Contributi e Opinioni 14 Luglio 2020

«La formazione manageriale come nudge per il SSN e per il post Covid»

Tra gli elementi che la pandemia ha sollecitato vi è anche quello della complessità dei Sistema Sanitario. L’implementazione di competenze diffuse e trasversali è stata indispensabile per proporre risposte organizzative e di gestione dei bisogni di salute anche in periodo Covid. Strumenti tecnici e human skills che sono necessarie a governare i processi verso obiettivi […]

di Marinella D’Innocenzo, Direttore Generale ASL Rieti e coordinatrice del Corso di formazione manageriale Direttori di Struttura complessa Istituto “Arturo Carlo Jemolo”
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Tra gli elementi che la pandemia ha sollecitato vi è anche quello della complessità dei Sistema Sanitario. L’implementazione di competenze diffuse e trasversali è stata indispensabile per proporre risposte organizzative e di gestione dei bisogni di salute anche in periodo Covid. Strumenti tecnici e human skills che sono necessarie a governare i processi verso obiettivi di miglioramento continuo.

Le esigenze urgenti nate dal Covid-19, l’accorpamento delle Aziende Sanitarie secondo una nuova vision, la ridistribuzione delle risorse e delle Unità Operative, un nuovo rapporto con il privato, una maggiore attenzione all’accountability e ai profondi mutamenti demografici, epidemiologici e socio-economici anche attraverso i flussi informativi e ai loro risvolti epidemiologici e predittivi, il focus sulle cronicità e sulle fragilità, sono tutte dinamiche innescate che stanno trasformando alle basi il Sistema Sanitario.

Per il management sanitario si rinnova continuamente la sfida del governo del cambiamento: consolidare i bilanci e proporre modelli innovativi tali da valorizzare ogni singolo professionista che partecipa alla risposta ai bisogni di salute dei cittadini, aumentando il value delle performance e l’appropriatezza delle cure.

Il middle management, in una visione strategica, è l’anello indispensabile per la realizzazione di un nuovo design organizzativo. È il link di connessione tra i driver di sviluppo, sia per il conseguimento degli obiettivi che per il consolidamento e l’accrescimento del ruolo del Sistema. È vero anche che gli operatori sono spesso oggetto di schemi comportamentali automatici, consolidati dall’attività svolta nel corso della carriera professionale e al lavoro quotidiano. La dirigenza sanitaria perciò rappresenta il nudge (pungolo appunto, così come teorizzato dal premio Nobel per l’economia Richard H. Thaler ne La spinta gentile) attraverso cui il Sistema si modifica e si trasforma. Un nudge è un intervento che indirizza una scelta in modo positivo, mutando il contesto in cui viene presa. Guida cioè le scelte delle persone e delle organizzazioni, in modo più razionale. Il nudging dimostra come, anche nell’ambiente sanitario moderno sempre più value oriented, si possa riprogettare l’architettura del contesto decisionale per favorire un cambiamento culturale, agevolando scelte funzionali al benessere individuale e organizzativo in un’ottica di funzionalità e massimizzazione delle risorse.

La dirigenza dunque, con tutta la filiera manageriale, favorisce la creazione di ambienti di scelta (le Unità Operative delle Aziende Sanitarie, i Dipartimenti, o le Operations) in cui si adottano comportamenti virtuosi in termini di salute e di produttività, che si riverberano sull’organizzazione e sul cittadino.

Pochi mesi fa la Commissione Europea individuava, tra le tendenze per la trasformazione dei sistemi sanitari per il prossimo biennio, anche quella dell’innovazione nello skill mix professionale. La modificazione evolutiva delle competenze dei professionisti della sanità intesa cioè come bisogno di essere aggiornate e “scambiate” tra professioni diverse, alla luce dell’evoluzione del sistema e delle future carenze del mercato del lavoro.

Alla formazione manageriale è deputata una grande responsabilità. Quella cioè di spingere la dirigenza ad accompagnare un ridisegno istituzionale dettato dalla necessità di generare economie di scala e controllare meglio le dinamiche della spesa, garantendo logiche di sistema con una programmazione unitaria. Affrontare la ridondanza, la sovrapposizione e la duplicazione di strutture di erogazione di servizi e cura sarà necessario per riorientare i servizi verso filiere e reti integrate di offerta e per ridefinire le funzioni del middle management.

Anche a questo proposito, da pochi mesi è disponibile il “Manuale di formazione manageriale in sanità”, edito da Maggioli e nato dall’esperienza del Corso di formazione per direttori di struttura complessa della Regione Lazio e dell’Istituto di Studi giuridici del Lazio “Arturo Carlo Jemolo”.

Il Manuale raccoglie numerosi contributi di manager autorevoli della sanità nazionale, tra cui quelli di Achille Iachino, Stefano Cerioni, Donato Scolozzi, Marcello Giannico, Barbara Solinas, Fabrizio D’Alba, Antonio D’Urso, Giorgio Casati, Alessandra Barca, Tonino Aceti, Nicola Tasco, Pierluigi Tosi, Lidia di Minco, Guido Noto, Francesco Di Stanislao, Silvia Cavalli, Maurizio Stumbo, Roberta Taurino, Alessandra Mecozzi, Claudio Costa, Francesco Venneri, Giorgio Cavallero.

La formazione manageriale, che il Manuale descrive attraverso quattro linee fondamentali (organizzazione e gestione dei servizi sanitari, programmazione economica e sanitaria, acquisti e appalti in sanità, gestione delle risorse umane, buone pratiche del Corso Jemolo), è il volano per la realizzazione ed il consolidamento del cambiamento organizzativo programmato a più livelli. La rivisitazione critica e standardizzata del flusso delle attività sanitarie e socio-sanitarie, che tramite la formazione si diffonde trasversalmente nell’organizzazione, è il nuovo quadro strategico di lungo periodo entro cui assicurare coerenza anche in funzione della salvaguardia della qualità delle cure, della loro appropriatezza ed efficienza.

 

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