Salute 1 giugno 2016

Tribunale del Malato: «Ritrovare fiducia tra cittadini e camici bianchi su ECM e formazione»

Intervista a Tonino Aceti (Tribunale dei Diritti del Malato): «Fondamentali dialogo e confronto. Attenzione a tagli continui, decreto appropriatezza e turni massacranti»

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Un Servizio sanitario nazionale sempre più povero e ingarbugliato rischia di far crescere ancora di più la distanza tra operatori sanitari e cittadini.

Perché se un medico sbaglia (a causa magari della stanchezza provocata dai turni massacranti cui viene sottoposto per mancanza di personale) o prescrive troppe analisi (per tutelarsi nell’eventualità di una causa da parte del paziente), è il cittadino a rimetterci. Per questo è necessario trovare un punto di incontro che tuteli gli interessi tanto dei pazienti quanto dei camici bianchi. Sanità informazione ha parlato di questa contrapposizione con Tonino Aceti, Coordinatore del Tribunale dei Diritti del Malato.

A che punto sono i rapporti di fiducia tra pazienti e dottori?

«Senza dubbio c’è fiducia tra cittadino e medico. È chiaro però che questo è un momento particolarmente difficile per il Servizio sanitario, sia dal lato dei cittadini che da quello degli stessi professionisti della salute. Ci stiamo scontrando con una realtà molto delicata dal punto di vista delle risorse economiche che abbiamo a disposizione, che diminuiscono continuamente e che l’ultimo DEF 2016 [il Documento di Economia e Finanza, ndr.] taglia ulteriormente. Certo, ci sono comunque delle novità importanti per far fronte a questi tagli, come il Decreto Appropriatezza, che però è vissuto dai cittadini come una vera e propria riduzione delle prestazioni garantite dallo Stato. Purtroppo chi è chiamato ad applicare quella norma è proprio il medico, e questo può intaccare ulteriormente il rapporto tra personale sanitario e cittadini. In più, c’è il problema relativo all’aggiornamento della normativa sulla responsabilità professionale, e anche lì, diciamo, se non si trova un punto d’equilibrio migliore rispetto a quanto fatto finora in Commissione Affari Sociali potrebbe crescere un’ ulteriore tensione tra le parti. Ecco, ci sono questioni che vanno affrontate, e per farlo è fondamentale che ci sia sinergia tra le rappresentanze dei medici e le organizzazioni dei cittadini. Sono fondamentali dialogo e confronto».

Uno dei temi che vede dalla stessa parte della barricata cittadini e medici è quello dei turni massacranti a cui sono costretti tanti camici bianchi per la mancanza di ricambio nel personale.

«I fatti ci dicono che nella Legge di Stabilità la revisione delle assunzioni era definita, scritta nero su bianco. Era lì. Poi, dopo annunci e dichiarazioni fatte dal ministro Lorenzin e altri soggetti istituzionali che davano garanzie rispetto alle risorse, dopo cinque mesi siamo ancora a discutere su come fare per trovare le risorse che servono ad attuare una norma che abbiamo già approvato. E che dobbiamo trovarle, queste risorse, è chiaro, perché c’è assoluto bisogno di nuovo personale. Esiste un rapporto importante tra investimento nei confronti del personale sanitario e il livello di qualità e sicurezza delle cure erogate ai cittadini. I Livelli Essenziali di Assistenza sono erogati in modo sicuro se abbiamo un personale che fa quello che deve fare all’interno dei limiti della legge. È il discorso dei turni di lavoro. Può capitare una volta, due volte che si sfori con gli orari, ma se tutto ciò diventa la normalità per anni è ovvio che ci ritroviamo un personale stanco che è per forza di cosa più incline a commettere errori».

Un altro tema che riguarda il rapporto di fiducia tra medici e cittadini è quello della Formazione Continua in Medicina, obbligatoria per i camici bianchi. A fine 2016 si chiuderà il triennio formativo e i medici dovranno dimostrare di avere conseguito il numero di crediti richiesto. Da parte dei pazienti c’è dunque il desiderio di conoscere a che punto sia la formazione del medico, se questo è in regola oppure no…

«Oggi c’è in effetti una grande richiesta di trasparenza da parte dei cittadini a 360 gradi sul Servizio sanitario. Ad esempio noi abbiamo un piano nazionale esiti che dovrebbe essere facilmente accessibile ai cittadini, ma che in realtà non lo è. Per questo i cittadini continuano a scegliere le strutture a cui rivolgersi basandosi sul semplice passaparola e non attraverso una seria e trasparente informazione. Allo stesso modo, non esiste questo tipo di informazione anche per quanto riguarda il professionista che si occuperà materialmente del paziente. A questo va aggiunta la mancanza di trasparenza sul percorso formativo del medico. Che è fondamentale perché è diritto del paziente, mettiamo di un malato cronico, sapere qual è il percorso di formazione che ha fatto, che sta facendo e che, magari, farà in futuro il suo medico. Su questo c’è tuttora una domanda di trasparenza che non è ancora stata soddisfatta».

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