Lavoro 13 Febbraio 2018

Aggressioni al personale sanitario, Maio (FIMMG): «Presto un tutorial per imparare a difendersi»

«Mai nella mia lunga carriera di formatrice avrei pensato di dover insegnare ai medici a difendersi» la denuncia del Segretario Nazionale per la Continuità Assistenziale della Federazione Italiana Medici di Medicina Generale

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«Bisogna imparare a difendersi: i camici bianchi devono sapere fronteggiare situazioni di emergenza in cui, purtroppo, viene messa a rischio la loro incolumità» questo l’appello di Tommasa Maio, Segretario nazionale per la continuità assistenziale della FIMMG molto attiva sulle iniziative di contrasto e di analisi delle sempre più frequenti aggressioni al personale sanitario. La violenza nei confronti del personale medico è «un’emergenza sempre più impellente ed è un dovere delle istituzioni farne un impegno in primis etico e morale» dichiara la Dottoressa Maio ai nostri microfoni.

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In che modo la FIMMG sta facendo fronte a questa emergenza, quali sono i progetti futuri e quelli in corso?

«Quello che accadde nello scorso autunno ad una collega in Sicilia ha rappresentato per noi il punto di non ritorno. Non è più ammissibile che si possano determinare delle condizioni anche solo di potenziale pericolo. Dopo gli ultimi episodi di violenza abbiamo preso un impegno prima di tutto etico e morale per cercare di assicurare al professionista condizioni di migliorare la sua sicurezza. Tra le iniziative che la FIMMG ha lanciato sul territorio ‘l’ispezione da dentro’, occasione in cui abbiamo invitato i colleghi di tutta Italia, a segnalarci spontaneamente situazioni di rischio e condizioni di lavoro non idonee. Abbiamo raccolto nell’arco di poco più di 15 giorni, 408 segnalazioni corredate da documentazione fotografica che abbiamo consegnato nelle mani del Ministro Beatrice Lorenzin che si è impegnata a fare in modo che quel materiale diventasse oggetto di studio della Commissione ministeriale. Dunque siamo partiti con un’azione sistematica su tutte le aziende del territorio italiano (Abruzzo, Lombardia, Piemonte, Puglia e Sicilia) e stiamo procedendo nella verifica a tappeto di quali situazioni ci sono azienda per azienda. Ma non abbiamo intenzione di fermarci qui: andremo a chiedere il documento di valutazione del rischio di ogni sede di continuità assistenziale esistente in Italia (si tratta di un documento richiesto dalla Legge) ma a noi non basta che un funzionario solerte abbia compilato quel documento perché una volta che sia accertato che in una sede di continuità assistenziale persistano delle condizioni di rischio, noi ci aspettiamo anche dei provvedimenti. Inoltre non possiamo non fare un’azione di ascolto rispetto a quelle che sono le segnalazioni dei colleghi e stiamo predisponendo anche un’esperienza di formazione proprio per aiutare i colleghi ad evitare, se possibile, delle potenziali situazioni di rischio. Io sono un formatore da 15 anni e amo profondamente fare formazione, tuttavia mai nella vita avrei pensato di dover pormi il problema di aiutare i colleghi a prepararsi a situazioni di questa gravità, abbiamo abbondantemente superato il limite della civiltà» si sfoga la Dottoressa Maio annunciando che sarà presto presentato un tutorial per imparare a difendersi da far fruire a tutto il personale sanitario».

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Altrettanto importante è l’assistenza nel post trauma: dopo un’aggressione sul posto di lavoro possono verificarsi sindromi da burn-out che necessitano assistenza specifica. In questo senso la FIMMG si sta muovendo?

«Stiamo cercando di fare del nostro meglio per quella che è la parte di nostra competenza, cioè prevenire le potenziali situazioni di rischio, vogliamo fornire un supporto ai medici perché siano attenti quando si trovano in determinate situazioni a rispondere nella maniera migliore. Chiaramente non abbandoniamo il medico nel momento in cui si è determinato, purtroppo, un evento increscioso. Infatti dopo aver subito un trauma è inevitabile si presenti una difficoltà a tornare a lavoro. Voglio sottolineare che la sicurezza non è un problema che riguarda solo le donne, infatti quattro giorni dopo l’aggressione della collega in Sicilia, due medici, due uomini medici, in servizio, sono stati praticamente costretti a barricarsi dentro una sede in Veneto, perché si trovavano di fronte un soggetto che assumeva comportamenti minacciosi. Quindi il problema della violenza è un difficoltà piuttosto ampia che riguarda sia uomini che donne e per i quali va fatta un’azione condivisa».

 

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