Salute 27 Febbraio 2018 14:11

Obbligo vaccini dal 10 marzo, Rusconi (Associazione Presidi): «Famiglie ‘no vax’? Organizzati con ‘scuole familiari’ e bimbi a casa»

Tutte le procedure per famiglie, medici, Asl e scuole. Il Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi: «C’è il rischio che la scuola diventi ‘il capro espiatorio’ dei non adempienti»

Obbligo vaccini dal 10 marzo, Rusconi (Associazione Presidi): «Famiglie ‘no vax’? Organizzati con ‘scuole familiari’ e bimbi a casa»

Pochi giorni alla scadenza del 10 marzo, termine ultimo per presentare i certificati degli adempimenti vaccinali nelle scuole. In attesa del giorno limite, si allungano le file nelle segreterie amministrative scolastiche che hanno il delicato compito di segnalare alle Asl di competenza le famiglie non in regola con l’obbligo. Le aziende sanitarie, da parte loro, saranno tenute a contattare i genitori inadempienti per sollecitare l’aderenza alla normativa. Se anche in questa fase la famiglia non dovesse allinearsi con la richiesta, allora presumibilmente partiranno le sanzioni.

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In questi giorni le scuole e le Asl sono «prese letteralmente d’assalto», commenta ai nostri microfoni Mario Rusconi, Presidente dell’Associazione Nazionale Presidi (ANP) che ci racconta il punto di vista della scuola nella complessa vicenda dei vaccini.

In alcune Regioni le istituzioni scolastiche stanno facendo fronte comune per controllare l’emergenza. L’Associazione Presidi come si sta muovendo?

«L’impegno concreto e gravoso è quello, in primo luogo, delle Asl, ma è chiaro che poi la situazione si riverbera anche sulle scuole, soprattutto rispetto alle segreterie scolastiche che devono gestire i documenti ed eventualmente segnalare le famiglie che non hanno risolto l’obbligo. La posizione dell’Associazione in questi termini è assolutamente favorevole all’obbligo vaccinale, tuttavia riteniamo che le istituzioni politiche si siano mosse troppo frettolosamente per garantire un corretto svolgimento di tutte le prassi previste dall’obbligo. Inoltre non giova trovarsi proprio in questo periodo in campagna elettorale, alcuni partiti ne stanno approfittando trasformando il tema vaccini in elemento di propaganda».

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Lei crede che molte famiglie non saranno in regola?

«La verità è che paradossalmente le famiglie ‘no vax’ sono quelle che creano meno problemi all’istituzione scolastica. Infatti in molti casi i genitori che non sono concordi con l’obbligo già da tempo hanno deciso di istruire i propri figli a casa. È così che sono nate delle vere e proprie ‘scuole familiari’ con insegnanti che impartiscono lezioni a domicilio».

Per quel che riguarda i minori non vaccinati che tuttavia devono frequentare?

«In questo caso il problema c’è, ed è concreto soprattutto per quei bambini immunodepressi nel caso si trovino, in condizioni eccezionali, con compagni non vaccinati. Questi bambini non potranno stare insieme ad alunni non immunizzati e per la scuola venire a sapere questo elemento a marzo ha un’importanza relativa, occorreva saperlo quando si sono formate le classi e occorrerebbe conoscerlo per quando si formeranno l’anno prossimo».

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Teme ci sia il rischio di aggressioni (visto che il tema è caldo sia per il personale sanitario che scolastico) da parte di genitori a membri delle segreterie o del personale docente, nel caso in cui venga impedita l’iscrizione a minori non in regola?

«Il genitore che si vedrà eventualmente – facciamo un’ipotesi – respinta l’iscrizione o la frequenza, è ovvio che se la prenderà immediatamente con il preside o con il vicepreside. Questo purtroppo lo abbiamo riscontrato più volte e, diciamolo, è diventato lo sport nazionale non individuare i veri responsabili ma prendersela con il primo passante. Per quanto riguarda le scuole stiamo sempre più seguendo l’esempio degli Stati Uniti dove, purtroppo, sono tantissimi i casi di sparatorie o violenze tra le mura scolastiche. La verità è che l’aggressività nel nostro Paese è penetrata irrimediabilmente nel tessuto sociale, non solo a causa della crisi economica, ma originata da tanti fattori concomitanti fra cui i social media, spesso esempio di comunità incivile, e della violenza verbale in particolare nel frangente politico. Quello che voglio dire è che c’è un clima di tale aggressività sociale che si riflette sulle famiglie e sugli studenti, che se dovessero crearsi situazioni pericolose, non mi stupirei anche se mi auguro e spero non avvenga. La cosa importante è che la giustizia funzioni e che i tribunali sanzionino, perché assumersi le responsabilità è il miglior modo per costruire una società civilmente sana».

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