Salute 15 gennaio 2018

Tutti i benefici della carne di selvaggina

Da alcuni anni anche in Italia si va riscontrando un incremento nei consumi di carne di selvaggina e questo è dovuto anche alla crescita esponenziale degli ungulati selvatici che ha reso necessario lo sviluppo di strategie di gestione delle loro popolazioni e tra queste l’attività venatoria. Anche questo ambito vede l’attuazione di una normativa intesa alla […]

di Simevep

Da alcuni anni anche in Italia si va riscontrando un incremento nei consumi di carne di selvaggina e questo è dovuto anche alla crescita esponenziale degli ungulati selvatici che ha reso necessario lo sviluppo di strategie di gestione delle loro popolazioni e tra queste l’attività venatoria.

Anche questo ambito vede l’attuazione di una normativa intesa alla sicurezza alimentare dei consumatori ed in particolare i Regolamenti europei n. 852 e 853 del 2004 stabiliscono i requisiti igienico-sanitari e le modalità di commercializzazione delle carni di selvaggina, attraverso i controlli effettuati presso i Centri di Lavorazione della Selvaggina (CLS) da parte della competente autorità sanitaria. La carne di selvaggina è una risorsa che va rivalutata sia dal punto di vista qualitativo che nutrizionale, riscoprendo anche tagli poco conosciuti che si prestano alle più svariate utilizzazioni. Le carni degli animali a vita libera hanno indubbiamente peculiarità organolettiche interessanti che vanno dal basso contenuto di grassi all’alto contenuto di acidi grassi Omega-3 dalle note caratteristiche anti-infiammatorie. Inoltre sono una buona fonte di proteine, oligominerali come ferro e zinco ma anche di vitamina B12.

In molte regioni d’Italia la consistente presenza di ungulati selvatici riguarda in particolare cervi, caprioli e cinghiali e questa, quando comporta un eccessivo incremento demografico, può determinare diversi problemi dovuti principalmente alla sinistrosità stradale e ai danni alle colture agricole che in molti casi vengono completamente distrutte. Questa situazione va a determinare ulteriori contrapposizioni tra settori sociali in particolari produttivi e anche per questo l’incremento dell’utilizzo di carne di selvaggina può trovare un valore aggiunto nel momento in cui l’attività venatoria, opportunamente gestita e controllata, può diventare una soluzione per l’attenuazione di tali problemi. Non va poi trascurato il fatto che questo utilizzo rappresenta una scelta sostenibile e a bassissimo impatto ambientale, volta a rivalutare il vero prodotto locale, gestendo al contempo eventuali squilibri dettati dall’incremento della fauna selvatica. Anche sulla base di tutte queste considerazioni è nato un progetto denominato “Selvatici e Buoni”  curato dall’Università di Scienze Gastronomiche di Pollenzo in collaborazione con il Dipartimento di Medicina Veterinaria dell’Università di Milano e la Società Italiana di Medicina Veterinaria Preventiva, ed è realizzato con il sostegno della Fondazione Una Onlus e raccoglie l’adesione di numerose realtà del territorio. Un progetto, che pur consapevole delle difficoltà da affrontare soprattutto di tipo culturale, nasce proprio dall’esigenza di trasformare un problema, quale appunto quello dell’aumento esponenziale degli ungulati selvatici, in una risorsa economica e che anche attraverso la formazione specifica dei cacciatori sia in grado anche di realizzare un modello in grado di certificare la provenienza e qualità delle carni di selvaggina.

Infatti il progetto sulla base di una valutazione che vede un punto qualificante nella sinergia di associazioni venatorie e ambientaliste prevede, tra le altre, la realizzazione di attività di formazione per operatori della filiera di lavorazione e cacciatori per sviluppare conoscenze e competenze per la corretta gestione degli animali cacciati e delle carcasse assicurando quindi la tracciabilità che diventano i punti centrali per garantire, oltre a trasparenza e legalità in questo settore, quella sicurezza alimentare altrimenti difficile da raggiungere finchè l’impiego della carne selvaggina cacciata rimane un settore border line.

Articoli correlati
«Per contrastare aggressioni a veterinari Ssn non siano inviati da soli ad effettuare interventi di controllo»
di Aldo Grasselli, Presidente FVM – Federazione Veterinari Medici e Dirigenti sanitari
Il SIVeMP denuncia un’altra aggressione al personale veterinario
Ennesima aggressione ai danni di un veterinario del servizio sanitario pubblico; solo l’ultima di una lunga serie di intimidazioni nei confronti del personale sanitario. «Il SIVeMP FVM (Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica) deve nuovamente denunciare una aggressione a un collega: nella notte fra sabato e domenica è stata incendiata l’auto di un dirigente veterinario dell’Asp […]
SIVeMP: pianificare turn over del personale veterinario
Il Sindacato Italiano Veterinari Medicina Pubblica (SIVeMP) lancia l’allarme sulla mancata pianificazione del turn over del personale veterinario dirigente. Secondo un’accurata indagine, il personale veterinario con più di 60 anni supera il 40% degli organici in servizio. I dati emersi concordano con quelli del conto annuale dello Stato e offrono una visione drammatica della situazione: il 40% […]
Bologna, Medici specialisti: nuovo accordo tra Regione e sindacati
Valorizzare il ruolo e la partecipazione dei medici specialisti nelle strutture territoriali, a partire dalle Case della Salute, per migliorare la continuità dell’assistenza e la gestione dei tempi di attesa di visite ed esami. Con questo obiettivo, la Regione Emilia-Romagna e le Organizzazioni sindacali di specialisti ambulatoriali interni, veterinari e altre professionalità sanitarie (biologi, chimici, psicologi) […]
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Diritto

Ex specializzandi, 16 miliardi a rischio per le casse dell’erario. Arriva Ddl per accordo Governo e camici bianchi

C’è una bomba ad orologeria nelle casse pubbliche: la vertenza tra gli ex specializzandi ’78-2006 e lo Stato. Gli aventi diritto ammontano a oltre 110mila medici e il contenzioso costerà all’e...
Formazione

ECM e validazione delle competenze mediche: più spazio alla professione. Lavalle (Agenas): «Ecco come funzionerà»

«Dare un valore all’apprendimento non certificato è utile stimolo per professionista» così Franco Lavalle, vicepresidente OMCeO Bari e membro dell’Osservatorio Nazionale del’ Age.na.s
Professioni Sanitarie

Professioni sanitarie, Beux (TSRM e PSTRP): «Ordine favorirà qualità. Ora servono decreti attuativi»

Inizia a prendere vita il nuovo ordine istituito nella scorsa legislatura. 33mila i professionisti già censiti ma se ne stimano 230-240mila