Salute 24 Ottobre 2016 14:27

Un allarme sociale chiamato OSAS. Apnee del sonno, medici tenuti a segnalazione per rinnovo patente

La Obstructive Sleep Apnea Syndrome affligge quasi 2 milioni di italiani e costa al servizio sanitario nazionale 3 miliardi di euro: focus su formazione, diagnosi e prevenzione. Appello dell’Associazione Pazienti ai medici: «Maggiore formazione e lavoro interdisciplinare»

Chi soffre di Osas (la sindrome dell’apnee notturne) può guidare? La questione è molto delicata anche in ragione dell’elevato numero di sinistri stradali causati dai “colpi di sonno”. Secondo le statistiche ufficiali questa patologia causa un quarto degli incidenti e solo in Italia nel 2014 (il dato più aggiornato) ne ha causati  7300 con 231 morti e 12.180 feriti. Per il medico, insomma, rilascio e rinnovo della patente sono una pesante responsabilità anche alla luce delle nuove normative. Su questo tema sono inoltre già stati realizzati diversi corsi formativi.

COSA DICE LA LEGGE – Con il decreto dei Trasporti (dicembre) 2015 ed il successivo decreto attuativo del ministero della Salute (febbraio 2016), l’Italia si è adeguata alla direttiva 2014/85 dell’Unione europea che disciplina il rilascio ed il rinnovo delle patenti di guida ai soggetti affetti dalla sindrome delle Apnee notturne, comunemente conosciuta come OSAS. Nel nuovo procedimento il ruolo del medico è molto importante perché se è vero che si parte da una sorta di “autocertificazione”, poi starà al professionista richiedere un approfondimento anche per chi non dichiari di soffrire di Osas e di seguire il percorso di cura necessario.

LE VERIFICHE – Ci sono delle “spie” che possono far pensare a potenziali indiziati per le caratteristiche fisiche (per esempio soggetti obesi, soggetti che presentano una micrognatia e/o retrognatia o un collo grosso) o che presentino un dato anamnestico positivo per malattie associate all’Osas (ipertensione arteriosa, aritmie, diabete mellito tipo 2, cardiopatia ischemica, eventi ischemici cerebrali, broncopneumopatie). In caso il medico abbia dei sospetti fondati delega la valutazione dell’idoneità alla Commissione medica locale (Cml) che può disporre inizialmente un test dei tempi di reazione, della durata di 10 minuti, in cui si dovrà rispondere premendo un pulsante a una sequenza rapida di stimoli luminosi. Successivamente, se necessario, si potrà far effettuare il questione di Epworth, specifico per chi soffre di questa sindrome.   

LE AUTORIZZAZIONI – Al termine di tutti gli approfondimenti, l’autorizzazione alla guida potrà essere rilasciata anche alle persone affette da Osas, sia moderata sia grave, a condizione che dimostrino “un adeguato controllo della sintomatologia presentata con relativo miglioramento della sonnolenza diurna, se del caso confermato da parere specialistico di strutture pubbliche”. In questo caso la validità della patente rilasciata o rinnovata, eventualmente anche con prescrizioni da parte della Cml, non può superare i tre anni per i “normali” conducenti (quelli in possesso di patenti di categoria AM, A, A1,A2, B1, B, e BE ) e un anno per i conducenti professionali, quelli titolari di patente di categoria C, CE, C1, C1E, D, DE, D1 e D1E nonché i titolari di certificato di abilitazione professionale di tipo KA e KB. La stessa Commissione potrà, al contrario, inibire la guida ai soggetti affetti da Osas media o grave che non si sottopongono con continuità a terapie adeguate, utili a controllare la malattia e a migliorare la sonnolenza diurna.

Sull’OSAS, anche in considerazione delle nuove normative sulle patenti, Sanità Informazione ha intervistato Enrico Brunello, il presidente dell’Associazione Italiana dei pazienti Osas in occasione del congresso Sonnair di gruppo Dextra “Il respiro del sonno” a Rimini in cui è stato presentato un progetto, unico nel suo genere, che integra secondo un modello di filiera virtuosa le principali figure cliniche, le strutture sanitarie e le migliori tecnologie coinvolte nella diagnosi e nel trattamento dell’OSAS, con particolare riguardo all’ambito odontoiatrico.

Presidente, c’è una sempre maggiore attenzione sull’OSAS, probabilmente dettata anche dalla forte incidenza sociale di questa patologia

«Una certa attenzione c’è sempre stata, ma ora risalta di più colpendo l’interesse del cittadino medio. Forse è più corretto affermare che fino a poco tempo fa il problema era sottovaluto, in certi casi sottostimato. Per fortuna adesso si sta muovendo in modo che i pazienti vengano tutti visitati e curati».

Ora il problema non è più sottovalutato perché si analizzano e si studiano anche le conseguenze di questa patologia ed i rischi clinici associati.

«Andare in apnea vuol dire che il respiro si ferma più volta durante la notte. Questo comporta una nascita nel tempo di patologie correlate che vanno ad incidere sulla respirazione sull’apparato cardio-respiratorio con conseguenze gravi. Aumenta il rischio per infarto, ictus e con ripercussioni negative sulla vita quotidiana e la vita sociale e lavorativa di chi ne è colpito».

A proposito dell’impatto sociale, si parlava con alcuni degli esperti anche della nuova legislazione che impone un tipo di esami che certificano e diagnosticano questi problemi per quanto riguarda l’esercizio della guida ad avere la patente.

«Chiariamo subito una cosa: la patente non viene portata via a nessuno, né sospesa, a meno che non si sia in presenza di una particolare situazione patologica. Per quanto riguarda la nuova normativa e le nuove linee guida, la patente viene ridotta – per le categorie A e B a 3 anni e per le professionali ad un anno – solo ed unicamente nel caso in cui la persona che si presenta alla visita del rinnovo sia in una condizione di Osas. Quindi deve presentare una sindrome non curata o curata male e che viene considerata un rischio per tutta la comunità. In quel caso s’impone la riduzione di validità altrimenti nonostante le nuove normative, si può ottenere il permesso di guida con gli stessi identici tempi di prima senza limitazione».

Resta comunque una soluzione per tenere sotto controllo la situazione anche considerando che, numeri alla mano, si parla di migliaia di incidenti stradali causati da guidatori che soffrono di questa sindrome.

«Effettivamente è una preoccupazione dell’Unione europea che ha messo in atto questa normativa. Va riservata la giusta attenzione al colpo di sonno oltre ai altri fattori che lo provocano. Ad ogni modo quando ci si mette al volante e si viaggia ad 80km/h anche addormentarsi per 5 secondi su un’autostrada può succedere di tutto…»

Tornando alla patologia, migliorare la formazione dei medici anche nell’interesse dei pazienti, da quello di base a quello specialista per diagnosticare meglio l’Osas, è un elemento fondamentale?

«La nostra associazione partecipa a diversi tavoli tecnici ministeriali e non. Uno degli aspetti a cui abbiamo contribuito ultimamente riguarda proprio la spinta a corsi FAD (Formazione a distanza) online sull’Osas e sulle normative europee in materia per i medici di base. Chiaramente il discorso di formazione è importante come lo è il lavoro multidisciplinare e interdisciplinare che porti ad una maggiore informazione sia ai medici stessi sia al cittadino paziente che è l’ultimo o il primo che dovrebbe essere informato meglio degli altri».

Per saperne di più leggi anche: OSAS: è allarme sociale. L’appello dell’esperta ai colleghi medici: «Motiviamo i pazienti a curarsi e aggiorniamoci: non siamo più negli anni ‘80»

Nei prossimi numeri di Sanità Informazione saranno presenti ulteriori approfondimenti sulla patologia OSAS.
Per partecipare al dibattito, fare domande o dare risposte scrivere una email all’indirizzo redazione@sanitainformazione.it

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