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Malattie e terapie 26 Novembre 2021

Dieci cose da sapere sull’Aids

Aids e Hiv non sono la stessa cosa. Una persona con infezione da Hiv trasmette sempre il virus? Con l’Hiv si possono avere figli? Tutto ciò che dobbiamo sapere sulla sindrome da immunodeficienza acquisita

In occasione della Giornata mondiale contro l’Aids, che ricorre il 1° dicembre di ogni anno, è bene ricordare dieci cose fondamentali sulla sindrome da immunodeficienza acquisita. Dal 1981, la malattia ha ucciso oltre 25 milioni di persone. La ricerca, negli anni, ha fatto passi da gigante nell’assistenza e cura. Ma l’Aids resta una malattia da cui non si guarisce, per la quale non esiste un vaccino, ma che può essere prevenuta. Recenti dati ci consegnano nuove diagnosi di infezione da Hiv in calo, ma il numero dei contagi tra i giovani cresce. Per questo è fondamentale conoscere l’Aids e come si trasmette.

L’Aids è causato dall’Hiv: perché non sono la stessa cosa

L’Aids (sindrome da immunodeficienza acquisita) è una malattia provocata dall’Hiv, che attacca e distrugge i linfociti CD4, i globuli bianchi responsabili della risposta immunitaria dell’organismo. Di conseguenza, nelle persone affette da Aids, il sistema immunitario si indebolisce fino ad annullare la risposta contro altri virus, batteri, protozoi, funghi e tumori. Non è più in grado di difendere l’organismo dalle malattie.

Le persone che contraggono il virus Hiv sono sieropositive ma non sono malate di Aids che identifica uno stadio clinico avanzato dell’infezione da Hiv. La sindrome può manifestarsi anche dopo diversi anni dall’infezione, quando le cellule CD4 calano drasticamente e l’organismo non riesce a combattere neanche le infezioni più banali. È possibile evitare di arrivare all’Aids assumendo precocemente le terapie antiretrovirali. Un bambino nato Hiv-positivo ha un terzo delle probabilità di morire prima di compiere un anno, e il 50% di probabilità di morire entro i 2 anni, senza farmaci antiretrovirali (ARV). Con diagnosi e terapie tempestive, una persona sieropositiva può avere una speranza di vita indefinita, ma resta portatore del virus. Quando il livello di infezione (viremia) supera una determinata soglia, il soggetto è considerato malato di Aids.

Come si trasmette il virus? Non con i baci

L’Hiv si trasmette con lo scambio di fluidi corporei, infetti, come:

  • sangue e derivati
  • sperma e secrezioni vaginali
  • latte materno

L’infezione si verifica quando il virus riesce ad entrare nel corpo di un’altra persona, attraverso ferite della pelle o lesioni – anche non visibili – delle mucose. Le vie di trasmissione, quindi, sono:

  • sessuale, attraverso rapporti etero o omosessuali non protetti da un efficace metodo di prevenzione come il profilattico. Le ragazze giovani sono più a rischio contagio perché un apparato genitale immaturo è fisiologicamente soggetto a ferite e infezioni
  • ematica, con scambio di siringhe o condivisione di strumenti come aghi, rasoi, strumenti chirurgici o apparecchiature per effettuare piercing o tatuaggi che sono entrati in contatto con sangue infetto e non sono stati sterilizzati;
  • verticale, da madre a neonato durante la gravidanza, al momento del parto e, più raramente, attraverso l’allattamento al seno.

Il virus non si trasmette attraverso le zanzare

L’Hiv non si trasmette attraverso saliva, lacrime, sudore, urine, punture di zanzare. Non è possibile contagiarsi condividendo le stesse stoviglie, bagni, palestre, piscine e non si trasmette con baci e carezze.

Una persona con infezione da Hiv trasmette sempre il virus?

Nelle condizioni sopra citate, la trasmissione di Hiv può avvenire solo se la persona non sa di averlo. Oppure, lo sa, ma non ha ancora raggiunto la soppressione virale attraverso l’assunzione di una terapia efficace. La possibilità di trasmettere l’infezione è massima nelle prime settimane dopo averla contratta. È nulla quando una persona è in terapia con farmaci efficaci. Questo significa che non si corre rischio di contrarre il virus se si hanno rapporti sessuali non protetti con una persona con Hiv in terapia antiretrovirale efficace (con carica virale nel sangue non rilevabile da almeno sei mesi).

Con l’Hiv si possono avere figli?

Si può avere una relazione di coppia e una convivenza senza rischi. Nel caso di rapporti sessuali con partner con Hiv con carica virale rilevabile nel sangue (non ancora in terapia, all’inizio della terapia prima della soppressione virale o nello stato di fallimento virologico), va sempre utilizzato il profilattico. Le persone con Hiv con carica virale persistentemente negativa possono oggi avere figli in modo naturale senza rischi né per il partner né per il bambino.

La diagnosi: il test dell’Hiv

La diagnosi: il test dell'Hiv

Il test specifico per l’Hiv è l’unico modo per rilevare l’infezione ma non è in grado di trovare il virus immediatamente dopo l’avvenuta infezione. I test maggiormente utilizzati per la diagnosi sono:

  • test combinati: ricercano gli anticorpi anti-Hiv prodotti dall’individuo e parti di virus, come l’antigene p24. Possono mettere in evidenza l’avvenuta infezione già dopo 20 giorni. Il periodo finestra è di 40 giorni dall’ultimo comportamento a rischio.
  • test che ricercano solo gli anticorpi anti-Hiv: possono mettere in evidenza l’avvenuta infezione già dopo 3-4 settimane. Il periodo finestra è di 90 giorni.

Il test si effettua con un prelievo di sangue in tutte le strutture pubbliche, ospedaliere e territoriali o nei laboratori accreditati. Il risultato è disponibile mediamente in 3 giorni. Si può eseguire in forma anonima e gratuita; in ogni provincia esiste almeno un centro in cui può essere richiesto il test con queste modalità. Esistono anche i test rapidi che possono essere effettuati su una goccia di sangue punta dal dito (si può acquistare anche in farmacia) o su saliva. Il risultato è disponibile in pochi minuti ma in caso di risultato dubbio o reattivo (positivo) è necessaria una conferma con prelievo venoso.

Quando fare il test

È importante effettuare il test in questi casi:

  • se si sono avuti rapporti sessuali non protetti dal profilattico con partner di cui non si conosce lo stato sierologico,
  • se si ha una relazione stabile e si vuole rinunciare all’uso del profilattico,
  • in caso di violenza sessuale con penetrazione,
  • prima o subito all’inizio di una gravidanza,
  • in presenza di altre infezioni sessualmente trasmissibili,
  • se si sono usati siringhe o strumenti per l’uso di sostanze psicoattive già utilizzati da altri.

 

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