Riforma MMG, le opinioni dei sindacati 24 Settembre 2021 16:36

Testa (Snami): «La dipendenza costa e mancano i medici, qual è la linea delle Regioni?»

Il presidente Snami sul documento delle Regioni che rivoluziona la medicina generale: «Hanno delineato quattro soluzioni tanto diverse l’una dall’altra ma non dicono cosa vogliono fare. Sulla base di questo discutiamo sul resto»

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«Nel documento ci sono quattro proposte diverse tra loro» ma per poter esprimere un giudizio favorevole o contrario «bisognerebbe capire lo Stato e le Regioni cosa intendono fare, quale sarà il profilo giuridico e il ruolo dei medici di famiglia. Se cambia il rapporto di lavoro cambia tutto: il modo di lavorare e di pensare alla previdenza. E poi mi chiedo: Noi stiamo cercando ancora di chiudere il vecchio contratto e già parliamo di quello nuovo?». Sono le parole del presidente Snami (Sindacato nazionale autonomo medici italiani) Angelo Testa, che così commenta il documento delle Regioni con le indicazioni per riformare la medicina generale e il rapporto lavorativo dei medici di base e dei pediatri.

Il costo della dipendenza dei MMG

Raggiunto telefonicamente, concorda sul fatto che sia necessario introdurre implementazioni nel sistema e avviare riforme nel campo dell’assistenza territoriale, ma il nodo cruciale riguarda, soprattutto, le quattro possibili soluzioni sull’inquadramento contrattuale di MMG e pediatri, oggi convenzionati con il Servizio sanitario nazionale.

Nel documento si fanno infatti quattro ipotesi: dipendenza, accreditamento con modifica sostanziale di ACN, privato-accreditato e doppio canale. Con la dipendenza, il medico di famiglia e il pediatra sarebbero inseriti nell’organizzazione aziendale mantenendo la libera scelta da parte del cittadino per garantire il rapporto fiduciario. «Sembra che chi ha scritto il documento non conosca il nostro lavoro – sottolinea Testa -. La dipendenza costa e abbiamo, da anni, un’importante carenza di medici. E, a mio avviso, la libertà di scelta da parte del cittadino non avrebbe nessun senso in un rapporto di dipendenza dal SSN».

I professionisti lavorerebbero nelle Case e ospedali di Comunità per coprire le zone dove mancano medici. In questo modo, secondo Testa, si raggiunge l’effetto contrario perché «il medico non sarà più nei piccoli comuni con migliaia di abitanti ma nella grande città, e gli anziani e i disagiati avrebbero difficoltà a raggiungerlo».

Il contributo della medicina generale in termini di vite umane

E al J’accuse delle Regioni in merito alla gestione inefficiente dell’emergenza sanitaria da parte dei MMG, Testa risponde contrariato: «Le Regioni hanno un’idea sbagliata della professione e ho la sensazione che pensino solo ai loro interessi, vogliano buttare alle ortiche il buono che c’è e nascondere le loro mancanze organizzative e di programmazione».

«Non siamo stati messi in condizione di poter lavorare in sicurezza e l’abbiamo fatto lo stesso, in modo autonomo – continua -. Nel documento c’è scritto che non abbiamo aiutato i Servizi di igiene e sanità pubblica quando rappresentano il buco nero del sistema. Ancora oggi è il medico di famiglia a chiedere tamponi e tracciamento. Non ho memoria di nessun professionista deceduto ma sappiamo tutti quanti MMG sono morti in pandemia».

Il sistema di valutazione

Un altro problema legato alla convenzione è che «non si contempla un sistema di valutazione che abbia delle effettive ricadute e possa costituire un incentivo». Il lavoro del MMG e del pediatra non è misurabile né in bene né in male e non si può perseguire che sbaglia. «Non si può giudicare – precisa Testa – perché il nostro lavoro è talmente vario e complesso che non posso quantificare quanto pesa la burocrazia durante la giornata lavorativa. Lo Stato continua a contare le tre ore di studio quando ci sono attività che vanno oltre. Un medico lavora in media 13 ore al giorno e se fosse dipendente non lo farebbe».

La formazione

L’unico punto di incontro riguarda la formazione dei professionisti. «Già lo scorso anno lo Snami chiedeva che la formazione passasse ad un livello universitario – aggiunge Testa -. Non siamo lontani dalla loro proposta e pensiamo che debba diventare una specializzazione universitaria in collaborazione con il territorio».

Infine, l’apertura al confronto e al dialogo: «Lo Stato vuole un cambiamento che va fatto, siamo d’accordo. Scegliere la forma è un suo onere, poi possiamo condividere i contenuti. Noi abbiamo il congresso a breve, ci saranno le nostre elezioni e svilupperemo la nostra linea» conclude.

 

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