere stranieri. Benvenuta Legge Gelli»

«Formazione, calo delle vocazioni e chirurgia omissiva i nodi da sciogliere. Importante la Legge Gelli, ma aspettiamo decreti e tabelle assicurative». Parla il Presidente dell’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani

«La chirurgia omissiva a causa del contenzioso medico legale ha prodotto effetti gravissimi nel nostro Paese. Il medico in sala operatoria è preoccupato e davanti ad una situazione di emergenza esita per paura.  La Legge Gelli ha fatto chiarezza e messo ordine». Lo dichiara Pierluigi Marini, Presidente dell’Associazione dei Chirurghi Ospedalieri Italiani intervenuto in occasione della presentazione del libro ‘La nuova responsabilità sanitaria e la sua assicurazione’ firmato da Federico Gelli, Maurizio Hazan e Daniela Zorzit.

La Legge sulla Responsabilità professionale per i chirurghi è fondamentale: qual è la situazione della chirurgia italiana oggi?

«La chirurgia è in grave difficoltà: io credo che stia attraversando un periodo di grande oscurità. La chirurgia italiana è in regressione perché il contenzioso medico legale ha prodotto alcuni effetti gravissimi. Tra questi effetti il più grave è la ‘chirurgia omissiva’: i nostri chirurghi, anche quelli esperti, scendono in sala operatoria preoccupati dal contenzioso medico legale e di fronte a situazioni difficili tentennano. Questo chiaramente è un problema grave sia dal punto di vista professionale per il medico ma anche per il paziente che vede così ridotte le sue possibilità di guarigione. Un altro grave peso che incombe sulle spalle della chirurgia italiana è la scarsità di giovani leve, in Italia i giovani non vogliono fare i chirurghi e secondo alcune nostre valutazioni da qui a qualche anno, dovremmo importare chirurghi dall’estero. I giovani medici ritengono che fare il chirurgo nel nostro Paese sia troppo difficile: esistono gravi problemi sulla formazione post laurea e inoltre occorrono assicurazioni che costano cifre esorbitanti. È sufficiente pensare che un giovane specialista per fare delle guardie nelle strutture private, deve fare assicurazioni che costano tra i 5 o i 6mila euro. Inevitabilmente un giovane che vuole fare il chirurgo prende in seria considerazione l’idea di esercitare la professione all’estero, ed ecco che in Italia vengono formati chirurghi eccellenti che, una volta maturi, fuggono all’estero».

La Legge sulla Responsabilità Professionale è entrata in vigore da pochi mesi ma ancora mancano alcuni decreti attuativi, tra cui, uno fondamentale che riguarda il mondo assicurativo: come questo decreto cambierà le sorti dei camici bianchi?

«Prima di tutto devo riconoscere all’onorevole Gelli di aver messo mano ad una questione irrisolta da anni. I concetti portanti della Legge sono molto importanti e porteranno ordine, tuttavia adesso è fondamentale che escano i decreti attuativi, che escano le tabelle assicurative, che le assicurazioni comincino a pensare che un chirurgo è un professionista assicurabile e che allo stesso modo, un ospedale è una struttura assicurabile. Voglio farvi un esempio: io sono il Primario di Chirurgia del San Camillo di Roma, si tratta di un ospedale considerato non assicurabile, noi siamo in autotutela non per scelta ma perché alla gara per l’appalto assicurativo, non si è presentata nessuna azienda che volesse assicurare la struttura visto che quest’ultima è considerata ad alto rischio».

Un altro punto importante su cui si sofferma la Legge è il rischio clinico: è prevista un’importante opera di formazione perché i medici nel percorso universitario e di specializzazione abbiano questo tipo di formazione. Lei cosa ne pensa?

«Questa attenzione vuol dire investire molto sulla prevenzione, sulla formazione e quindi sull’abbattimento dei rischi nelle nostre sale operatorie. È evidente che riducendo i rischi nelle nostre sale operatorie, si aumenta la qualità e la sicurezza che è quella su cui noi medici, ma anche i pazienti, vogliono puntare».

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