Diritto 17 marzo 2015

Riforma Titolo V: “Bene il ritorno alla centralizzazione delle politiche sociali”

La parola al senatore PD Amedeo Bianco, presidente FNOMCeO

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Grazie all’intervento della Camera le politiche sociali tornano nell’alveo di esclusività statale”. Per il senatore PD e presidente FNOMCeO Amedeo Bianco è questa una delle più importanti modifiche contenute nel provvedimento di riordino del Titolo V della Costituzione, passato alcuni giorni fa a Montecitorio.

“Credo sia un principio assolutamente positivo – spiega – se non altro per la stretta connessione che esiste con la vita concreta delle persone affette da malattie croniche e invalidanti. In questo caso il problema coinvolge tanto l’ambito sanitario quanto, appunto, quello sociale”.

Ma le politiche sociali non sono le sole a tornare sotto il controllo del governo centrale. Nel documento, approvato con 357 voti favorevoli, 125 contrari e 7 astenuti, appare lampante il ritorno dello Stato come perno attorno a cui riprenderà a girare la sanità italiana, salvo eventuali modifiche alla prossima lettura al Senato: “Dopo anni di federalismo sanitario – spiega ancora Bianco – che si è diffuso nel nostro Paese a macchia di leopardo, è emersa l’esigenza di avere un governo centrale che possa regolare univocamente la materia attraverso l’erogazione dei Lea e monitorare la qualità dei servizi essenziali di assistenza forniti dallo Stato”. La riforma fa dunque registrare un sostanziale ampliamento dei poteri e delle competenze riservate all’apparato statale, con conseguente riduzione della libertà di manovra riservata alle Regioni.

Con la modifica dell’articolo 117 lo Stato acquista infatti l’esclusività della potestà legislativa nella “determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che devono essere garantiti su tutto il territorio nazionale”, delle “disposizioni generali e comuni per la tutela della salute” e della sicurezza alimentare. Alle Regioni spetta invece la potestà legislativa in materia di pianificazione del territorio e mobilità, di dotazione infrastrutturale, programmazione e organizzazione dei servizi sanitari e sociali. Si tratta dunque di un’autonomia più ristretta che può venire limitata ulteriormente a favore dello Stato ogni volta in cui è richiesto dalla “tutela dell’unità giuridica o economica della Repubblica, ovvero la tutela dell’interesse nazionale”.

“Da questo punto di vista – conclude il senatore – una riforma che riesca a bilanciare di nuovo l’equilibrio che esiste tra le competenze proprie dello Stato e quelle riservate alle Regioni, spostandolo un po’ di più sul governo centrale, rappresenta senza dubbio un fattore positivo per il Paese e per i cittadini”.

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