Salute 28 Ottobre 2026 12:12

Tumori cerebrali pediatrici, cinque priorità per una presa in carico che coinvolga tutta la famiglia

Dall'integrazione precoce del sostegno psicologico alla continuità assistenziale, fino alla tutela dello sviluppo neurocognitivo e al supporto dei professionisti sanitari

di Redazione
Tumori cerebrali pediatrici, cinque priorità per una presa in carico che coinvolga tutta la famiglia

Migliorare le possibilità terapeutiche, senza trascurare ciò che accade al bambino e alla sua famiglia durante e dopo le cure. Nei tumori cerebrali pediatrici, la presa in carico non può esaurirsi nel trattamento della malattia, ma deve considerare anche lo sviluppo cognitivo ed emotivo, la qualità della vita, il sostegno psicologico e sociale e la continuità dell’assistenza. È questa la prospettiva al centro del workshop che si è svolto oggi all’Istituto superiore di sanità (Iss), nell’ambito del progetto europeo Hit-Glio, finanziato dal programma Horizon Europe. L’iniziativa è dedicata ai bambini con gliomi pediatrici di alto grado, tumori cerebrali particolarmente complessi per i quali la ricerca punta a comprendere meglio i meccanismi della malattia e a sviluppare strategie terapeutiche più efficaci. Accanto agli obiettivi scientifici, il progetto dedica un’attenzione specifica agli esiti neurocognitivi, al benessere psicologico e alla qualità della vita dei bambini e dei loro familiari. L’Iss coordina le attività del progetto dedicate alla presa in carico integrata. Dal confronto sono emerse cinque priorità per costruire percorsi assistenziali più completi: accompagnare il bambino e la famiglia fin dalla diagnosi, tutelare lo sviluppo neurocognitivo, coinvolgere i genitori nelle decisioni, rafforzare la rete tra ospedale e territorio e sostenere gli stessi professionisti sanitari.

Tumori cerebrali pediatrici, la cura va oltre la malattia

La diagnosi di un tumore cerebrale in età pediatrica apre un percorso che coinvolge molteplici dimensioni della vita del bambino. Oltre alle necessità cliniche, possono emergere difficoltà cognitive, emotive e comportamentali, con ripercussioni sull’autonomia e sulla partecipazione alle attività quotidiane. Anche i trattamenti possono richiedere un monitoraggio nel tempo degli esiti sullo sviluppo. Per questo, una presa in carico globale deve iniziare fin dalle prime fasi del percorso, integrando il sostegno psicologico e sociale e valutando, quando appropriato, anche il ricorso alle cure palliative pediatriche. L’obiettivo è rispondere ai bisogni del bambino nelle diverse fasi della malattia, senza limitare l’attenzione alla sola dimensione oncologica. “Migliorare la prognosi e le possibilità terapeutiche è certamente una priorità”, sottolinea Rocco Bellantone, presidente dell’Iss. “È altrettanto importante considerare le conseguenze cognitive e neuroevolutive della malattia e dei trattamenti, la qualità di vita dei bambini e delle loro famiglie, i bisogni psicologici e psicosociali e il supporto necessario nelle diverse fasi del percorso di cura, fino al ricorso alle cure palliative pediatriche”.

Cinque priorità per una presa in carico integrata

Le indicazioni emerse dal workshop delineano un modello assistenziale che punta a mettere in relazione le competenze cliniche con quelle psicologiche, sociali e riabilitative.

  • La prima priorità è accompagnare il bambino e la famiglia fin dalla diagnosi. Il sostegno psicologico e sociale deve essere integrato precocemente nel percorso, con interventi adeguati ai bisogni che possono emergere durante le cure e nelle fasi successive.
  • La seconda riguarda la tutela dello sviluppo e della qualità della vita. Il monitoraggio nel tempo delle funzioni cognitive, emotive e comportamentali può aiutare a individuare tempestivamente eventuali difficoltà e a orientare gli interventi di supporto.
  • La terza consiste nell’ascoltare e coinvolgere le famiglie. Genitori e caregiver rappresentano interlocutori fondamentali nella comprensione delle necessità quotidiane del bambino e nella definizione delle priorità assistenziali. La loro partecipazione alle decisioni contribuisce a rendere il percorso più aderente alle esigenze reali.
  • La quarta priorità è costruire una rete di cura continuativa. La collaborazione tra specialisti, servizi territoriali e associazioni è essenziale per ridurre la frammentazione dell’assistenza e garantire che il sostegno prosegua anche al di fuori dell’ospedale.
  • La quinta riguarda i professionisti sanitari. La complessità clinica e il carico emotivo legato alla cura di bambini con patologie gravi rendono importante investire nella formazione, nella supervisione e negli strumenti di supporto agli operatori.

“Una presa in carico globale richiede un dialogo costante tra ricerca scientifica, competenze professionali, servizi e associazioni, con il coinvolgimento attivo delle famiglie”, spiega Francesca Cirulli, direttrice del Centro nazionale per la ricerca e la valutazione preclinica e clinica dei farmaci dell’Iss e coordinatrice delle attività affidate all’Istituto nell’ambito di Hit-Glio. “L’integrazione di queste prospettive può contribuire a rendere i percorsi assistenziali più coordinati e rispondenti ai bisogni reali”.

Ascoltare le famiglie per costruire servizi più vicini ai bisogni

La complessità dei tumori cerebrali pediatrici si riflette anche sulla vita dei genitori e dei caregiver, chiamati ad affrontare un percorso impegnativo sul piano emotivo, organizzativo e assistenziale. Riconoscere queste difficoltà significa considerare la famiglia non soltanto come destinataria di interventi di supporto, ma come parte attiva nella costruzione del percorso di cura. In questa prospettiva si inserisce l’esperienza di Fondazione Soleterre, che attraverso quattro servizi attivi sul territorio nazionale offre una panoramica sui bisogni dei bambini e delle famiglie nei diversi contesti assistenziali. Durante il workshop è stato approfondito anche il modello romano del progetto F.A.R.O. – Fuori dall’ospedale: Aiuto, Risorse e Orientamento, giunto alla terza edizione e promosso da Peter Pan Odv insieme ad Aimac, Fondazione Soleterre, Dynamo Camp e Associazione Irene, con il finanziamento del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali. Il progetto mira ad accompagnare le famiglie anche al di fuori dell’ospedale attraverso una rete di servizi di supporto psicologico, sociale e assistenziale. La collaborazione tra professionisti, associazioni e servizi territoriali punta a favorire la continuità dell’assistenza e a rispondere alle esigenze che emergono durante il percorso di cura. Le esperienze presentate offrono prospettive complementari: da una parte, la conoscenza dei bisogni familiari maturata in differenti contesti; dall’altra, un modello concreto di sostegno territoriale fondato sull’integrazione dei servizi. Un confronto che, come evidenziato da Cirulli, può contribuire a individuare risposte più coordinate e vicine alle necessità delle famiglie.

Hit-Glio, dalla ricerca scientifica a nuovi modelli assistenziali

Il progetto europeo Hit-Glio punta a migliorare la conoscenza dei gliomi pediatrici di alto grado, studiando le interazioni tra tumore e organismo ospite per contribuire allo sviluppo di strategie terapeutiche più efficaci. La ricerca si affianca a un lavoro dedicato alla presa in carico, con l’obiettivo di considerare anche le conseguenze della malattia e dei trattamenti sullo sviluppo e sulla qualità della vita.In questa prospettiva, la produzione di conoscenze scientifiche può contribuire anche alla definizione condivisa di strumenti di supporto e raccomandazioni per migliorare l’assistenza. Il percorso richiede il coinvolgimento di competenze differenti e il coordinamento tra strutture sanitarie, professionisti, servizi territoriali e associazioni. La sfida è passare da una cura concentrata prevalentemente sulla patologia a un modello capace di accompagnare il bambino nelle diverse fasi del percorso, tenendo conto dei suoi bisogni clinici, cognitivi, emotivi e relazionali. Una prospettiva nella quale anche la famiglia diventa parte integrante delle decisioni e della continuità assistenziale. La ricerca di terapie più efficaci resta fondamentale, ma deve procedere insieme all’attenzione per la vita quotidiana dei bambini e dei loro familiari. È su questa integrazione tra innovazione scientifica, ascolto e organizzazione dei servizi che si fonda l’obiettivo di una presa in carico realmente centrata sulla persona.

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