Un anno di nuovi Lea 1 agosto 2018

Nuovi Lea e fisioterapia, Tavarnelli (Aifi): «Ancora fermi al vecchio nomenclatore. Chiediamo la presa in carico diretta del paziente»

«Grazie ai nuovi Lea le prestazioni potranno essere razionalizzate e semplificate. Ma non c’è ancora alcuna applicazione da parte delle Regioni, perché manca un finanziamento specifico». L’intervista a Mauro Tavarnelli, Presidente dell’Associazione italiana fisioterapisti

di Isabella Faggiano

«Modelli innovativi che permettano un accesso diretto alla fisioterapia». Mauro Tavarnelli, Presidente Aifi, l’Associazione italiana fisioterapisti, propone una «presa in carico diretta del paziente» da parte degli specialisti di branca. Una proposta che apre un dibattito parallelo a quello introdotto dai nuovi Livelli essenziali di assistenza (Lea), definiti con l’introduzione del Dpcm del 12 gennaio 2017,  ma ancora lontani dall’attuazione.

Presidente Tavarnelli, quali sono i cambiamenti introdotti dai nuovi Lea e, soprattutto, qual è lo stato dell’arte rispetto ad applicazione e recepimento ad oltre un anno di distanza?

«Il vecchio nomenclatore era fermo da molti anni e grazie ai nuovi Lea è stato compiuto uno sforzo di razionalizzazione e semplificazione delle prestazioni, anche in una logica di rispetto del modello biopsicosociale (un modello che tiene conto di fattori biologici, psicologici e sociali nel valutare lo stato di salute, ndr). Attualmente siamo in un regime di non applicazione da parte delle Regioni, perché non c’è stato un finanziamento specifico. Di conseguenza i modelli nuovi sono di fatto fermi al vecchio nomenclatore».

Intanto le Regioni si stanno preparando per l’applicazione del nuovo nomenclatore?

«Sì, anche se non ci sono applicazioni concrete, ci pervengono una serie di ipotesi e di modelli dalle varie Regioni, che differiscono da territorio a territorio».

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Con una piena attuazione dei nuovi Lea ci sarebbero dei cambiamenti per i professionisti?

«Si, se alcuni aspetti verranno riconosciuti di pertinenza diretta del professionista. Ad esempio quello della valutazione che sarà importante non venga assegnata solo al medico, ma anche al fisioterapista».

Se oggi le dovessero chiedere di revisionare nuovamente i Lea, quali proposte farebbe?

«Come associazione abbiamo presentato più proposte durante i lavori parlamentari alle Commissioni. Sicuramente lo sforzo fatto non ci rende pienamente soddisfatti in quanto avevamo segnalato la necessità di impostare il nuovo nomenclatore sulle evidenze scientifiche, includendo o escludendo alcune forme di terapie proprio in base a ciò che dimostra la letteratura internazionale in materia. Inoltre sarebbe da eliminare la differenziazione tra il Piano di assistenza individuale (Pai) e il Piano riabilitativo individuale (Pri). Attualmente compaiono entrambi, creando una confusione per il cittadino. Sarebbe opportuno mantenere solo il Pai. Altra importante condizione da correggere, a nostro parere, è quella di permettere ai cittadini di ottenere prescrizioni anche dagli specialisti di branca. Incanalare tutte le prestazioni di fisioterapia nell’alveo della medicina fisica costringe, oggi, i pazienti a più visite, anche se sono in carico presso uno specialista».

I fisioterapisti rivendicano anche una presa in carico diretta del paziente. Quali benefici se ne trarrebbero?

«Per i cittadini, la presa in carico diretta significherebbe meno passaggi e meno ticket. Oggi assistiamo ad una ripetizione di visite che non aiuta il paziente e non garantisce una maggiore appropriatezza. Il nostro modello propone che, di fronte ad una disabilità di tipo semplice, sia direttamente il fisioterapista a prendere in carico il paziente. Siamo pienamente consapevoli, invece, che per disabilità di tipo complesso è necessario l’intervento di un’equipe multidisciplinare».

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