Nutri e Previeni 22 Ottobre 2026 13:05

Ultra-processati e tumore del colon-retto: L’associazione non è automatica, conta anche cosa mettiamo nel piatto

Uno studio su 461.682 persone non rileva un'associazione complessiva tra alimenti ultra-processati e cancro del colon-retto. Cereali integrali e latticini sono associati a un'incidenza inferiore, mentre emerge un'associazione opposta per le carni lavorate.

di Arnaldo Iodice
Ultra-processati e tumore del colon-retto: L’associazione non è automatica, conta anche cosa mettiamo nel piatto

Un maggiore consumo complessivo di alimenti ultra-processati non è associato a una maggiore incidenza del cancro del colon-retto, mentre emergono differenze significative in base alle tipologie di prodotti consumati. È quanto rileva uno studio condotto su 461.682 americani, pubblicato il 15 ottobre sulla rivista PLOS Medicine e guidato da Erikka Loftfield del National Cancer Institute.

La ricerca ha analizzato le abitudini alimentari dei partecipanti e la successiva insorgenza del tumore, con un periodo mediano di follow-up di 18,8 anni, fino al 2018. I risultati mettono in discussione l’idea che il grado di trasformazione industriale degli alimenti sia, da solo, sufficiente a determinarne gli effetti sulla salute. I ricercatori hanno infatti osservato associazioni differenti a seconda delle categorie alimentari: i prodotti ultra-processati a base di cereali integrali e latticini sono risultati associati a una minore incidenza del tumore, mentre le carni lavorate sono state associate a un’incidenza maggiore. Lo studio, basato sui dati del progetto NIH-AARP Diet and Health Study, suggerisce quindi di considerare anche la composizione nutrizionale degli alimenti, evitando di trattare tutti i prodotti ultra-processati come un gruppo omogeneo.

Le caratteristiche dello studio e il monitoraggio dei partecipanti

L’indagine ha coinvolto uomini e donne di età compresa tra 50 e 71 anni, reclutati nell’ambito dello studio NIH-AARP Diet and Health Study nel 1995 e nel 1996. All’inizio del periodo di osservazione, i partecipanti hanno compilato questionari sulle proprie abitudini alimentari, indicando la frequenza con cui consumavano diversi prodotti. Sulla base delle risposte, i ricercatori hanno stimato l’assunzione di alimenti ultra-processati e analizzato la sua associazione con l’incidenza del cancro del colon-retto nei successivi decenni.

Il lungo follow-up ha permesso di esaminare gli esiti sanitari su un arco temporale mediano di 18,8 anni. Nel complesso, non è emersa un’associazione tra la quantità totale di alimenti ultra-processati consumati e l’incidenza del tumore. Questo risultato, tuttavia, non significa che ogni prodotto appartenente a questa categoria sia privo di rischi o che il consumo di alimenti ultra-processati sia necessariamente irrilevante per la salute.

La categoria comprende infatti prodotti molto diversi per ingredienti, contenuto di fibre, apporto di calcio e presenza di carne lavorata. Considerarli esclusivamente in base al livello di trasformazione potrebbe quindi nascondere associazioni specifiche delle singole categorie alimentari.

Per questo motivo, gli autori hanno approfondito i risultati distinguendo i prodotti in base alla loro tipologia. L’analisi ha consentito di individuare associazioni differenti, evidenziando la necessità di valutare la qualità complessiva della dieta e non soltanto il grado di lavorazione industriale dei prodotti.

Cereali integrali e latticini associati a un rischio inferiore

L’analisi per categorie ha evidenziato che un maggiore consumo di cereali integrali, fibre, latticini e calcio provenienti da alimenti ultra-processati era associato a una minore incidenza del cancro del colon-retto. Al contrario, un maggiore consumo di carne proveniente da fonti ultra-processate era associato a un’incidenza superiore.

I ricercatori hanno inoltre valutato un possibile cambiamento delle abitudini alimentari, stimando l’associazione tra la sostituzione di una parte degli alimenti ultra-processati con prodotti minimamente trasformati e il rischio di tumore. Sostituire il 10% dell’assunzione di alimenti ultra-processati, in termini di peso, con alimenti minimamente trasformati è risultato associato a una riduzione del 2% dell’incidenza del cancro del colon-retto.

Si tratta di associazioni osservate nella popolazione studiata, che non dimostrano un rapporto diretto di causa ed effetto. I risultati indicano comunque che la tipologia degli alimenti consumati può fornire informazioni più utili rispetto alla sola classificazione in base alla trasformazione industriale.

Le limitazioni e le implicazioni per la prevenzione

I risultati devono essere interpretati considerando alcune limitazioni. La popolazione esaminata era composta prevalentemente da americani bianchi di età avanzata e potrebbe quindi non rappresentare adeguatamente gruppi più giovani o popolazioni con caratteristiche etniche e razziali differenti. Inoltre, le abitudini alimentari sono state rilevate soltanto all’inizio dello studio: i ricercatori non hanno potuto tenere conto dei cambiamenti della dieta durante il successivo periodo di osservazione.

Anche la disponibilità e la varietà degli alimenti ultra-processati sono cambiate nel corso dei decenni, rendendo possibile una sottostima delle differenze nei consumi effettivi. Infine, trattandosi di uno studio osservazionale, non è possibile stabilire se le associazioni individuate riflettano effetti diretti degli alimenti o l’influenza di altri fattori.

Le conclusioni sono comunque coerenti con le raccomandazioni per la prevenzione del cancro del colon-retto, che promuovono il consumo di cereali integrali e fibre e invitano a limitare le carni lavorate. La ricerca sostiene quindi un approccio nutrizionale che consideri le caratteristiche dei singoli alimenti, senza attribuire automaticamente lo stesso profilo di rischio a tutti i prodotti ultra-processati.

Come sottolinea Loftfield, nell’ampia popolazione analizzata non è stata osservata un’associazione tra il consumo totale di questi prodotti e l’incidenza del tumore. Le differenze emerse tra cereali integrali, latticini e carne confermano invece l’importanza di valutare la composizione della dieta.

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