Salute 18 Dicembre 2018

Riforma numero chiuso, Fioramonti (Viceministro Miur): «Medicina sia sbocco finale di un percorso integrato»

Il delegato all’Università di Viale Trastevere parla della riforma del test di accesso a Medicina: «La modalità su cui cominciamo a riflettere è quella di un primo anno o di un percorso iniziale integrato tra varie discipline così che la medicina non sia più un percorso isolato»

Immagine articolo

Si continua a discutere della riforma dell’accesso all’università e della possibile abolizione del ‘numero chiuso’. A scendere in campo questa volta è direttamente il Miur al quale spetta il compito di fare una sintesi tra le diverse posizioni in campo: Lega e M5S sono favorevoli all’abolizione del test a Medicina, ma la Conferenza dei rettori ha già bocciato la proposta. Negli ultimi mesi una proposta sta facendo breccia nel mondo accademico: quella di istituire un semestre o un anno comune a libero accesso per tutti gli studenti delle facoltà socio-sanitarie e solo al termine di questo periodo arrivare alla scelta della facoltà, senza ovviamente perdere i crediti formativi acquisiti in precedenza. Una proposta che ricalca in buona parte quella di Paolo Miccoli, presidente Anvur (Agenzia Nazionale Valutazione del Sistema universitario e della ricerca) e che ora sembra trovare sostenitori anche al Miur. «Dobbiamo cominciare a concepire il percorso di formazione scientifica in maniera sempre più integrata, non solo in medicina ma ovunque», spiega a Sanità Informazione il Viceministro al Ministero dell’Istruzione e dell’Università Lorenzo Fioramonti che abbiamo incontrato al termine del ‘seminario rivoluzionario’ dal titolo “Tecnologie dell’Umano. La Rivoluzione Fisico-Telematica” al quale ha partecipato anche il Presidente della Camera Roberto Fico. «Medicina – spiega Fioramonti – non deve diventare lo sbocco unico di tutti ma può diventare uno dei tanti sbocchi: così non si perdono i crediti formativi e l’esperienza di apprendimento». Resta, naturalmente, la necessità di vincere la resistenza di buona parte dei rettori degli atenei italiani, poco propensi a modificare la modalità di accesso alla Facoltà.

Viceministro, oggi avete parlato un po’ di quello che sarà il futuro, di come la tecnologia cambierà il nostro mondo, lei ha parlato anche di quarta rivoluzione industriale. Noi ci occupiamo della professione medica, come potrebbe cambiare il futuro in questo campo?

«Sicuramente le tecnologie stanno già modificando il presente, non soltanto il futuro, questo è sotto gli occhi di tutti. Quello che serve è una formazione che sia in grado di spingere lo sviluppo tecnologico in una direzione più desiderabile che io ritengo debba essere quella del benessere diffuso. In tutto questo il ruolo della medicina mi sembra fondamentale. La medicina dovrà sempre di più un accompagnare le persone nel migliorare la qualità della vita e non necessariamente concepirsi come una semplice azione terapeutica. Quindi una medicina integrata anche con altre conoscenze di diverso tipo. Quindi parte di questo percorso di integrazione significa anche immaginare una medicina del futuro che sarà una medicina sempre più preventiva, una medicina olistica, che capisce sempre di più e meglio utilizzando i big data, cosa fa stare meglio le persone. Questo significa anche però formare i medici in maniera diversa e più elastica, avere dei curriculum sempre più integrati con altre discipline. Dobbiamo andare in questa direzione anche sul discorso del numero chiuso e dell’accesso agli studi. La modalità su cui cominciamo a riflettere è quella di un primo anno o di un percorso iniziale integrato tra varie discipline così che la medicina non sia più un percorso isolato ma sia lo sbocco finale di un percorso integrato che ha molto in comune con la biologia, con la psicologia, con la chimica, con altri tipi di formazione. Un percorso più integrato di cui la medicina diventa un modello formativo specializzato ma integrato con il resto».

LEGGI ANCHE: NUMERO CHIUSO, PROCEDE DDL. IL NO DEI RETTORI: «CON ABOLIZIONE CRISI ATENEI». LA PROPOSTA DI MICCOLI (ANVUR): «SEMESTRE FORMATIVO APERTO A TUTTI»

Sul numero chiuso ci sono cinque proposte di legge, ma ancora si deve trovare la quadra. Lei accennava a un modello con una formazione comune e che poi prevede uno sbarramento successivo. I rettori sono divisi ma molti sostengono che l’università italiana non è in grado di sostenere questo grande numero di aspiranti medici. Lei cosa ne pensa?

«Anche l’università sta cambiando, le tecnologie permettono forme di apprendimento a livello generale molto diverse da quelle tradizionali. Se non ora forse tra qualche anno non sarà più necessario avere grandi aule dove tutti guardano un docente che presenta. Sarà possibile interagire sia di presenza che attraverso l’apprendimento a distanza. Quello che vogliamo proporre in maniera molto condivisa e aperta e con un discorso che si svilupperà nei mesi successivi è cominciare a concepire il percorso di formazione scientifica in maniera sempre più integrata, non solo in medicina ma ovunque. Però in medicina serve ancora di più perché non solo la medicina è integralmente parte di un percorso scientifico che ha a che vedere con la biologica, la chimica, e così via ma anche perché questo potrebbe permettere a tante persone che inizialmente vogliono fare i medici di capire che hanno una passione per la biologia o per la chimica. Medicina non deve diventare lo sbocco unico di tutti ma può diventare uno dei tanti sbocchi e così non si perdono i crediti formativi e l’esperienza di apprendimento. Mentre oggi se non superi il test o se non ce la fai rischi di aver buttato un anno o due anni della tua vita. Questo va modificato. Quindi accesso più libero e integrato ma con un percorso flessibile che permette a tutti di arrivare dove vogliono arrivare in maniera efficace».

LEGGI ANCHE: CAOS NUMERO CHIUSO: TRA ANNUNCI DI ABOLIZIONE E ONDATE DI RICORSI

Articoli correlati
«Come mamma e come medico dico no al test di ammissione a Medicina. Ecco perché». La lettera al ministro Speranza
«Ministro, prepariamo la nostra Italia, prepariamo i nostri ragazzi. Le squadre si organizzano per tempo e forse, se così fosse stato fatto, non avremmo avuto le difficoltà che abbiamo oggi in questa emergenza, che a mio parere e per mille motivi non sarà unica e isolata»
Abilitazione alla professione medica, pubblicata la data in cui si svolgerà l’esame
Il ministro dell’Università Gaetano Manfredi ha firmato l’ordinanza che fissa la nuova data per la seconda sessione degli Esami di stato per l’abilitazione all’esercizio della professione di medico chirurgo. La prova si svolgerà martedì 7 aprile 2020. Il provvedimento è stato emanato in attuazione del DPCM dell’1 marzo 2020, contenente ulteriori disposizioni per il contenimento e la […]
Gestione rischio sanitario, Sham partner di Uni Torino per insegnare la sicurezza delle cure
Per la prima volta, la gestione del rischio sanitario diventa materia di insegnamento magistrale all’Università di Torino grazie alla partnership con Sham, società del gruppo europeo Relyens, da oltre 90 anni specializzata nella gestione della RC Sanitaria e nel risk management. Partiranno infatti il 19 febbraio le lezioni di “Governance e gestione del rischio clinico […]
Ricerca, il ministro Manfredi: «Garantire concorsi meritocratici». E sul numero chiuso: «Aumentare posti ma riflettere su riforma»
Ospite d'onore del forum Health & Science Bridge del Centro Studi Americani, il ministro della Ricerca sottolinea: «In Italia si parla troppo poco di ricerca, ma ora l'approccio sta cambiando. Fondamentale la multidisciplinarietà»
“Sii gentile, sempre”. Lettera di una studentessa di Medicina
Uno studente di Medicina studia 6 anni prima di potersi laureare, 6 anni pieni di lezioni obbligatorie, tirocini, internati, frustrazioni, successi, bocciature, esami fatti di una, due, tre parti, a volte quattro, tempi stretti, tasse, libri enormi, progetti, poi deve abilitarsi, poi deve affrontare un test per entrare in specializzazione. Tanto tempo. Da un po’ […]
di Antonella Moschillo, studentessa di Medicina
GLI ARTICOLI PIU’ LETTI
Non Categorizzato

La diffusione del Coronavirus in tempo reale nel mondo e in Italia

Al 7 aprile, sono 1.348.628 i casi di Coronavirus in tutto il mondo, 74.834 i decessi e 285.064 le persone che sono guarite. Mappa elaborata dalla Johns Hopkins CSSE. I CASI IN ITALIA   Bolletti...
Salute

Visite domiciliari, cure precoci e controllo da remoto: con il ‘modello Piacenza’ il coronavirus si sconfigge casa per casa

L’oncologo Luigi Cavanna, dell’ospedale di Piacenza, racconta: «Se i sintomi sono quelli del Covid, facciamo un’ecografia e diamo gli antivirali e strumenti di controllo. Poi monitoriamo a dist...
Lavoro

Coronavirus, lo psicologo: «Personale sanitario svilupperà disturbi post traumatici. Attivare subito supporto psicologico»

«Non sentono ancora ciò che stanno provando, lo capiranno più avanti. Parte del personale sanitario ne uscirà ancora più fortificato, ma quelli che non sono in grado di sopportare un carico emoti...