Formazione 28 agosto 2018

Test di ingresso: paure, speranze e rabbia degli aspiranti medici corrono su Facebook

Sono decine i gruppi creati da chi tra qualche giorno affronterà la prova d’accesso per chiedere consigli e spiegazioni, ma anche per sfogarsi contro un sistema ritenuto ingiusto e limitante. Le voci dei ragazzi

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«Sembra assurdo che il mio futuro debba essere basato su delle crocette». È solo una delle tante giovani voci che vedono il test d’ingresso alla facoltà di medicina come un ostacolo che li separa non solo dalla carriera che vorrebbero intraprendere, ma anche dalla vita che vorrebbero vivere.

Saranno circa 67mila gli aspiranti camici bianchi che il 4 settembre affronteranno la prova. I posti a disposizione sono 9779, quindi solo uno su sei riuscirà ad entrare. Per essere tra i più bravi, o tra i più fortunati, hanno trascorso l’estate a studiare, a frequentare corsi di preparazione e a provare le tante simulazioni che si trovano on line. Hanno ormai dato il via al conto alla rovescia, con i correlati ripassi dell’ultim’ora e l’inevitabile ansia che sale. E quando si trovano davanti domande e dubbi a cui proprio non sanno rispondere, cercano aiuto dove sono nate vere e proprie comunità di speranzosi aspiranti medici: Facebook.

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Sono decine i gruppi nati per darsi una mano a vicenda, avere informazioni sui libri su cui studiare, chiedere illuminazioni sulla risposta di un quiz o su quali siano le strade alternative da poter percorrere per non perdere un anno, nel caso il test andasse male. C’è chi come Andrea sottolinea con amarezza che «il trionfo di uno è correlato al fallimento dell’altro», oppure Aldo che chiede se può portare all’esame «la bottiglia dell’acqua o devo buttare il tappo». C’è anche chi il giorno del test vorrebbe portarsi un energy drink ma teme la squalifica per doping e chi chiede se è possibile lasciare acceso il cercapersone.

Ci sono i messaggi di chi il test l’ha affrontato qualche anno fa, e adesso inizia a vedere all’orizzonte l’obiettivo della laurea in medicina, come Edoardo, «un collega del quinto anno», che rivolge un «in bocca al lupo a tutti voi che vi accingete ad affrontare un test così duro e impegnativo, l’inizio di un percorso difficile e tortuoso ma allo stesso tempo affascinante, interessante ed appagante. Un percorso che deve essere dettato soprattutto dalla passione verso la professione e dall’amore verso gli altri. Auguro il meglio a chi di voi affronterà questo percorso con il cuore, oltre che con la testa». Una valanga di pollicioni alzati e cuoricini ha investito il post.

Ma c’è anche chi lascia messaggi poco incoraggianti a chi pensa che il test sia troppo difficile: «Se vi state disperando per il test, non andate a medicina. Vi aspettano sei anni di inferno. Ma se sarete impavidi come Ulisse ne uscirete vittoriosi e cambiati, dentro e fuori».

Poi c’è chi si sfoga, su Facebook e ai nostri microfoni, contro un sistema «limitante per le molte persone che hanno una passione e vogliono fare medicina». «Non è il test che determina la qualità di una persona, né è in grado di capire se potrà essere un buon medico o meno».

La maggior parte si rende però conto che uno sbarramento debba esserci. Chiedono però che non sia «questa tortura psicologica a cui vengono sottoposti gli studenti», ci dice un ragazzo. La soluzione che molti propongono sui tanti gruppi Facebook e siti nati ad hoc, come numerochiuso.info, è una «selezione che si dimostra nell’arco del tempo». «Il test dovrebbe essere fatto dopo il primo anno accademico, sulla base del merito – aggiunge un’altra studentessa -. Farei una selezione degli studenti con maggior numero di crediti totalizzati nell’anno, esami dati e media».

Qualcuno la paragona alla «selezione naturale» che porti nel tempo a definire chi effettivamente ha la stoffa per proseguire e chi potrebbe far meglio in altri ambiti. «Ritengo giusto consentire a tutti di frequentare il primo anno e impedire di proseguire a chi non ha accumulato un numero minimo di crediti». Intanto il 4 settembre si avvicina e chi intende iscriversi a medicina deve affrontare il test. Almeno per quest’anno, non c’è via di scampo.

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di Cesare Buquicchio e Giovanni Cedrone
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