Salute 8 Marzo 2019

Uranio impoverito, la storia del Colonnello e dell’infermiere: «Lottiamo per la vita e per la verità»

L’esposizione all’uranio impoverito in Bosnia ha causato in Carlo Calcagni gravi ripercussioni su cuore, reni, midollo e polmoni. Soffre di sensibilità chimica multipla e gli sono state diagnosticate diverse patologie neurodegenerative. Sempre al suo fianco, in questi 16 anni di interventi e terapie, l’infermiere Francesco Leone: «Per aiutare Carlo usufruisco delle mie ferie, ma per la mia professione fare del bene riempie»

Immagine articolo

La storia di Carlo Calcagni è di quelle che lasciano un vuoto dentro. Colonnello dell’Esercito italiano, pilota di elicotteri, nel 1996 viene mandato in missione di pace in Bosnia, dove è addetto al servizio di evacuazione medico-sanitaria: deve soccorrere i feriti e recuperare le salme di caduti. Ma lì, a sua insaputa, si espone all’uranio impoverito. Si tratta di materiali di scarto delle centrali nucleari particolarmente tossici che sono stati utilizzati in ambito militare e che entrano facilmente nel circolo sanguigno di chi vive o opera nelle zone contaminate. Da lì, possono raggiungere qualsiasi organo o apparato, determinando danni irreparabili.

L’elenco dei problemi che l’esposizione all’uranio impoverito causa in Carlo Calcagni è drammaticamente lungo: gravi ripercussioni multiorgano su cuore, reni, midollo e polmoni; sensibilità chimica multipla da uranio impoverito; diagnosi di patologie neurodegenerative come Parkinson e sclerosi multipla. Solo per citarne qualcuno.

LEGGI ANCHE: LA STORIA | «DISABILE DOPO UN INCIDENTE IN MOTO, ORA SONO CAMPIONE DEL MOTOCICLISMO ITALIANO ED INTERNAZIONALE»

«Dal giorno della diagnosi, 16 anni fa, non ho mai smesso di lottare, anche se so di essere un condannato a morte – racconta a Sanità Informazione -. Devo fare terapia ogni giorno, flebo quotidiane di 4-5 ore, seguire tutta una serie di trattamenti che mi permettono di sopravvivere. Ogni mattina devo fare sette iniezioni, e ognuna è un cocktail di 25 sostanze. Ogni giorno quindi mi inietto 175 sostanze diverse. Ogni tre o quattro mesi devo andare in Inghilterra, perché alcune patologie di cui soffro, come la sensibilità chimica multipla, in Italia non sono conosciute o non ci sono protocolli terapeutici idonei. Lì allora mi sottopongo all’immunoterapia a basso dosaggio, che dopo due anni e mezzo mi ha almeno permesso di non indossare la mascherina nei luoghi pubblici».

In tutti questi anni, al suo fianco c’è sempre stato Francesco Leone. Amico infermiere, «all’inizio veniva ad aiutarmi con le flebo e i controlli. Si è offerto sin da subito – prosegue Calcagni – ed è sempre stato disponibile. Poi è diventato il mio angelo custode, accanto a me in tutte le tante situazioni di emergenza, nei viaggi in Inghilterra, nelle gare per atleti paralimpici a cui partecipo in tutto il mondo. È l’unico che sa tutto delle mie problematiche e che, in caso di emergenza, sa come intervenire. E in tutte queste occasioni usufruisce delle sue ferie, perché non c’è un modo per riconoscere il suo operato come assistenza infermieristica che rientra nel suo lavoro».

E ovviamente Francesco, o Franco come si fa chiamare, è accanto a lui anche nel corso dell’intervista. Quando gli chiedo cosa lo spinge a fare tanto, non ha dubbi: «Oltre alla forte amicizia, al volersi bene e al rispettarsi, io, come mio padre, sono un infermiere professionale. Ho innata questa cura per il malato, e per la mia professione fare del bene riempie. Alla fine dell’anno mi rimangono solo 4-5 giorni di ferie per me, e ad agosto, quando tutti stanno al mare, io lavoro. Ma lo faccio volentieri».

LEGGI ANCHE: INFERMIERE DI FAMIGLIA, ACETI (FNOPI): «CHIEDIAMO CHE VENGA PREVISTO DAL NUOVO PATTO PER LA SALUTE»

Il lato drammatico della storia di Carlo Calcagni non è però solo quello della sua malattia. «Fino a poco tempo fa era vietato parlare di uranio impoverito. Chi osava parlarne riceveva minacce da parte dei vertici, ma io non ho mai avuto paura. Sono tra i più esposti su questa storia, perché mi ritengo fortunato ad essere ancora qui a poterne parlare, e sento la grossa responsabilità di dar voce agli oltre 360 morti e ai 5mila malati a causa dell’uranio impoverito. Numeri sicuramente in difetto – spiega – perché tanti colleghi, temendo di perdere il posto, non hanno neanche presentato la richiesta di riconoscimento della dipendenza da cause servizio».

«I precedenti ministri della Difesa hanno sempre negato l’esistenza del problema dell’uranio impoverito, e io ho trovato porte sprangate ogni volta che tentavo di raccontare la mia storia. Adesso le cose stanno cambiando – continua Calcagni -. L’attuale ministro Elisabetta Trenta ha pubblicamente dichiarato che non si può più tacere sul problema uranio e lo scorso 7 febbraio ha dato il via ad un tavolo tecnico che dovrà risanare tutta la situazione pregressa, rivalutando le pratiche che avevano avuto il diniego del riconoscimento».

«Pensi a tutto quello che ho dovuto sopportare – prosegue il Colonnello -. Oltre alla malattia e a quello che pago quotidianamente per le loro responsabilità, mi viene impedito di andare nelle scuole a parlare con i ragazzi e ho dovuto lottare anche per avere l’autorizzazione per la pubblicazione del docu-film basato sulla mia storia “Io sono il Colonnello”, del regista Michelangelo Gratton. Ma sono comunque diventato un modello per tanti, e i messaggi che ricevo o l’aiuto che con il mio esempio do a persone che solo così riescono ad andare avanti mi portano a sopportare qualsiasi difficoltà, qualsiasi dolore. E questo a volte mi fa dire che non tutti i mali vengono per nuocere. Sembrerà assurdo – conclude – ma se la mia sofferenza può aiutare qualcun altro, allora posso dire “ben venga la mia sofferenza”».

Articoli correlati
Sblocco turnover, Nursing Up: «Emendamento non convince, SSN a rischio tenuta»
«Non esiste che storicizzino le spese sanitarie al 2009, anno in cui già la carenza di organico degli infermieri era forte. Il provvedimento non indica in maniera specifica come saranno suddivise le risorse in relazioni alle qualifiche professionali, vale a dire che potrebbe essere assunto personale in maniera non equilibrata, senza tenere conto delle reali esigenze […]
Toscana, infermieri: «Bene il Patto con la Regione, ma restano le preoccupazioni per le carenze di personale»
Il coordinamento pro tempore dei Presidenti degli ordini delle professioni infermieristiche della Toscana ha denunciato più volte le carenze occupazionali nelle strutture sanitarie pubbliche toscane: «Il patto regionale che prevede lo stanziamento di nove milioni di euro per il comparto sanitario può essere una risposta positiva – afferma il coordinamento degli Ordini degli Infermieri Toscani a voce […]
Nursing Up, le testimonianze degli infermieri che dicono #Noaldemansionamento
GUARDA IL VIDEO | I professionisti sanitari del sindacato raccontano ai nostri microfoni quali sono le attività che non gli competono ma che devono eseguire a causa della carenza di personale di supporto in tutta Italia: «Così viene erosa la qualità dell’assistenza infermieristica e messa a rischio la salute dei cittadini»
In Francia c’è una clinica dedicata alla salute mentale di medici e professionisti sanitari
ESCLUSIVA | Intervista allo psichiatra Thierry Javelot della clinica Le Gouz, che lavora con camici bianchi che combattono sempre più con stress e burnout: «Chi opera in sanità tende a non ammettere di essere malato e a non prendersi cura della propria salute. Finora abbiamo accolto soprattutto infermieri, ma i più esposti sono medici di famiglia e di Pronto soccorso»
Infermieri, De Palma (Nursing Up): «Presto ci rifiuteremo di svolgere attività che non ci competono»
Il sindacato lancia la campagna #Noaldemansionamento e lancia l’allarme: «Per Quota 100, ad agosto ci saranno 60-70mila infermieri in meno. Sarà una bomba per il SSN»
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Lavoro

Riscatto agevolato della laurea, ecco perché ai medici conviene. Cavallero (Cosmed): «È l’unico modo per programmare un’uscita dal lavoro prima dei 70 anni»

La norma voluta dal governo permetterà a chi ha iniziato a lavorare dal 1996 di poter guadagnare anni di contribuzione pagando 5240 euro per ogni anno di studio. «Dobbiamo capire perché universitar...
Lavoro

Allarme pensioni, Palermo (Anaao): «Si rischia il caos. Speriamo che aderisca a Quota 100 solo il 25%»

In base alle stime del sindacato, per il combinato disposto di Quota 100 e gobba pensionistica, in tre anni lasceranno il SSN 24mila medici, che si aggiungono all’attuale deficit di 10mila camici bi...
Lavoro

Rinnovo contratto sanità privata, Aiop: «Siano coinvolte Regioni». Cgil: «Chi fa profitti non può chiedere che a pagare siano altri»

Dopo 18 mesi di trattativa, i sindacati confederati hanno interrotto il dialogo perché le controparti, Aiop e Aris, non sono disposte a farsi carico della parte economica del rinnovo del contratto di...
di Giulia Cavalcanti e Giovanni Cedrone