Salute 22 Dicembre 2017 16:49

Si può morire di “cuore spezzato”? «L’80% di chi ne soffre è donna»

«La sindrome insorge dopo forte stress fisico o emotivo». Così ai nostri microfoni la dottoressa Roberta Della Bona, Cardiologa del Policlinico Casilino

Si chiama sindrome del cuore spezzato e colpisce quasi esclusivamente le donne. La patologia, che presenta sintomi molto simili ad un infarto, può insorgere in seguito ad un forte stress emotivo o fisico, mentre in alcuni casi può seguire ad un episodio di violenza. Niente di “romantico”, dunque, ma un problema serio che può avere conseguenze molto pesanti. «Questa patologia – spiega ai nostri microfoni la dottoressa Roberta Della Bona, Cardiologa del Policlinico Casilino – si manifesta in maniera molto simile ad un infarto miocardico acuto, dal quale si differenzia solo perché non avviene occlusione delle coronarie. In comune c’è un’alterazione della contrattività del ventricolo sinistro del cuore, che può essere anche molto importante e può portare ad una disfunzione ventricolare acuta che se non trattata in maniera tempestiva può causare anche la morte del soggetto».

Un vero pericolo per la vita, insomma, che colpisce prevalentemente le donne: «Circa l’80% dei casi che si registrano riguardano donne in età post-menopausale e spesso arrivano dopo un forte stress che può essere sia emotivo che fisico. Tra gli stress emotivi possiamo citare, ad esempio, un lutto molto grave o eventi catastrofici come i terremoti, con perdita di parenti o della propria abitazione. Tra quelli fisici, invece, possiamo annoverare interventi chirurgici o di violenza, soprattutto sulle donne. Le cause fisiopatologiche alla base di questa sindrome – continua la dottoressa Della Bona – non sono del tutto conosciute. Si ipotizza anche una predisposizione genetica su cui però si stanno conducendo ancora degli studi che, si spera, chiariranno alcuni aspetti di questa sindrome. Quel che è venuto fuori, però, è che spesso esiste una correlazione dal punto di vista fisiopatologico con il sistema nervoso centrale. Nello specifico – spiega ancora la dottoressa –, c’è un aumento di catecolamine, che avviene dopo che il soggetto ha subito lo stress, che va ad interagire con la corteccia celebrale. Queste catecolamine vengono prodotte e poi vanno a stimolare i recettori che sono localizzati a livello cardiaco, portando appunto a questa disfunzione della contrattività miocardica». Ma cosa si può fare per combattere questo tipo di patologia? «Se trattata tempestivamente e bene – conclude la dottoressa Della Bona – la sindrome regredisce nella maggior parte dei casi, con una prognosi positiva».

 

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