Salute 11 Giugno 2020

Speranza in Aula: «Misure hanno funzionato, ora chiudere stagione tagli in sanità. In America situazione preoccupante»

Il ministro della Salute ai deputati: «Virus c’è ancora, circola tramite asintomatici e crea focolai attivi. In 5 mesi speso più in sanità che negli ultimi 5 anni. Con Paesi Ue l’Italia sta facendo sì che tutti abbiano accesso al vaccino»

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«Le misure adottate sono state sempre accompagnate da scelte difficilissime. Insieme ai sacrifici straordinari di milioni di italiane e di italiani, ci hanno permesso di piegare la curva del contagio. Non dobbiamo dimenticarlo mai. È con le misure che Governo e Regioni hanno adottato che abbiamo salvato la vita a migliaia di persone, abbiamo alleggerito il peso insostenibile che arrivava sui nostri presidi sanitari e abbiamo sviluppato, giorno dopo giorno, le condizioni perché l’Italia potesse finalmente ripartire». È iniziato così l’intervento del ministro della Salute, Roberto Speranza, nell’informativa alla Camera sulle misure di contenimento per evitare la diffusione del virus Covid-19.

«Serve un confronto a tutto campo – ha proseguito – a partire dalle forze politiche presenti in Parlamento, con le tantissime preziose energie delle professioni sanitarie, del mondo scientifico, delle università, del volontariato e dell’associazionismo. Una forte sinergia istituzionale e sociale è la bussola che può consentirci di attraversare la terribile tempesta che, passo dopo passo, stiamo cercando di mettere alle nostre spalle». Poi il Ministro ha elencato una serie di raccomandazioni per il mondo politico sul futuro della Sanità. «Chiudere definitivamente la stagione dei tagli – ha affermato –. Ogni euro speso per la salute è un investimento per il futuro del nostro Paese. In 5 mesi abbiamo investito più risorse degli ultimi 5 anni. Ma per me è solo l’inizio. Serviranno molte altre risorse, provenienti da tutti i livelli».

In primis, il recupero delle attività ordinarie a pieno regime, dopo la sospensione dovuta al virus, «che ora non sono più rinviabili», ha sottolineato. «Saranno indispensabili le riforme – ha aggiunto Speranza –. Dobbiamo avere il coraggio di cambiare e adattare il nostro Servizio sanitario nazionale al tempo nuovo che viviamo. I mesi del Covid hanno dimostrato alcune debolezze del sistema su cui dobbiamo intervenire con coraggio. Abbiamo iniziato a farlo con il Decreto Rilancio che ha stanziato 3 miliardi e 250 milioni di euro, una cifra senza precedenti che consentirà di immettere nuova linfa nella sanità pubblica del nostro Paese».

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Rafforzare la sanità territoriale, puntare sulla ricerca e migliorare le politiche sul personale sono le tre principali linee guida che il ministro ha esposto all’Aula. «Voglio fare un solo esempio – ha chiarito – che però a me sembra molto significativo: per 15 anni in Italia è stata vigente una legge che ha bloccato la spesa annuale per il personale sanitario alla cifra del 2004 meno 1,4%. Una norma, anzi una camicia di forza, frutto della stagione dei tagli e dell’austerità che vista con gli occhi di questi mesi appare figlia di un tempo che non c’è più, lontano anni luce dall’oggi. Basti pensare che solo in queste poche settimane le Regioni hanno assunto, con finanziamento centrale, 25.947 persone nel Ssn».

Sulla possibilità di una seconda ondata nei mesi autunnali Speranza ha invitato alla cautela. «Non dobbiamo mai dare dichiarazioni contraddittorie ai cittadini – ha ingiunto –. Una seconda ondata o una recrudescenza è possibile. L’epidemia non è conclusa, ci sono ancora focolai attivi, il virus continua a circolare. Siamo sulla strada giusta, ma il nemico non è vinto». La battaglia va nella direzione giusta: «C’è una costante, aumentano i guariti, si riduce la curva del contagio, molte regioni sono a zero o prossime allo zero, diminuiscono i deceduti. L’indice Rt è in tutta Italia sotto la soglia di 1. Sono dati oggettivamente incoraggianti che però continuano a rappresentare solo una parte della realtà».

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Dalle ricerche degli esperti continua ad emergere l’evidenza di alcuni focolai ancora attivi e la circolazione del virus tramite asintomatici. «Per questo è ancora indispensabile il distanziamento, l’utilizzo delle mascherine, l’igiene personale, evitare gli assembramenti, restare a casa e avvisare il medico immediatamente ai primi sintomi – ha ricordato Speranza -. Per questo bisogna continuare a rispettare rigorosamente le misure di quarantena. Per questo non bisogna abbassare la guardia nel rispetto dei protocolli di sicurezza definiti per la riapertura delle attività produttive, commerciali, e le altre attività autorizzate. Per questo bisogna continuare le attività di screening e contact tracing, anche con le nuove tecnologie e con l’analisi sierologica in corso».

In attesa del vaccino. «L’Italia in queste settimane è stata protagonista di una forte iniziativa in Europa – ha specificato il ministro –. Insieme ai miei colleghi di Germania, Francia ed Olanda abbiamo costruito un’alleanza di testa che guiderà l’approvvigionamento del vaccino per tutti i Paesi Europei. L’Unione deve essere in grado di garantire, attraverso un processo equo e trasparente, che tutti possano avere accesso al vaccino».

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Infine, un riferimento alla riapertura totale degli spostamenti, sia per zone Schengen che non, che dovrà attendere ancora. «La mia opinione – ha concluso Speranza – è che il quadro epidemiologico mondiale non offra ancora sufficienti garanzie per una apertura senza regole prudenziali già dal 15 giugno. I dati che arrivano da molte aree del mondo, in particolare dalle Americhe e dall’Oriente, segnalano una crescita preoccupante del contagio che non possiamo permetterci di sottovalutare. In Europa le cose vanno meglio. Ma il quadro globale è ancora molto complesso».

 

ANELLI (FNOMCEO): «MEDICI PRONTI A STAGIONE DELLE RIFORME»

«Abbiamo apprezzato le dichiarazioni del Ministro della salute Roberto Speranza che si è speso per rifinanziare in maniera considerevole il nostro servizio sanitario nazionale e, prima al Senato e poi alla Camera, ha richiamato tutti alla responsabilità per avviare, insieme e in sinergia, una stagione delle riforme. È quello che noi avevamo chiesto più volte al Governo e che, oggi, diventa finalmente possibile». Così il presidente della Federazione nazionale degli Ordini dei Medici Chirurghi e Odontoiatri (FNOMCeO), Filippo Anelli.

«I medici ci sono. E allora, cominciamo a discutere: quali riforme vogliamo? – si chiede Anelli -. Pensiamo che i professionisti debbano tornare ad avere un ruolo nella governance del sistema. Sono i professionisti quelli che hanno le competenze, le conoscenze e quelli che possono orientare le scelte che un’amministrazione, una Asl una azienda sanitaria possono avviare. Certo, avremo bisogno sempre di manager per gestire i sistemi organizzativi. Ma, accanto a questo, c’è bisogno anche di riscoprire lo spirito della legge 833, che ha istituito il Nostro Servizio Sanitario Nazionale: la partecipazione dei cittadini alle scelte che riguardano la loro salute».

«Infine, il ruolo del Ministero della Salute – conclude -. Credo che le disuguaglianze costituiscano l’evidenza, così come la gestione del Covid ha dimostrato, di una grande differenza tra Regioni, difficile da gestire a livello centrale senza una vera e propria riforma. Abbiamo la necessità di dare più forza al Governo centrale, al Ministero, che attraverso interventi precisi possono ridurre le disuguaglianze in questo Paese. Disuguaglianze che il modello regionale non ha saputo in questi ultimi vent’anni colmare».

 

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