Salute 20 Novembre 2019

Tutela della salute materno-infantile, Cantù (Lega): «Serve prevenzione e formazione»

In occasione della Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza, la senatrice Maria Cristina Cantù ha riunito in Senato le principali associazioni di categoria per fare il punto sulle nuove strategie di formazione, anche a basso costo, del personale sanitario

La salute delle neo mamme e dei loro nascituri può essere salvaguardata attraverso la prevenzione e una corretta formazione degli operatori sanitari. Questo è il messaggio lanciato dal convegno “La tutela della salute materno – infantile” organizzato a Roma in occasione della Giornata Internazionale per i Diritti dell’Infanzia e dell’Adolescenza. Tema cardine dell’incontro, l’impiego di simulatori a basso costo per le emergenze ostetriche nella formazione degli operatori.

«Il messaggio forte di questa iniziativa è la promozione e prevenzione della salute» spiega ai microfoni di Sanità Informazione la senatrice Maria Cristina Cantù, Vicepresidente della Commissione Sanità e promotrice del convegno che ha visto la presenza, tra gli altri, del Viceministro Pierpaolo Sileri e del Capogruppo della Lega al Senato, Massimiliano Romeo. L’obiettivo, spiega la senatrice Cantù è «tanto la prevenzione come filo conduttore, quanto la necessità che la formazione sia parte culturalmente inscindibile. Appropriatezza e qualità sono un binomio inscindibilmente connesso a conoscenza, ma non a maggiori costi. L’unicità dell’iniziativa è che vuol far riflettere sul fatto che in Sanità non sempre è necessario spendere importanti risorse finanziarie, ma è cruciale dare gli elementi di conoscenza affinché gli operatori sappiano con sicurezza ‘dove’ e ‘come’ intervenire in tutte le fasi. In una parola sola, come fare prevenzione e promozione della salute, anche in paesi vulnerabili, con la formazione mirata secondo principi di sostenibilità e di oculato impiego delle risorse umane e strumentali disponibili».

Proprio la formazione è tra le priorità di AOGOI, l’Associazione Ostetrici Ginecologi Ospedalieri Italiani. «La cosa più importante è la preparazione del personale» racconta Claudio Crescini, Vicepresidente AOGOI a margine del suo intervento. «Il personale che assiste alla gravidanza e al parto è un personale che ha una sua formazione universitaria, che però da sola non è sufficiente, ci vuole poi una formazione sul campo. La formazione pratica però non è più come una volta. Infatti il concetto è mai la prima volta sul paziente, perché si deve imparare su dei simulatori. Anche il semplice prelievo di sangue io non potrò mai farlo per la prima volta sul paziente, ma lo farò su un braccio artificiale dove io imparerò a fare il prelievo. Solamente dopo farò un prelievo su un soggetto vivente».

«Dovremmo ripristinare il modello dell’ostetrica di comunità» è ancora il suggerimento di Maria Vicario, Presidente FNOPO. «Perché è quello che darebbe continuità e sicurezza alla donna e alla coppia, all’interno del suo ciclo biologico sessuale e riproduttivo. Con la legge n. 833 del ’78 (ndr. Legge che istituisce il Servizio sanitario nazionale) è venuta meno l’ostetrica condotta. Seppur in presenza di strutture consultoriali, ma non sempre adeguate sul territorio e con una disfunzione accentuata dalla regionalizzazione, possiamo assistere a una diversa modalità di assistenza. Quindi l’ostetrica di famiglia e di comunità potrebbe essere il primo vero passo. Ancor di più, all’interno della fase acuta di assistenza, l’adozione del modello mono-professionale dove intendiamo la presenza di sole ostetriche e personale di supporto adeguatamente preparato dall’ostetrica».

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