Contributi e Opinioni 11 Maggio 2020 12:51

I meccanismi mentali alla base del disagio psicologico del personale sanitario con pazienti Covid-19

di Grazia Attili, Psicologa Evoluzionista, Professore Ordinario di Psicologia Sociale presso l’Università di Roma Sapienza, Autrice di “Attaccamento e Costruzione Evoluzionistica della Mente”, 2007, Cortina Editore

di Grazia Attili, Professore Ordinario di Psicologia Sociale, Università Sapienza

Da quando è iniziata l’emergenza Coronavirus, psicologi e psichiatri richiamano l’attenzione sui disturbi mentali ai quali medici e infermieri potrebbero andare incontro nell’immediato, e/o quando tutto questo sarà finito. Si ritiene, infatti, che l’assistere alla sofferenza e alla morte dei pazienti e il rischio di contagio possano portare a disagi analoghi a quelli di chi assiste ad eventi catastrofici o si sia confrontato con il rischio di morire, codificabili come Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTSD). E da uno studio condotto in Cina nel periodo compreso tra il 7 e il 14 febbraio sul personale sanitario a contatto con pazienti Covid-19 appare che il 23% dei medici riporta sintomi di ansia di forte intensità, e che nel 27 % del personale sanitario sono riscontrabili i sintomi descritti nel PTSD, quali insonnia, agitazione, ipervigilanza, incubi notturni, immagini negative ricorrenti, ansia, depressione, senso di confusione, insonnia, irritabilità (Huang et al.,2020). Ma come mai vedere la sofferenza degli altri e/o o la paura di infettarsi hanno un impatto così forte sulla salute mentale dei sanitari? Una interpretazione plausibile è quella che fa ricorso al modo in cui è organizzata la nostra mente a seguito della nostra evoluzione biologica.

Noi siamo dotati di vari Sistemi Motivazionali, di organizzazioni mentali, frutto della selezione naturale, e quindi a base innata, detti “Sistemi di Controllo Corretti secondo uno Scopo”. Questi portano alla messa in atto inconsapevole e rapida di quei comportamenti che, a seconda delle situazioni, fanno raggiungere uno scopo specifico collegato alla possibilità di sopravvivere o di provvedere alla propagazione dei propri geni. Siamo regolati, per esempio, da un Sistema della Difesa. In caso di pericolo, questo si attiva in automatico e fa scattare i comportamenti che possano garantire la vita: possiamo attaccare o fuggire; se non ne abbiamo la possibilità, restiamo immobili, come congelati; e/ o, a livello psicologico, sperimentiamo stordimento e intorpidimento. Quando non c’è scampo (siamo in una situazione di fuga bloccata), una immobilità simile alla morte è una strategia di difesa, frutto dell’evoluzione; nel mondo animale impedisce di essere attaccati dai predatori che si cibano solo di individui vivi. A livello mentale lo stordimento protegge da reazioni inconsulte di panico. Raggiunto lo scopo (abbiamo scongiurato il pericolo) il sistema si disattiva, le nostre risposte cessano, e si ripristina una situazione interna di rilassatezza.

Altrettanto importante per la sopravvivenza è il Sistema dell’Attaccamento il quale ha lo scopo di tenere in equilibrio il sentirsi sicuro con le condizioni esterne di pericolosità. La possibilità di non morire è biologicamente assicurata dal contatto con una figura specifica che possa proteggere e confortare (i genitori, quando si è piccoli; il partner nella vita adulta). Se siamo in pericolo o ci sentiamo male, questo sistema si attiva e porta alla messa in atto dei comportamenti che possano produrre o mantenere l’accostamento di quella persona: manifestiamo il nostro dolore, piangiamo, cerchiamo un abbraccio o una carezza. Quando lo scopo è stato raggiunto (siamo vicini alla persona che ci protegge) il sistema dell’attaccamento si disattiva, e l’organismo raggiunge uno stato di calma.

Speculare è il Sistema dell’Accudimento, il quale dà conto della propensione a dare cure a chi è più debole, così che scatta, in particolar modo, nei confronti dei nostri figli. Garantendo alla nostra progenie la sopravvivenza possiamo propagare i nostri geni nelle generazioni successive. Per estensione il sistema dell’accudimento si può attivare, poi, ogni qualvolta percepiamo un bisogno da parte di altri. Ai primordi, i gruppi erano formati da consanguinei; aiutandoli avevamo una chance maggiore di replicazione genica.

Ebbene, le esperienze dei medici ed infermieri con pazienti Covid alterano il funzionamento proprio di questi sistemi e fanno scattare motivazioni tra loro incompatibili. Il bisogno dei malati fa attivare il sistema dell’accudimento, peraltro precipuo delle professioni di aiuto. Ma con i pazienti affetti da Coronavirus  questo meccanismo rimane come inceppato, così che l’organismo non raggiunge mai uno stato di rilassatezza: i comportamenti di cura vengono messi in atto senza soluzione di continuità perché molti malati non guariscono, altri ne arrivano in continuazione; e molti muoiono. I medici, pertanto, si devono anche confrontare con un senso di fallimento per non raggiungere lo scopo previsto da quel sistema.

In contemporanea, la possibilità di essere contagiati fa attivare il sistema della difesa. Questo, tuttavia, entra in conflitto con il sistema precedente; infatti, non può portare alle reazioni di fuga dal pericolo, perché il senso del dovere e l’amore per chi è malato richiede di rimanere accanto ai pazienti a dare cure. Può dar luogo, pertanto, a quello stordimento da “fuga bloccata”, esperito da alcuni medici e infermieri a fine turno. La propria paura e il senso di solitudine fanno attivare, inoltre, il sistema dell’attaccamento, al quale non viene consentito di far scattare le richieste di conforto a causa dell’attivarsi, ancora una volta, del sistema dell’accudimento: al ritorno a casa, la spinta a proteggere i familiari da un possibile contagio fa da deterrente al cercare quel contatto che potrebbe lenire lo spavento. Non  a caso, spesso il personale sanitario preferisce dormire in ospedale o in un’altra abitazione. Peraltro, può accadere che i familiari stessi vogliano mantenere le distanze, per paura dell’infezione, e si mostrino freddi; così, la mancata risposta nel momento cruciale del bisogno può dar luogo ad una ritraumatizzazione.

L’attivazione simultanea, e la mancata disattivazione di sistemi mentali che si pongono come incompatibili, possono essere considerati tra i principali fattori di rischio per una sintomatologia traumatica. Il conflitto motivazionale, che impedisce il soddisfacimento di bisogni di base legati alla difesa, alla protezione e al conforto, porta, infatti, ad emozioni troppo intense per essere sopportate dall’organismo. Queste, quindi, potrebbero ben dar conto dell’emergere subito, ma anche dopo molti mesi, quando la tensione si allenta e si ha un crollo dei meccanismi di difesa, di quei sintomi propri del PTSD, dei quali dicevamo all’inizio, i quali costituiscono, per il personale sanitario coinvolto in questa terribile emergenza, il costo immenso del dare cure.

Tratto da “Sistemi motivazionali e salute mentale di medici ed infermieri nell’emergenza CoronaVirus: una prospettiva evoluzionistica”, in stampa

 

ISCRIVITI ALLA NEWSLETTER DI SANITÀ INFORMAZIONE PER RIMANERE SEMPRE AGGIORNATO

Articoli correlati
Chi può essere esentato dalla vaccinazione Covid-19?
Come compilare il certificato di esonero vaccinale per gli operatori sanitari. L'ASL può infatti annullare l'atto se non ben redatto
di Riccardo Cantini, intermediario assicurativo (Iscrizione RUI di IVASS: E000570258)
Caso Zitromax, Aifa: «Non esistono antibiotici efficaci per il Covid-19»
Dopo il grande clamore suscitato dalla carenza dell’Azitromicina e la segnalazione di Federfarma, arriva la risposta dell’Agenzia Italiana del Farmaco: «Carenza causata da prescrizione del farmaco al di fuori delle indicazioni previste»
Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo
Al 14 gennaio, sono 320.249.932 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 5.521.977 i decessi. Ad oggi, oltre 9,56 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE.   I casi in Italia Il bollettino di oggi (14 gennaio): Ad oggi in Italia il totale delle persone […]
Allarme carenza Zitromax, «Italia unico Paese in Europa in cui è introvabile». Federfarma invia segnalazione ad Aifa
Le linee guida non prevedono l’uso di Azitromicina nella terapia per il Covid-19 ma gli scaffali sono vuoti un po’ ovunque. Tobia (Federfarma): «Mancanza farmaco pericoloso per chi ne ha davvero bisogno». Scotti (Fimmg): «Medici che fanno il loro dovere non prescrivono Azitromicina in modo inappropriato»
Il neonatologo: «Siamo costretti a separare le mamme non vaccinate dai loro figli»
Ambrogio Di Paolo (Presidente SIN Lazio): «Con l’ordinanza della Regione Lazio si può entrare negli ospedali soltanto con il Green pass rafforzato. E molte mamme non sono vaccinate, per disinformazione»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

Covid-19 e vaccini: i numeri in Italia e nel mondo

Al 14 gennaio, sono 320.249.932 i casi di Covid-19 in tutto il mondo e 5.521.977 i decessi. Ad oggi, oltre 9,56 miliardi di dosi di vaccino sono state somministrate nel mondo. Mappa elaborata dalla&nb...
Contributi e Opinioni

«Perché il medico di famiglia non ti risponde al telefono»

di Salvatore Caiazza, Medici senza Carriere
di Salvatore Caiazza, Medici senza Carriere
Politica

Legge di Bilancio. Dalla stabilizzazione dei precari Covid ai fondi per aggiornare i LEA, tutte le misure per la sanità

Via libera della Camera dopo una maratona di tre giorni. Il Fondo sanitario incrementato di due miliardi all’anno per tre anni, prorogate le USCA e prevista un’indennità per gli ope...
di Francesco Torre