Salute, benessere e prevenzione i consigli quotidiani per vivere meglio.

Nutrizione 26 Aprile 2022

Fame vera o fame nervosa? Come imparare a distinguerle

La fame nervosa o emotiva – emotional eating – è molto diversa dalla fame fisica che è un bisogno fisiologico. Ecco come riconoscerla e i rimedi per combatterla

Immagine articolo

Fame nervosa, fame emotiva o emotional eating. È la tendenza a mangiare non per soddisfare la fame vera ma, spesso, per alleviare stress, ansia, tristezza, solitudine o noia. Utilizzare il cibo come strategia per contrastare emozioni negative oppure fronteggiare eventi stressanti. Si tratta di un disturbo molto comune che è peggiorato con la pandemia di Covid-19. Il lockdown, le emozioni spiacevoli accumulate, la mancanza di svago e distrazioni hanno portato tante persone a rifugiarsi nel cibo. Uno studio condotto da ricercatori del King’s College di Londra e pubblicato sulla rivista The Lancet ha riferito l’insorgenza di questo problema in chi non ne aveva mai sofferto e l’aumento di casi di fame nervosa in quarantena e isolamento.

Emotional eating, fame nervosa o emotiva: come riconoscerla

Può essere la causa del fallimento di molte diete e piani nutrizionali. In preda alla fame nervosa, infatti, si vede il cibo come compensazione di stati d’animo negativi. Lo strumento per gestire attacchi d’ansia, di agitazione e scaricare momenti di rabbia irrequietezza. Ma cos’è la fame emotiva, come si scatena e come imparare a controllarla senza cadere in facili tentazioni?

Si parla di fame nervosa quando la sensazione di appetito viene scatenata da un disagio emotivo. Può dipendere da:

  • rabbia
  • noia
  • stress
  • solitudine
  • tensione
  • ansia o depressione

Non dipende, quindi, dal fisiologico bisogno di nutrirsi, come avviene invece per la fame vera, corporea o fisica. Nutrirsi correttamente, attraverso una dieta sana e completa è essenziale per raggiungere un equilibrio fisico e psichico sano. Ma se usiamo il cibo come strategia di regolazione emotiva ci riferiamo ad una fame emotiva.

Fame fisica e fame nervosa: come distinguerle

Come riconoscere la fame vera da quella emotiva? La fame fisica ha queste caratteristiche:

  • è graduale, si può posticipare
  • compare in momenti specifici della giornata
  • si può manifestare con cali di energia e concentrazione
  • si percepisce a livello dello stomaco
  • si soddisfa con qualunque alimento e poi si ferma
  • non provoca senso di colpa

La fame nervosa, invece, ha questi tratti distintivi:

  • è improvvisa, insistente e urgente. Deve essere calmata velocemente
  • si soddisfa con cibi specifici, i comfort foods, spesso dolci e ricchi di grassi
  • si percepisce dal collo in su, nel senso che a guidarla sono pensieri, situazioni ed emozioni
  • non si ferma neanche dopo aver mangiato, va oltre in senso di sazietà
  • non è pienamente consapevole e, dopo, provoca senso di colpa e sconfitta

Lo stress e l’ansia agitano un bisogno di conforto e una fame impulsiva che una volta saziata lascia una sensazione solo temporanea di benessere. Eccedere con il cibo non è aiuto perché genera senso di colpa, aumento di peso e insoddisfazione. Queste emozioni negative spingono a mangiare ancora per compensarle e così si cade in un distruttivo circolo vizioso.

Consigli e rimedi per gestirla e combatterla

Ecco le raccomandazioni per non cadere nella fame emotiva, ponendo l’attenzione sul vero senso di fame e sazietà:

  • Mangiare in modo sano e consapevole, facendo cinque pasti al giorno
  • Concentrarsi sul gusto, l’odore e i colori degli alimenti, provando a identificare tutti gli ingredienti
  • Masticare bene e mangiare lentamente, con pazienza. Se possibile, spegnere telefono e tv
  • Tenere un diario alimentare e segnare se si mangia quando si è stressati, tristi o annoiati
  • Ascoltare lo stomaco e, paragonandolo ad un palloncino gonfiabile, fare attenzione se si percepisce pieno o vuoto
  • Evitare spuntini fuori orario anche quando non si ha fame. Piuttosto uscire, fare una passeggiata, guardare un film, ascoltare musica, leggere un libro o chiamare un amico
  • Eliminare le tentazioni. È bene non tenere cibi poco sani in casa così come andare a fare la spesa quando si ha fame o si è arrabbiati o stressati.
  • Affidarsi ad uno specialista se ci si rende conto di soffrire di emotional eating. Questo permetterà di gestire al meglio i momenti di difficoltà, ed imparare a riconoscere le nostre emozioni

 

 

Iscriviti alla Newsletter di Sanità Informazione per rimanere sempre aggiornato

GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Advocacy e Associazioni

Caregiver, Ligabue (Carer): “Essere indispensabili a casa e marginali in ospedale è un paradosso che deve finire”

"La presenza del caregiver non è un favore, ma una misura necessaria per garantire il diritto alla salute e l'umanizzazione delle cure". Loredana Ligabue, Segretario CARER ETS commenta la ...
di Isabella Faggiano
Sanità

Life Science Excellence Awards: svelati i vincitori dell’ottava edizione

Dopo un articolato processo di valutazione, sono stati selezionati i progetti vincitori nelle 21 categorie in gara, con dieci eccellenze individuate per ciascuna area.
di Redazione
Advocacy e Associazioni

“Il caregiver non è un visitatore”: dal Garante una Raccomandazione per garantire l’accesso alle cure alle persone con disabilità

L'Autorità Garante nazionale dei diritti delle persone con disabilità chiede regole uniformi in tutta Italia per riconoscere il ruolo del caregiver durante ricoveri, visite ed esami
di Isabella Faggiano
Advocacy e Associazioni

Disabilità, dal progetto di vita all’intelligenza artificiale: ecco cosa cambia con il nuovo Piano di Azione

Speziale (Anffas): "Si passa da un approccio basato sulla protezione e sull'assistenza a un sistema fondato sui diritti umani e sulla centralità della persona"
di Isabella Faggiano
One Health

Intelligenza artificiale, l’Onu lancia l’allarme: “Entro il 2030 i data center consumeranno quanto interi Paesi”

Entro il 2030 i data center che alimentano l'intelligenza artificiale potrebbero consumare quasi il triplo dell'elettricità utilizzata oggi. Un rapporto dell'Università delle Nazioni Uni...
di Isabella Faggiano