Salute 24 Luglio 2020

Riabilitazione post Covid, l’importanza della prevenzione in un documento delle associazioni di medici pneumologi e fisioterapisti

Lazzeri (ARIR) «30% di chi ha avuto il coronavirus rischia di sviluppare una forma di patologia respiratoria cronica, per abbattere i costi e limitare le disabilità serve una sinergia tra medici, infermieri e fisioterapisti»

di Federica Bosco
Riabilitazione post Covid, l’importanza della prevenzione in un documento delle associazioni di medici pneumologi e fisioterapisti

Il 30% di chi ha avuto il Covid rischia di sviluppare una forma di patologia respiratoria cronica. Una previsione allarmistica, ma da non trascurare, come invita a fare Marta Lazzeri, Presidente di ARIR,  Associazione Riabilitatori dell’Insufficienza Respiratoria. All’indomani dell’uscita del documento di consenso sull’importanza della riabilitazione respiratoria post Covid, redatto da 30 tra fisioterapisti e pneumologi italiani che è stato condiviso in molti Paesi colpiti dalla pandemia.

Il tema che la Presidente di ARIR ha voluto porre all’attenzione della stampa, a margine dell’iniziativa che porta la firma oltre che dell’Associazione Riabilitatori dell’Insufficienza Respiratoria, anche di AIPO (Associazione Italiana Pneumologi Ospedalieri), SIP (Società Italiana di Pneumologia), AIFI (Associazione Italiana Fisioterapisti) e SIFIR (Società Italiana di Fisioterapia e Riabilitazione), è l’annosa questione del costo sanitario delle patologie croniche.

Fisioterapisti di comunità

«La riabilitazione che necessariamente segue una malattia invalidante ha un costo sanitario elevato – ammette Lazzeri – oggi purtroppo siamo ancora fermi a vecchi modelli della medicina di attesa, dove si cura e si riabilita il paziente solo quando il danno si è manifestato e spesso ci si affida alla sola terapia medica farmacologica, invece è fondamentale cambiare l’approccio. Da questo punto di vista l’emergenza Covid ci potrebbe aiutare a fare un salto in avanti e passare ad una medicina di iniziativa, dove il ruolo del fisioterapista con competenze in ambito respiratorio diventi complementare a quello del medico di base e dell’infermiere di comunità. Vorremmo che finalmente si  implementasse la sinergia sul territorio, al di fuori degli ospedali, con i medici di medicina generale, le USCA, le ASL, e tutte quelle realtà che esistono a seconda delle varie politiche regionali».

Un cambio di passo dettato sì da una esigenza economica, ma anche e soprattutto da una migliore qualità della vita che è il punto di approdo di chi svolge una professione sanitaria. «I dati epidemiologici ci dicono che 15 italiani su 100 soffrono di una malattia respiratoria cronica – riprende la Presidente di ARIR – e se a questo aggiungiamo anche i danni causati dal Covid, e in certe regioni come Lombardia, Piemonte, Veneto, Emilia Romagna hanno avuto numeri altissimi, noi pensiamo che questo possa essere il passo giusto con cui partire». Un’ipotesi o qualcosa di più concreto?

Un documento in quattro aree: protezione,  analisi, valutazione e trattamento

Di sicuro il documento di consenso redatto da 30 professionisti italiani tra cui si annoverano come primi autori Michele Vitacca, Responsabile della Divisione di Pneumologia Riabilitativa ICS Maugeri di Lumezzane in provincia di Brescia, Eugenio Guffanti, già responsabile della Pneumologia Riabilitativa dell’IRCCS INRCA Casatenovo Lecco, oltre che la dottoressa Marta Lazzeri, rappresenta un buon inizio per andare verso una maggiore consapevolezza dell’importanza del ruolo di fisioterapisti e pneumologi esperti in riabilitazione in una fase di prevenzione.

«Il documento nasce dall’esigenza di gestire la fase della remissione della malattia, quindi è importante che vada ad agire su quelle che sono le problematiche legate ad un rischio di disabilità. Sulla base delle esperienze maturate da ciascuno di noi, – puntualizza la presidente di ARIR, impegnata in prima linea contro il Covid nell’ospedale metropolitano di Niguarda a Milano – abbiamo lavorato su 121 quesiti suddivisi in quattro aree di riferimento: la protezione degli operatori, l’analisi, la valutazione e il  trattamento dei pazienti. Queste indicazioni sono state riviste in un secondo momento da un gruppo formato da 10 pneumologi e 10 fisioterapisti internazionali esperti in riabilitazione che hanno dato una valutazione positiva e il proprio consenso. La pubblicazione oggi sta riscuotendo un grande successo di condivisione e di critiche in molti di quei Paesi che ancora stanno combattendo la battaglia contro il Covid. Un impulso positivo che ci permette di guardare ad una eventuale nuova ondata di contagi con una maggiore consapevolezza  di avere armi e competenze per affrontare al meglio la malattia, in attesa di portare a compimento la trasformazione verso una medicina di iniziativa».

 

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