Salute 16 Luglio 2019 14:52

Specialisti ambulatoriali, la Campania è senza Accordo Integrativo Regionale. Peperoni (Sumai): «Campani hanno poche strutture di riferimento»

Il Vice Presidente nazionale Sumai sottolinea: «In mancanza di un Accordo Integrativo – spiega – resta difficile far lavorare al meglio questi specialisti». Il segretario campano Buoninconti aggiunge: «Manca volontà di investire sul territorio, auspichiamo fine del Commissariamento ed equa ridistribuzione dei fondi»

Specialisti ambulatoriali, la Campania è senza Accordo Integrativo Regionale. Peperoni (Sumai): «Campani hanno poche strutture di riferimento»

A pochi giorni dalla sottoscrizione del nuovo ACN per gli specialisti ambulatoriali, restano molti i nodi da sciogliere per la categoria in regione Campania. Da modelli organizzativi virtuosi che però stentano a trovare applicazione concreta, alla mancanza di fondi e alla chiusura di numerosi poliambulatori, passando per l’annosa questione – di rilievo nazionale – della carenza di medici specialisti, rimane fondamentale garantire una risposta di salute adeguata alla popolazione del territorio. Sanità Informazione ha intervistato Gabriele Peperoni, Vice Presidente nazionale Sumai, e Francesco Buoninconti, Segretario Regionale Sumai.

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«Sicuramente c’è questa problematica della carenza di specialisti – osserva Peperoni – nonostante qui a Napoli ci siano molti medici che partecipano alle graduatorie è vero anche che alcune branche vanno deserte, ad esempio la Cardiologia. Molti colleghi vanno a lavorare in altre Regioni o all’estero ma è anche vero che per alcune branche i posti a concorso sono così pochi che non permettono al territorio di avere un numero sufficiente di specialisti per poter incidere anche su un nodo importante che è quello delle liste d’attesa».

«In Campania – continua il Vice Presidente – abbiamo poi un particolare problema che riguarda gli specialisti ambulatoriali: la nostra regione è l’unica a non sottoscrivere l’Accordo Integrativo Regionale, che è fondamentale, perchè mentre l’Accordo Nazionale delinea a grandi linee la questione generale dell’inquadramento dello specialista, in realtà lo specialista trova la sua vera vocazione in ambito regionale, che può essere il consultorio per il ginecologo o l’attività domiciliare per il geriatra, l’ambulatorio per il cardiologo o l’ortopedico e il SerD o il settore carcerario per gli psicologi, un servizio che negli ultimi anni si è andato notevolmente sviluppando. In mancanza di un Accordo Integrativo – spiega – resta difficile far lavorare al meglio questi specialisti, dar loro gli strumenti per garantire quello che è il fine ultimo della nostra professione: la soddisfazione del cittadino, in cui rientra anche l’abbattimento delle liste d’attesa e la possibilità, oltre al lato clinico, di poter fornire al cittadino anche ascolto e supporto umano».

Come si cerca, quindi, di dare comunque delle risposte di salute adeguate? «Ad oggi l’unico strumento che sopperisce alla carenza di specialisti – dichiara Peperoni – è l’abnegazione del singolo, ma questo ovviamente non può bastare. Per questo è necessaria un’organizzazione che parta dalla Regione. Finora abbiamo avuto una serie di decreti – l’ultimo è il n.99/2018 – che però non sono mai stati realmente applicati sul territorio. I nuovi modelli organizzativi di cui tanto si parla, le AFT (Aggregazione Funzionale Territoriale) e le UCCP (Unità Complesse di Cure Primarie), permetterebbero la presa in carico del cittadino che, a causa della cronicità di alcune patologie diffuse, spesso necessita non di un unico specialista ma di un pool di specialisti diversi».

«Non riusciamo ad avere un Accordo Regionale da tempo immemorabile, nonostante questo Accordo sia propedeutico alla realizzazione delle AFT e delle UCCP – specifica Buoninconti -. È come se ci fosse una remora ad investire su questo territorio, lasciando libere tutte le opzioni per occuparsi in realtà di altro. Mi rendo anche conto che con risorse limitate è difficile fare qualcosa di concreto. Negli anni sono andati scomparendo quasi tutti i nostri poliambulatori, per varie motivazioni. Il risultato è che i cittadini campani hanno poche strutture ambulatoriali di riferimento, e questo è uno dei motivi dell’allungamento delle liste d’attesa».

Un passaggio importante potrebbe compiersi proprio in questi giorni, quando i tavoli ministeriali si pronunceranno in merito all’uscita o meno dal Commissariamento della Sanità campana dopo ben dodici anni di gestione speciale. «Ci auguriamo l’imminente fine del Commissariamento – commenta Buoninconti – perchè la Regione ha creato le condizioni perchè questo possa cessare. Mantenerlo ci sembrerebbe un accanimento nel voler reprimere la possibilità di camminare sulle nostre gambe. Ci sarà bisogno però di investimenti concreti sul territorio, a cominciare da una corretta ridistribuzione dei fondi per le Regioni. La Campania avrà anche una popolazione giovane – conclude il Segretario Regionale – ma interroghiamoci sulle condizioni in cui vive realmente, questa popolazione. In assenza di misure concrete, del nostro territorio resterà solo il nome».

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