Politica 6 febbraio 2018

Elezioni, Mandelli (Forza Italia): «Puntare su prevenzione e prossimità per garantire lunga vita al SSN»

Intervista ad Andrea Mandelli, riconfermato alla guida della FOFI (Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani), Senatore uscente di Forza Italia e ricandidato per Montecitorio nelle prossime elezioni del 4 marzo. Il punto sulle sfide della professione e sulle priorità della politica per la salute e la sanità

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Ottimizzare le risorse, incentivare l’aggregazione tra professionisti, garantire prestazioni personalizzate che possano migliorare il rapporto con il paziente. Questi, e molti altri, i tratti che secondo Andrea Mandelli, rinnovato Presidente della Federazione degli Ordini dei Farmacisti Italiani per i prossimi tre anni, dovrebbero appartenere alla professione del farmacista nei prossimi anni. Ma il Senatore uscente di Forza Italia, ricandidato per Montecitorio nelle prossime elezioni del 4 marzo, fa il punto anche più in generale sulle sfide per la salute e la sanità per la prossima legislatura.

FOFI ha scelto la continuità e ha confermato i vertici, quali i progetti che la Federazione ha in piano per il futuro?

«Credo che i farmacisti italiani abbiano premiato una linea di politica professionale che, a partire dal documento federale sulla professione del 2006, è riuscita a porre le premesse per l’evoluzione del ruolo del farmacista, quello che opera nella farmacia di comunità, ma anche quello che esercita nelle strutture sanitarie. Parallelamente abbiamo messo a disposizione della professione tutti gli strumenti necessari a fare del farmacista uno degli attori del processo di cura sul territorio: la Legge 69/2009 sulla farmacia dei servizi così come la previsione all’interno del Fascicolo sanitario elettronico di un dossier farmaceutico aggiornato dal farmacista. Parallelamente la Federazione si è impegnata a promuovere e sperimentare le prestazioni professionali del farmacista rivolte al paziente, a cominciare dal MUR, la revisione dell’uso dei medicinali, che ha dimostrato, in uno studio condotto con l’Università del Kent e la London School of Economics, di aumentare l’aderenza alla terapia, migliorare le condizioni di salute e, proprio per questo, ridurre i costi di gestione della malattia. In questi anni, infine, abbiamo risolto questioni annose come la riforma della Tariffa nazionale, che era ferma da circa 25 anni, della revisione della Farmacopea e altre ancora. E per il futuro il programma non cambia: portare il farmacista al centro del processo di cura sul territorio, non solo per garantire un’assistenza migliore soprattutto per le malattie croniche, ma anche per costruire un sistema che sia complessivamente più sostenibile e razionale dell’attuale assetto centrato sull’ospedale».

Il ruolo del farmacista è cambiato nel corso degli anni? Da esperto del farmaco il farmacista oggi si può definire ‘caregiver’ del paziente?

«Diciamo che il ruolo sta cambiando, in quanto se è innegabile che abbiamo ottenuto risultati importanti già negli anni passati è solo quest’anno, per esempio, che è stato disposto un finanziamento ad hoc nella Legge di Bilancio per avviare concretamente sul territorio, complessivamente in 9 Regioni,  il modello della farmacia dei servizi. In questo modo il cittadino potrà contare su una farmacia capace di svolgere il ruolo di presidio sanitario polifunzionale, in cui ottenere una serie di prestazioni che vanno, appunto, dal supporto nell’uso corretto dei medicinali alla diagnostica di prima istanza, alle prestazioni infermieristiche e le altre previste dalla Legge 69, a carico del Servizio sanitario. Non definirei il nuovo ruolo del farmacista come quello di un caregiver. In realtà nella nostra visione, suffragata dalla letteratura scientifica, il farmacista sarà uno degli attori del processo di cura, attraverso la presa in carico del paziente, in collaborazione con gli altri professionisti della salute presenti sul territorio, a cominciare dal medico di medicina generale. Inoltre ritengo che la farmacia sia anche nella posizione ideale per operare sulla prevenzione, attraverso le campagne di informazione e sensibilizzazione, ma anche le campagne di screening di popolazione. In farmacia, prima o poi, entrano anche le persone che normalmente non hanno rapporti con il proprio medico e se si vuole fare davvero prevenzione questa fascia della popolazione deve essere necessariamente intercettata e orientata a un rapporto corretto con il Servizio sanitario».

Con la legge sulla concorrenza quali sono stati gli elementi più significativi in termini di trasformazione del mondo della farmacia?

«Sarebbe facile dire che cambia tutto, in quanto finora solo il farmacista poteva essere titolare di una farmacia, una situazione che la stessa Corte di Giustizia Europea aveva definito più vantaggiosa per il cittadino, in quanto il professionista tenuto a un codice deontologico costituisce una garanzia maggiore rispetto alle eventuali derive commerciali. Le società di capitali, ed è logico, rispondono innanzitutto alle leggi economiche e alla ricerca del profitto. I fenomeni di integrazione, la nascita delle catene per intendersi, possono andare a marginalizzare le farmacie più piccole, quelli che svolgono da sempre la funzione di primo presidio. Abbiamo coerentemente avversato questa legge, ma ora che è stata approvata ritengo che l’unica via produttiva sia l’aggregazione tra i professionisti, la creazione di gruppi, cooperative, piattaforme di servizi che consentano di coniugare, attraverso le economie di scala, l’equilibrio economico con lo spirito di quella farmacia dei servizi che ho descritto prima: una farmacia innanzitutto professionale».

Politica e sanità, quali sono le linee principali del suo nuovo impegno per le prossime elezioni?

«Credo, e l’ho sempre sostenuto, che il nostro Servizio sanitario nazionale sia un patrimonio del Paese, un istituto importante per i risultati ottenuti in termini di salute, ma anche di coesione sociale, sicurezza, in una parola welfare. Ciò non significa chiudere gli occhi di fronte alle attuali difficoltà: non solo un finanziamento insufficiente, ma anche un’organizzazione intrinsecamente costosa. L’assistenza, in una fase di costante invecchiamento della popolazione e conseguente aumento delle malattie croniche, non può continuare a basarsi sul modello centrato sull’ospedale, ma deve puntare sul territorio, sulla prossimità. E, come accennavo, sulla prevenzione. È fondamentale ottimizzare l’impiego delle risorse, e anche pensare a un secondo pilastro dell’assistenza, cioè la spesa privata, anche per poter padroneggiare l’innovazione: ogni anno si presentano nuovi farmaci, capaci di rispondere a bisogni terapeutici che finora non avevano soluzione, nuove tecnologie, e per garantire un equo accesso a queste cure si deve mettere mano a una vera riforma dei meccanismi assistenziali. Non serve a molto, anzi a nulla, continuare con i tagli indiscriminati al finanziamento della sanità».

Si trasforma la figura del farmacista: in quest’ottica, quanto conta la formazione per rimanere al passo con il presente e il futuro?

«Conta tantissimo, e la Federazione ha operato su due fronti: da una parte la riforma del corso di laurea, che deve essere adeguato al nuovo modello di intervento del farmacista descritto prima, dall’altro agire sulla formazione post laurea e sull’ECM. A questo proposito ricordo che è stato su nostro impulso che si è avviato il Dossier formativo personalizzato, nel quale si indicano alcune tematiche individuate sulla base dei reali bisogni del Servizio sanitario: il professionista che basa la scelta dei corsi su queste indicazioni riceve un bonus formativo. Abbiamo di fronte un impegno notevole, anche soltanto considerando il fatto che passare dalla figura del farmacista dispensatore del farmaco a quella dello specialista del farmaco che eroga una prestazione personalizzata alla persona comporta un radicale cambiamento anche soltanto nel rapporto con il cittadino-paziente».

Aggressioni al personale sanitario e rapine alle farmacie. Come combattere il fenomeno, purtroppo in crescita, delle rapine? 

«È in effetti un dato preoccupante, perché in aumento e perché sono reati che vanno a colpire un presidio nel quale opera in maggioranza personale femminile, frequentato da persone in maggioranza fragili: anziani, madri con bambini per esempio. Inoltre, la farmacia non può “blindarsi”: è il presidio sanitario di più facile acceso e tale deve rimanere. Devo dire che in questo senso la grande collaborazione con le forze di polizia, il diffondersi dei sistemi di videosorveglianza molto hanno fatto per contenere l’impatto del fenomeno e la migliore risposta è proseguire su questa strada. Quanto alle aggressioni al personale sanitario all’interno di strutture quali le guardie mediche o i pronti soccorsi è evidente che occorre aumentare la vigilanza e questo significa – lo dico da professionista, da politico e da cittadino – aumentare l’investimento in sicurezza. Altrimenti si producono solo belle parole».

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