Sanità internazionale 16 ottobre 2018

In Francia si vogliono affidare attività mediche a farmacisti

Per combattere la carenza di medici in quelli che vengono chiamati “les déserts médicaux”, in Francia alcune attività riservate ai camici bianchi potrebbero essere affidate ai farmacisti. È una delle proposte finite ieri sulla scrivania del ministro della Salute Agnès Buzyn ed elaborate dai delegati nazionali che si sono occupati di studiare possibili miglioramenti all’accesso […]

Per combattere la carenza di medici in quelli che vengono chiamati “les déserts médicaux”, in Francia alcune attività riservate ai camici bianchi potrebbero essere affidate ai farmacisti. È una delle proposte finite ieri sulla scrivania del ministro della Salute Agnès Buzyn ed elaborate dai delegati nazionali che si sono occupati di studiare possibili miglioramenti all’accesso alle cure.

Come riportato da Le Parisien, si andrebbe oltre alla misura già prevista dal progetto di legge sulla sicurezza sociale per il 2019, che prevede la somministrazione dei vaccini da parte dei farmacisti; la proposta prevede infatti anche un gruppo di cure primarie che potrebbero essere prescritte e fornite direttamente in farmacia: rimedi per il mal di gola, per esempio, o contro principi di infezioni urinarie, oppure allergie di stagione per le quali il paziente ogni anno assume lo stesso medicinale.

L’obiettivo è di «eliminare le barriere corporative che separano le diverse categorie di professionisti della sanità». Per raggiungerlo, gli autori della proposta suggeriscono due strade: la prima è stabilire un protocollo con i medici del territorio; la seconda prevede l’organizzazione di corsi comuni a medici, farmacisti e infermieri, che consentano loro di «conoscersi meglio e parlarsi». Proposte che potrebbero essere trasformate in emendamenti alla legge sulla sanità del 2022 che sarà discusso in Parlamento nel corso del primo trimestre del prossimo anno.

Tra le altre proposte ritenute utili a contrastare il fenomeno de “les déserts médicaux” figura il sostegno, non solo economico, ai medici che si trasferiscono nelle zone del Paese rimaste senza presidi sanitari, ma cambiando anche la mentalità ed il paradigma dell’assistenza sul territorio: «Il medico di domani non avrà più solo in carico i propri pazienti, ma sarà responsabile, insieme ad altri suoi colleghi, dell’assistenza dell’insieme della popolazione che risiede nel suo territorio di intervento».

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