Dalla Redazione 21 Maggio 2020 12:00

La medicina generale: «Modelli organizzativi e procedure si adattino ai bisogni delle persone, non viceversa»

Nulla sarà come prima di Covid-19?  È il mantra speranzoso ma dubitante di questi mesi che noi medici ripetiamo con i nostri concittadini. Come se lo stress test di questi mesi debba produrre automaticamente cambiamenti immediati, radicali e irreversibili nel nostro sistema sanitario, nella Medicina Generale e nelle abitudini dei cittadini. In realtà, il Covid-19 […]

di SIMG, Società Italiana Medicina Generale

Nulla sarà come prima di Covid-19?  È il mantra speranzoso ma dubitante di questi mesi che noi medici ripetiamo con i nostri concittadini. Come se lo stress test di questi mesi debba produrre automaticamente cambiamenti immediati, radicali e irreversibili nel nostro sistema sanitario, nella Medicina Generale e nelle abitudini dei cittadini.

In realtà, il Covid-19 ha prodotto per ora solo piccole ma sostanziose modifiche generate dalla necessità del lockdown più che da una lungimiranza organizzativa. Modifiche, non cambiamenti. Con il grande rischio e, in qualcuno, anche una gran voglia inconfessata di ritornare al passato e alle vecchie abitudini precovid.

Solo alcuni esempi tra i tanti:

  • Abbiamo per necessità modificato la falsa dematerializzazione delle ricette, grande inganno italiano. La ricetta infatti non era sparita, anzi era diventata un foglio di carta più pieno di inchiostro. Un paradosso tecnico: da rossa a bianca, più carta e più toner consumati, stessa perdita di tempo per stamparla e consegnarla/ritirarla. Ma perché non si poteva far sparire prima la ricetta fisica? Perché forse importava poco che i cittadini fossero liberi di ritirare i farmaci dappertutto senza spostamenti inutili e senza essere vincolati da due fustelle da appiccicare su fogli di carta “residenti” e rimaterializzati.
  • Il Covid ha momentaneamente fatto accantonare il grande tabù della deontologia clinica: il “triage” telefonico e il monitoraggio attivo delle patologie da casa sono diventati temporaneamente la regola. Il falso dilemma se si possa effettuare una diagnosi corretta solo con una telefonata sarà oggetto di riflessione già in fase 2. La  risposta è certamente negativa in termini generali ma ricordando tuttavia che i sintomi e i segni nella medicina moderna si rilevano ormai in gran parte con l’ausilio del telemonitoraggio, fatto anche con strumenti semplici e di basso costo.
  • Si può fare molto di più di quanto abbiamo fatto in passato con la collaborazione di un cittadino cooperante e ben formato. Vale a dire – è la scoperta dell’acqua calda – che un cittadino ben informato e ben organizzato può sorvegliare con il medico molti parametri di salute e di malattia.
  • Il Covid-19 ha mostrato che gli ambulatori affollati di un tempo, oltre che essere pericolosi oggi per la pandemia, sono pericolosi sempre perché tradiscono la disorganizzazione, la mancata programmazione del monitoraggio delle patologie croniche da parte del sanitario, lasciata invece alla iniziativa del paziente.
  • Si è modificato il concetto tradizionale che la presenza fisica sia sempre e comunque necessaria per ragioni mediche e medico legali, determinata dal bisogno di ritirare un certificato di malattia, un foglio di carta, un inutile e incancellabile piano terapeutico, un’ennesima misurazione di pressione, in un mondo in cui la fisicità del contatto col medico deve rispondere a due sole precise condizioni di necessità: la necessità di osservare di persona sintomi e segni certi ed eseguire trattamenti non effettuabili altrimenti e non eseguibili a distanza e la necessità di parlare con il proprio medico.

Tutto il resto, se è dettato da vessazioni burocratiche, deve sparire. Code fisiche, telefoniche e telematiche per prenotare e avere risposte devono sparire. Cartacce, timbri e autorizzazioni devono sparire. Si possono trasferire milioni di euro con un click e non si riesce a prenotare un emocromo o una ecografia o prenotare un tampone per Covid?

Perché o le piccole modifiche sono seguite da grandi cambiamenti o tutto rischia di tornare come prima. Non cambiano i bisogni, le esigenze ed urgenze sanitarie. I cronici continueranno ad aumentare, come il tasso di invecchiamento della nostra popolazione e le multipatologie.

Questi sono i temi che dobbiamo immediatamente affrontare, ricordando che, perché nulla sia davvero  come prima, occorre innanzitutto che sia la mentalità del Paese e dell’organizzazione sanitaria a dover cambiare ed adattare i propri modelli organizzativi e le procedure ai bisogni delle persone, non viceversa.

 

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