Rischio clinico e rapporto medico-paziente, l’importanza del confronto tra le parti per ridurre il contenzioso

Alla Sapienza di Roma importante momento formativo sui principali temi di interesse del professionista sanitario. Della Rocca (Sapienza): «Necessario non solo saper affrontare il contenzioso, ma anche ridurlo». Bacci (Università di Perugia): «Gestione dei sinistri argomento ancora molto problematico». De Palma (Policlinico Sant’Orsola): «Serve massiccia formazione fin dall’Università»

Il confronto tra figure diverse (professionisti sanitari, avvocati, magistrati e cittadini) è fondamentale per venire incontro a tutte le parti in causa e superare l’attuale crisi che intercorre tra camici bianchi e pazienti. È questa, in sostanza, la convinzione comune a cui sono arrivati docenti e discenti della tre giorni formativa che ha avuto luogo di recente alla Sapienza di Roma. L’evento, organizzato dalla professoressa Paola Frati e dal professor Vittorio Fineschi (entrambi ordinari di Medicina Legale all’ateneo capitolino), era incentrato su “Rischio clinico e gestione del contenzioso” ed è stato realizzato in collaborazione con Consulcesi ed il provider ECM Sanità In-Formazione.

«Momenti come questi – spiega Carlo della Rocca, preside della Facoltà di Farmacia e Medicina della Sapienza – non sono solo utili: sono indispensabili. Ormai il problema del contenzioso permea la vita del professionista medico, tant’è che come facoltà abbiamo cominciato a prevedere dei crediti formativi all’interno dei corsi di laurea che insegnano ai nuovi medici come saper gestire bene tutto quello che può prevenire il contenzioso. Perché il tema vero è non solo affrontarlo a posteriori, ma fare anche in modo che il contenzioso cali, e questo cala solo se si fanno delle politiche di rischio clinico serie».

Le richieste di risarcimento da parte di pazienti che si ritengono danneggiati da una condotta non esemplare del professionista sanitario sono da tempo molto frequenti, ma la maggior parte delle volte il processo si chiude con la totale assoluzione del camice bianco: «I dati parlano chiaro – conferma della Rocca –, solo una piccolissima percentuale di contenziosi alla fine dà ragione al paziente. Da questo punto di vista, dunque, ci troviamo di fronte ad un enorme spreco di energie e fondi. Da questo punto di vista la Legge Gelli-Bianco una mano l’ha data, dando il giusto carico di responsabilità alle strutture e alle organizzazioni dentro le quali i medici lavorano. Ma oltre al punto di vista normativo c’è da avviare un percorso culturale che possa portare al riacquisto della fiducia nel rapporto tra medico e assistito. Sarebbe un bene se tutti si prendessero le proprie responsabilità e in questo senso il dibattito e l’approccio interdisciplinare garantito da questo convegno è fondamentale perché tutti gli interessati possano confrontarsi e portare un contributo positivo a questa tematica».

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«Penso che momenti del genere debbano essere un po’ più frequenti – fa eco Mauro Bacci, direttore della sezione di Medicina Legale dell’Università di Perugia –: abbiamo affrontato temi importanti come quello del fine vita, con una giornata molto toccante, ma anche la medicina legale e la gestione dei sinistri sanitari. Una gestione che è ancora problematica: la scelta delle grandi aziende di entrare in autogestione del sinistro, quindi di rinunciare alla copertura assicurativa in modo totale oppure parziale, ha creato naturalmente problemi nella qualificazione del personale e, soprattutto, la necessità di avere un sostegno, un supporto delle direzioni strategiche, perché altrimenti i medici legali sono lasciati troppo soli e di fronte ad un carico di responsabilità importante, come quello che hanno le aziende pubbliche nel momento in cui c’è la Procura della Corte dei Conti che vigila sull’uso che si fa del denaro pubblico. Questo è un problema – conclude Bacci – che evidentemente non hanno le strutture private».

«Momenti come questi – è l’opinione di Alessandra De Palma, direttore dell’Unità operativa di Medicina Legale e Gestione integrata del rischio del Policlinico Sant’Orsola di Bologna – aiutano ad aumentare la sicurezza delle cure e a ridurre gli errori in sanità. Su questo tema si dovrebbe fare una massiccia formazione fin dall’inizio del percorso formativo, quindi dall’università. E questo – conclude De Palma – andrebbe fatto per tutte le professioni sanitarie, mediche e non mediche».

 

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