Formazione 26 Settembre 2019

Medici di famiglia, ex Ministro Grillo alle Regioni: «Meno borse di formazione di quelle previste»

«Dovevano essere 2000 da distribuire in tutta Italia, ma le Regioni hanno deciso incredibilmente di formarne solo 666», specifica l’ex Ministro della Salute, Giulia Grillo riferendosi alle borse di studio previste dal decreto Calabria

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«Perché le Regioni vogliono formare meno medici di medicina generale rispetto a quelli che abbiamo concordato nel decreto Calabria?». È la domanda che si pone l’ex ministro della Salute, Giulia Grillo nel giorno della Conferenza delle Regioni prevista in mattinata a Roma.

«Ho letto le anticipazioni sul riparto dei posti aggiuntivi: dovevano essere 2000 da distribuire in tutta Italia, ma le Regioni hanno deciso incredibilmente di formarne solo 666. Chi ha deciso questa riduzione e perché? – Spiega ancora in un post su Facebook – Pare che il nodo, leggendo i documenti, sia il costo dell’organizzazione del corso che pare incrementato vertiginosamente da 1000 euro (dato storico in possesso della direzione del ministero), a 3000 euro».

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«I dati della carenza medici sono allarmanti, a fine 2018 erano 3. 474 i posti di ruolo rimasti “orfani” di candidati nella medicina generale, a cui aggiungere i continui pensionamenti. Con le norme del decreto andavamo a compensare questa carenza formando 4.000 persone l’anno in tutta Italia, e invece qualcuno ha deciso di cambiare le carte in tavola. A svantaggio dei cittadini innanzitutto e ovviamente dei medici che vogliono formarsi».

«Cosa comporta questa riduzione? Si mette a serio rischio l’assistenza dei pazienti e si continua ad alimentare il fenomeno dei “camici grigi”: esercito di eterni precari non completamente formati, e non tutelati, a cui bisognava porre fine e non di alimentarne ulteriormente il numero come invece accadrà».

«Questa scelta, a mio parere incomprensibile, – conclude Giulia Grillo – farà ripartire in modo ancora più aspro il braccio di ferro con la categoria. I malati, il territorio e i giovani medici chiedono risposte concrete. A chi giova questa situazione?».

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