Salute 22 Gennaio 2020

Virus cinese, sale l’allerta in Italia. Ricciardi: «Evitare che contagiati arrivino da noi». Rezza: «Non è da escludere stop ai voli»

Intanto un gruppo di esperti dell’Organizzazione Mondiale della Sanità ha visitato Wuhan, la città della Cina interna da dove si è diffuso il virus all’origine della polmonite virale

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Sale anche in Europa e in Italia la preoccupazione per l’epidemia di coronavirus esplosa nella città cinese di Wuhan. Il bilancio provvisorio, che parla di 440 contagi e nove vittime, è destinato ad essere aggiornato di ora in ora. Il caso ricorda molto da vicino la Sars: anche allora il virus passò da animale a uomo per poi diffondersi da uomo a uomo. Uno stato dall’erta che sembra aggravarsi di ora in ora dopo che il viceministro della Commissione nazionale di sanità cinese Li Bin ha paventato la possibilità che il virus possa mutare, rendendo ancor più concreto il rischio di un’epidemia galoppante, come riferito dalla BBC. Per giovedì 23 gennaio è previsto l’arrivo del primo volo diretto da Wuhan in Italia: il Ministero della Salute ha predisposto i controlli della temperatura dei passeggeri attraverso scanner e la compilazione di una scheda che indichi destinazione e percorso dei passeggeri, una volta sbarcati.

All’Ospedale Spallanzani della Capitale, specializzato in malattie infettive, sono state create in via precauzionale stanze isolate per l’eventuale ricovero di persone contagiate. «Il meccanismo di controlli messo in piedi dal Ministero della Salute per ora è necessario e sufficiente perché la situazione attuale è di allerta ma non ancora di allarme. Bisogna stare attenti, bisogna cercare di evitare che eventuali persone contagiate in Cina arrivino da noi e quindi con queste rilevazioni si vede per esempio se questa persona ha una febbre o sintomi particolarmente significativi: in questo caso di procede all’isolamento e per questo abbiamo lo Spallanzani che è pronto» sottolinea a Sanità Informazione Walter Ricciardi, Professore di Igiene generale e applicata all’Università Cattolica di Roma ed ex Presidente dell’Istituto Superiore di Sanità. «I coronavirus sono realtà viventi sui generis, sono imprevedibili perché cambiano e a volte cambiano di anno in anno quindi non possiamo mai paragonare un virus ad un altro perché nel momento in cui lo paragoniamo questo è già mutato. Noi ci dobbiamo concentrare su questo. Quello che è comune alla Sars è il fatto che viene trasmesso per via respiratoria, che ha una sintomatologia analoga, che può essere trasmesso da uomo a uomo provenendo da animali e quindi l’esperienza della Sars può essere utile ma noi ci dobbiamo concentrare su questo virus» spiega ancora Ricciardi.

Il contagio ha ormai varcato i confini cinesi: quattro i casi segnalati in Thailandia e un caso viene segnalato anche negli Stati Uniti. Ma il grosso dei contagiati per ora è confinato alla megalopoli cinese di Wuhan: «Il problema del nuovo coronavirus è un problema per ora ristretto alla città di Wuhan che non è una città piccola, sono 11 milioni di abitanti. Il focolaio sembra relativamente circoscritto» sottolinea Giovanni Rezza, Direttore Dipartimento Malattie Infettive dell’Istituto Superiore di Sanità già in prima linea in occasione dell’epidemia di Sars. «Adesso ci sono due cose da capire: dato che questo virus passa da persona a persona, bisogna vedere quanto sia efficiente questo meccanismo di trasmissione. Probabilmente si trasmette con un contatto abbastanza stretto. Poi bisogna capire quanto si può diffondere al di là di Wuhan in Cina perché ci sono casi segnalati in altre città. I casi invece arrivati in città asiatiche tramite aereo sono casi per ora isolati, identificati, che avevano viaggiato comunque a Wuhan».

LEGGI: CORONAVIRUS, 300 CONTAGI E 6 MORTI IN CINA. CONVOCATO IL COMITATO SPECIALE DELL’OMS

Resta sullo sfondo la domanda che preoccupa istituzioni e cittadini europei: potrà arrivare da noi il virus? «L’Italia, insieme all’Inghilterra e alla Francia, è un paese teoricamente esposto perché ci sono voli diretti da Wuhan però ci sono anche i controlli ormai in atto – sottolinea Rezza -. Il termoscan è stato previsto per i passeggeri in arrivo dal Ministro della Salute. Qualora un paziente con febbre si trovasse a bordo dell’aereo verrebbe direttamente portato in ospedale e quindi isolato. I contatti potrebbero essere rintracciati e sottoposti in quarantena. Quindi c’è un rischio potenziale a cui bisogna eventualmente far fronte. Per ora non è un problema in atto».

C’è attesa per la riunione del Comitato di crisi dell’Organizzazione mondiale della sanità da cui potrebbero arrivare raccomandazioni per affrontare il virus. «Sicuramente – spiega Rezza – ci sarà una delegazione cinese e si valuteranno finalmente bene i dati. Per ora le informazioni sono piuttosto frammentarie. Capire quanto è diffuso questo virus nella città di Wuhan, se al di fuori della città di Wuhan c’è una diffusione, quanto è aggressivo dal punto di vista clinico perché sembra essere meno aggressivo della Sars. Ma è chiaro che il follow up dei pazienti è per ora limitato. Alla fine, sulla base dei dati, se ci saranno idee più chiare a quel punto l’OMS potrà fornire raccomandazioni più precise e più stringenti anche sulla mobilità internazionale. Se il virus evolvesse come la Sars certamente si potrebbe arrivare a bloccare i voli, se invece si viene a capire che l’aggressività clinica è ridotta, la trasmissione è ridotta, allora questo tipo di provvedimenti non è necessario».

Resta il timore che le autorità cinesi abbiano sottovalutato la questione anche se al momento la volontà sembra essere quella di condividere le informazioni e contenere l’epidemia. «L’altra volta, con la Sars, sicuramente lo fecero. Questa volta sembra che abbiano segnalato in tempo e questo è positivo. Sono state più tempestive e più trasparenti, almeno questo è quello che sembra da questi primi interventi e quindi probabilmente questa collaborazione mondiale sta funzionando meglio» conclude il professor Ricciardi.

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