Contributi e Opinioni 21 Gennaio 2019

Studio rivela: visite dal medico di famiglia allungano la vita. Fiorenzo Corti (FIMMG): «Camici bianchi devono poter compilare un piano assistenziale individuale»

Il vicesegretario nazionale della Federazione dei medici di medicina generale commenta la ricerca pubblicata su BMC Medicine secondo cui i pazienti con malattie a lungo termine che hanno saltato due o più appuntamenti l’anno vedevano aumentare di tre volte il rischio di morte (per qualsiasi tipo di malattia) nei mesi successivi

Andare dal medico di famiglia allunga la vita: saltarle infatti è associato a un più elevato rischio di morte prematura. Lo rivela più ampio studio del suo genere, pubblicato su BMC Medicine e riportato dall’Ansa. I ricercatori dell’Università di Glasgow insieme ai colleghi dell’Università di Lancaster e dell’Università di Aberdeen hanno esaminato oltre 500mila appuntamenti di pazienti di circa 130 medici di famiglia tra il 2013 e il 2016.

LEGGI ANCHE: FIMMG, CORTI: «E’ ASSURDO CHE IL MEDICO DI FAMIGLIA NON POSSA PRESCRIVERE FARMACI PER DIABETE. GOVERNO E AIFA INTERVENGANO»

Le informazioni sulle visite effettuate sono state collegate alle storie cliniche dei pazienti. Ne è emerso che i pazienti con malattie a lungo termine che hanno saltato due o più appuntamenti l’anno vedevano aumentare di tre volte il rischio di morte (per qualsiasi tipo di malattia) nei mesi successivi, rispetto a coloro che non saltavano i controlli. Inoltre il rischio aumentava ulteriormente in pazienti con malattie mentali.

«Da un lato – spiega Fiorenzo Corti, vicesegretario nazionale della Fimmg – i pazienti dovrebbero fidarsi e affidarsi di più al medico di famiglia. Dall’altro, questi ultimi devono esser messi in condizione di poter strutturare gli appuntamenti, come previsto dalla prossima convenzione della medicina di base e come accade già in alcune regioni, attraverso la compilazione di un piano assistenziale individuale, in cui sia indicato anche l’elenco di esami e controlli da svolgere. In modo tale che il paziente possa esser monitorato, ed eventualmente richiamato a farli qualora non provveda».

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