Formazione 2 Maggio 2019 12:51

Carenza medici, Guicciardi (FederSpecializzandi): «Scorretto impiegare gli specializzandi come “tappabuchi”»

«Richiamare i pensionati misura estrema che riflette l’intero buco formativo. Siamo favorevoli ai concorsi aperti agli specializzandi dell’ultimo anno ma non ad una contrattualizzazione precoce». E sulla disparità tra MMG e specializzandi il presidente di FederSpecializzandi aggiunge: «È significativa e va superata, si formano tanto quanto gli altri»

La formazione specialistica oggi, in Italia, non solo non è adeguata a quelli che sono gli standard europei, ma paga anche le conseguenze di un’errata programmazione e di anni di politiche sbagliate che rischiano, in futuro, di non poter garantire la salute dei cittadini e la sostenibilità del Sistema Sanitario Nazionale. Ne è perfettamente consapevole Stefano Guicciardi, Presidente di FederSpecializzandi (Associazione nazionale dei medici in formazione specialistica) e medico in formazione in Igiene e Medicina Preventiva presso l’Università di Bologna. Il dottor Guicciardi, ai nostri microfoni, ha precisato quali sono i tanti nodi da sciogliere per migliorare la situazione dei futuri medici specialisti italiani.

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Lei ha parlato di una differenza a livello formativo tra l’Italia e i Paesi europei. Ci può spiegare meglio queste difformità?

«Ho fatto un confronto soprattutto con l’Inghilterra che è un Paese che ha sviluppato per anni un approfondimento sulla formazione medica post-laurea a cui noi guardiamo con interesse, senza copiare, provando a contestualizzarlo alla situazione italiana. Le differenze sono significative: partiamo dalla chirurgia; un chirurgo generale in Italia ha come riferimento due pagine di obiettivi scritti all’interno del Decreto interministeriale 68-2015. Si tratta di obiettivi anche generici del tipo “il medico deve aver fatto 320 interventi di piccola chirurgia”. In Inghilterra, al contrario, c’è un curriculum di 351 pagine estremamente dettagliato in cui, per ogni specialista, c’è scritto che ruolo deve avere, quali sono le competenze da acquisire, gli strumenti pedagogici e di valutazione. Ecco, questi sono tutti concetti che faticano ad entrare nel nostro modo di ragionare e questo inficia la qualità formativa. Come facciamo a valutare un chirurgo se non abbiamo strumenti di confronto? Quali sono gli strumenti che possiamo utilizzare per poter verificare che un chirurgo a Milano sia formato allo stesso modo di un chirurgo a Palermo? Queste non sono sottigliezze, questo è il cuore della formazione e della sicurezza delle cure per i cittadini che devono pretendere di avere chirurghi allo stesso livello di formazione».

Lo specializzando è un medico in formazione: come è coperto a livello di responsabilità professionale e quanto spaventano i contenziosi legali?

«Il tema del contenzioso medico legale è molto grave; per quanto riguarda lo specializzando, come medico in formazione, la tutela legale è garantita dal momento in cui lavora all’interno del contesto formativo ed è coperto dal contratto di formazione. Questo spaventa per il post: ci sono specializzazioni che risentono di questa criticità, del contenzioso che aumenta man mano che uno diventa più esperto e acquisisce rischi professionali maggiori, tipici della chirurgia».

Per ciò che riguarda la carenza di personale, cosa ne pensa di richiamare i medici pensionati o di aprire i concorsi agli specializzandi?

«Per quanto riguarda i medici pensionati, credo che sia una misura estrema che riflette l’intero buco formativo che c’è nel sistema. Sono anni che diciamo che mancano le risorse per formare gli specialisti e ora i nodi vengono al pettine: si arriva a situazioni estreme quasi surreali. L’accesso ai concorsi agli specializzandi dell’ultimo anno è positivo purché si mantenga come accesso al concorso e non come una contrattualizzazione precoce che vorrebbe dire, di fatto, impiegare lo specializzando come “tappabuchi” per colmare esigenze di organico. Questo non deve avvenire, perché fino all’ultimo momento lo specializzando è un medico in formazione e ha bisogno di tutti gli insegnamenti necessari e le tutele formative perché diventi effettivamente un professionista completo».

Molte scuole di specializzazione rischiano di chiudere perché non rispettano gli standard qualitativi…

«È una cosa da affrontare con serietà: se non ci sono gli standard è giusto che la scuola non eroghi formazione. Non possiamo più pretendere, come avveniva gli scorsi anni, che uno specializzando si formi in un contesto non adeguato a formarlo. Il percorso è iniziato nel 2017 con il primo processo di accreditamento e adesso le scadenze sono arrivate a conclusione; per questo, le scuole che con hanno certi requisiti dovranno chiudere nell’interesse dello specializzando e del cittadino».

Per concludere, quanto pesa ancora la disparità economica tra specializzandi e medici che frequentano il corso di formazione in medicina generale?

«Per ora è significativa; lo specializzando, con il suo contratto, percepisce uno stipendio simile alla borsa studentesca di circa 25mila euro lordi i primi due anni e dal terzo in poi di 26mila euro. Questo non avviene per i colleghi che fanno medicina generale: il corso è molto differente in termini di tutele e diritti, il compenso economico è molto al di sotto e per questo la disparità va superata. Si tratta di colleghi che si formano tanto quanto gli specialisti e che devono garantire un servizio essenziale come quello territoriale ai cittadini».

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