Ambiente 13 Maggio 2022 09:40

Molestie olfattive e inquinamento, ecco l’App per segnalare la puzza sul territorio

Il progetto NOSE del CNR insieme ad ARPA Sicilia consente di mappare e identificare i siti a rischio

Molestie olfattive e inquinamento, ecco l’App per segnalare la puzza sul territorio

L’olfatto umano ha, tra i cinque sensi, un’importante funzione salvavita. Molti odori percepiti come sgradevoli, infatti, possono provenire da agenti velenosi o inquinanti che impattano negativamente sulla salute, nell’immediato o nel tempo. Riconoscere e identificare sul territorio i luoghi fisici dove la concentrazione di cattivo odore viene riferita dagli abitanti come maggiormente invasiva può aiutare a mappare i siti maggiormente inquinati e inquinanti e ad elaborare o implementare programmi di monitoraggio sulle zone a rischio.

Da questi presupposti nasce nel 2019 il progetto NOSE (Network for Odour Sensitivity), sviluppato dall’Istituto di Scienze dell’Atmosfera e del Clima del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-ISAC) insieme ad ARPA Sicilia, che consiste in una web App scaricabile gratuitamente dai cittadini e consente loro di segnalare in tempo reale, in maniera anonima e georeferenziata i miasmi avvertiti nell’aria, con particolare riferimento al tipo di odore percepito, alla sua intensità, e ad eventuali disturbi fisici che ne derivano, con l’obiettivo appunto di mappare e sorvegliare le aree coinvolte attuando strategie di contenimento. L’area di riferimento è, ad oggi, la provincia di Siracusa e parte della provincia di Catania e di Gela.

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Nell’ambito del progetto è stato presentato nei giorni scorsi il volume intitolato “Molestie olfattive”, curato dagli esperti del CNR in collaborazione con le Università di Trieste Bari e dalle ARPA di Puglia, Sicilia e Marche per mettere a sistema quanto fino ad oggi svolto in questo campo di ricerca e i dati raccolti.

Ce ne ha parlato nel dettaglio Paolo Bonasoni, Dirigente di ricerca del CNR-ISAC e Responsabile del Progetto NOSE.

La segnalazione delle masse d’aria maleodoranti e le verifiche

«Nello sviluppare la web App del NOSE – spiega – abbiamo applicato una modellistica che permette di tracciare, attraverso un tool, il percorso delle masse d’aria che arrivano al cittadino segnalatore, così da consentire all’ARPA di attuare in modo mirato le azioni di sorveglianza necessarie. È importante capire se la provenienza riguardi, ad esempio, un impianto industriale, petrolchimico o di depurazione delle acque, piuttosto che un impianto agricolo o di smaltimento e recupero di rifiuto».

Quando la puzza significa pericolo di inquinamento

«Un altro aspetto importante del progetto – prosegue Bonasoni – riguarda la messa a sistema di campionatori in grado di “catturare” la massa d’aria odorigena nel momento in cui le segnalazioni dei cittadini superano un certo valore di soglia, allo scopo di analizzarla in base sia a criteri olfattometrici sia chimici. I campionatori sono stati installati quindi nelle aree da dove provengono più segnalazioni, consentendoci di mappare le aree più a rischio. Uno dei primi casi di segnalazioni che abbiamo avuto, infatti, riguardava i miasmi provenienti da un impianto industriale, su cui ARPA ha fatto i controlli necessari. Una volta che si arriva a conoscere l’origine della massa d’aria maleodorante – sottolinea – è fondamentale che si prendano contromisure sul territorio interessato per eliminare o almeno ridurre il disagio».

L’impatto dei miasmi sulla salute e la qualità della vita

«Indipendentemente della tossicità di molte sostanze inquinanti maleodoranti – osserva Bonasoni – è chiaro che vivere immersi nel cattivo odore impatta negativamente sulla qualità della vita. Alcuni composti organici odorigeni sono sicuramente cancerogeni, come il benzene o la formaldeide, mentre altri, pur non essendo collegabili a rischi tossicologici possono comunque arrecare un danno alla salute nella misura in cui possono causare mal di testa, bruciore agli occhi ed altri disturbi. L’applicativo NOSE – conclude Bonasoni – chiede ai cittadini di classificare anche gli eventuali sintomi arrecati dall’esposizione ai miasmi, e i relativi dati raccolti vengono inviati agli epidemiologi per studiare strategie correttive anche in questo senso».

 

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