Salute 19 Agosto 2019 10:11

Carenza medici, Veneto assume 500 neolaureati. FNOMCeO e sindacati all’attacco: «Così si svilisce professione e si abbassa la qualità delle cure»

La Giunta guidata da Luica Zaia ha deliberato l’assunzione di 500 giovani medici, laureati e abilitati, ma non ancora in possesso della specializzazione: sarà sufficiente la frequentazione di un corso. Anaao Assomed annuncia l’impugnazione del provvedimento. Anelli: «Con il pretesto dell’emergenza si mandano allo sbaraglio professionisti con minori competenze»

Carenza medici, Veneto assume 500 neolaureati. FNOMCeO e sindacati all’attacco: «Così si svilisce professione e si abbassa la qualità delle cure»

Sta facendo molto discutere la scelta della regione Veneto guidata dal leghista Luca Zaia di rispondere alla carenza dei medici dando il via libera all’assunzione, con due delibere approvate alla vigilia di Ferragosto dalla Giunta, con contratti autonomi di 500 giovani medici, laureati e abilitati, ma non ancora in possesso della specializzazione, che frequenteranno un corso di formazione pratico e teorico.

Al termine del corso, con il tutoraggio di colleghi strutturati, 320 verranno introdotti al lavoro nell’area del Pronto soccorso e 180 in quella della Medicina internistica (Medicina Generale e Geriatria). L’operazione avrà un costo annuo di circa 25 milioni, la quasi totalità legati agli stipendi dei nuovi assunti.

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«Arrendersi non è nel nostro Dna – ha detto il presidente Luca Zaia – e per questo abbiamo tradotto in azioni concrete quanto già avevamo previsto nel Piano socio Sanitario 2019-2023. Si tratta di garantire i Livelli essenziali di assistenza, che sono un obbligo costituzionale al quale non intendiamo sottrarci. Lo facciamo a modo nostro, cioè garantendo la qualità dei professionisti e la sicurezza dei pazienti con un percorso formativo sia teorico che pratico, al termine del quale, grazie anche al tutoraggio dei colleghi più esperti, avremo medici sì giovani, ma già ben formati e sicuramente bravi».

Il percorso formativo che precederà la fase dell’inserimento negli ospedali sarà curato dalla Fondazione Scuola di Sanità Pubblica e comprenderà 92 ore di formazione d’aula e un’attività di tirocinio pratico, con tutoraggio, di due mesi consecutivi, che sarà svolta all’interno dei reparti di area internistica. La Fondazione pubblicherà, entro il 15 ottobre 2019, un avviso rivolto ai medici non specializzati per raccogliere le adesioni.

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Il Veneto non è in realtà la prima regione a scegliere soluzioni non proprio ortodosse per risolvere il problema della carenza dei medici: ad aprile Angelo Giustini, commissario ad acta per la Sanità della Regione Molise, aveva richiamato in corsia professionisti ormai in pensione.

IL MINISTRO GRILLO

Il Ministro della Salute Giulia Grillo non ha voluto commentare in modo diretto le delibere della Regione Veneto. «La situazione della programmazione del personale sanitario che ho trovato al ministero era complessa, per non dire drammatica – ha sottolineato grillo al Corriere del Veneto – In un anno abbiamo fatto molto: snellimento dei percorsi burocratici prima e introduzione di un contratto di formazione-lavoro poi. Siamo arrivati a sbloccare le assunzioni, cancellando il blocco anacronistico del 2009. Ogni Regione ora, secondo le proprie possibilità, si sta muovendo per fare i bandi necessari. Il Veneto ha già esplorato questa via, ma è vero che potrebbe ancora non essere sufficiente per alcune aree come per esempio l’emergenza urgenza».

LA POSIZIONE DELLA FNOMCEO

La scelta di Zaia ha provocato l’immediata reazione della Federazione degli Ordini dei Medici guidata da Filippo Anelli: «Il rimedio è peggiore del male – spiega Anelli – e avrà un duplice effetto negativo: quello di abbassare la qualità dell’assistenza ai cittadini e quello di precludere a questi giovani colleghi qualsiasi possibilità di carriera, impiegandoli a tempo indeterminato ma di fatto con una precarietà legata alle incertezze sull’inquadramento contrattuale e sulle modalità di copertura assicurativa. E questo in un momento in cui il Governo centrale ha aumentato i posti nelle specializzazioni».

Secondo il Presidente FNOMCeO «la proposta della Regione Veneto, così come è stata presentata, prevedendo un corso di pochi mesi, ci pare invece volta, con il pretesto dell’emergenza, a mandare allo sbaraglio professionisti con minori competenze, che finirebbero per diventare una sorta di ‘manodopera professionale’ a buon mercato e senza possibilità di evoluzione – argomenta Anelli -. Non possiamo permetterlo».

LA REAZIONE DEI SINDACATI

Anche i sindacati sono sul piede di guerra. In una nota congiunta Fimmg-Smi-Snami-Intesa sindacale-Cisl Medici-Fp Cgil Medici-Simet-Sumai la presa di distanza dalla scelta del Veneto è netta: «La delibera del 14 agosto della Regione Veneto in nome dell’emergenza nasconde lo svilimento della professione medica e della sua autorevolezza».

Secondo i sindacati la carenza di camici bianchi «non giustifica il mettere in discussione, senza le necessarie competenze accademiche riconosciute, i percorsi formativi di coloro che hanno e avranno in mano la vita ed il benessere dei cittadini. Sostenere che la sola formazione sul campo in tempi ridotti sia sufficiente per le attività richieste ad un medico dell’emergenza urgenza di oggi è un pericolosissimo ritorno al passato e alle sue statistiche di aspettativa di vita».

Cimo parla di «anarchia» nelle corsie e «allarme per la sicurezza dei pazienti»: il sindacato guidato da Guido Quici ritiene infatti giunto oltre il livello di guardia il ricorso, ormai dilagante in alcune regioni, a medici a partita Iva, pensionati e specializzandi non adeguatamente formati per sopperire alle carenze di personale nel SSN, causate da anni di disinteresse politico per la sanità. Per questo CIMO rilancia e chiede al più presto «un serio confronto in sede di Conferenza Stato – Regioni con il contributo della Federazione dei medici e delle OO.SS. di categoria, per ridurre l’attuale caos orchestrando un saggio governo di tali delicati processi di reclutamento e con l’obiettivo di una maggiore tutela dei professionisti cui è delegato il compito di garantire, nella massima competenza, la sicurezza nelle cure dei cittadini».

Ancora più dura la posizione di Anaao Assomed che giudica «inaccettabile, pericoloso e illegittimo il percorso parallelo di formazione» e ha dato mandato ai propri avvocati di impugnare le delibere regionali e inviare un esposto-denuncia alla Corte dei Conti.

«Sebbene finora circoscritta al Veneto – dichiara Carlo Palermo, Segretario Nazionale Anaao Assomed – riteniamo doveroso bloccare sul nascere questa iniziativa al fine anche di evitare l’emulazione da parte di altre Regioni di una mortificante e costosissima area di parcheggio per i giovani colleghi neolaureati senza alcuna prospettiva professionale che comporta un autentico spreco di danaro pubblico. Non è questa la soluzione per la grave carenza di specialisti da noi denunciata da anni. Molto meglio sarebbe stato l’utilizzo di queste risorse per incrementare il numero delle borse di specializzazione di competenza regionale».

Anaao contesta anche la forma di contratto con cui i giovani colleghi neolaureati verrebbero inquadrati: «Le delibere del Veneto violano apertamente le leggi nazionali ed europee sulla formazione specialistica: i colleghi in questione non verrebbero infatti ingaggiati con contratti formazione lavoro, bensì con contratti di lavoro autonomo. Ed anche le prospettive di assunzione dopo il breve corso formativo rimangono nell’ambito libero professionale. Voglio ricordare per l’ennesima volta – sottolinea Palermo – che la Corte Costituzionale in merito è stata tassativa: ai ruoli del SSN si accede solo con il pubblico concorso e in possesso del titolo di specialista a garanzia della salute dei cittadini che devono poter essere curati da medici adeguatamente formati e competenti».

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